Insufficienza venosa safenica: trattamento con laser endovascolare (ELVeS)

11 aprile 2017
Primus Forlì Medical Center
Insufficienza venosa safenica: trattamento con laser endovascolare (ELVeS)

Primus Forlì Medical Center propone un approccio mininvasivo per il trattamento dell’insufficienza venosa safenica mediante l’ablazione con laser endovascolare (ELVeS)

La procedura, introdotta alle fine degli Anni Novanta ed oggi considerata metodica di riferimento (gold standard), non richiede tagli chirurgici ed è eseguibile in anestesia locale praticata a livello della coscia. La minore invasività, associata ad elevata efficacia e maggior rapidità operatoria, la indicano quale tecnica d’eccellenza per il trattamento dell’insufficienza safenica.


Come si esegue l’intervento:
Accertata l’insufficienza venosa safenica, tramite l’esecuzione di un’Ecocolordoppler - esame totalmente indolore - il chirurgo vascolare procede all’intervento che ha come scopo principale quello di prevenire le complicanze della malattia cronica, tra cui le tromboflebiti e le ulcere. Le prime in particolare sono le più gravi: possono, infatti, estendersi al circolo venoso profondo determinando il rischio di embolie polmonari. 

Il trattamento con laser endovascolare (ELVeS) consente di chiudere la vena in modo duraturo, senza dover ricorrere a tagli chirurgici e anestesia generale o peridurale. La metodica prevede l’utilizzo di un laser a diodi di 1470nm di lunghezza d’onda e di fibre ottiche (dette radiali), in cui la trasmissione dell’energia è a 360 gradi. La fibra viene inserita all’interno della Safena mediante puntura ecoguidata della stessa (approccio percutaneo). L’introduzione e suo il corretto posizionamento si completano sotto stretto monitoraggio Ecodoppler. L’anestesia è solo locale, direttamente sulla coscia e lungo il decorso della vena. L’intervento richiede circa 30 minuti.


Come agisce il laser:
Il laser agisce sulla struttura proteica della parete venosa alterandone, per effetto del calore emesso a seguito della vaporizzazione del sangue presente nella vena, la componente chimico-fisica. Ne provoca il “collasso” e la chiusura (obliterazione). La vena diviene una sorta di cordone fibroso e sarà poi completamente riassorbita dai tessuti circostanti.

I vantaggi della metodica:
  • nessun taglio chirurgico (in particolare si evita il taglio all’inguine che può essere sede d’infezioni post-operatorie)
  • anestesia locale
  • nessun disagio psicofisico per il paziente connesso all’incisione con bisturi e al trauma dei tessuti
  • nessuna cicatrice antiestetica
  • assenza di ematomi derivanti dallo sfilamento della vena Safena (così come può accadere con la tecnica dello “Stripping”)
  • miglior risultato per efficacia e riduzione significativa delle complicanze
  • percentuale di successo vicina al 100% (se la procedura è attuata in maniera corretta, in centri altamente specializzati e da chirurghi di comprovata esperienza)
  • nessuna controindicazione all’operazione in termini di dimensione della vena da trattare (fatta salva l’impossibilità d’inserire la sonda laser in presenza di trombosi della vena Safena)
  • tempi di recupero ridotti: il paziente viene messo in piedi già nelle prime ore successive al trattamento
  • terapia farmacologica con antibiotici solo a cavallo dell’intervento
  • terapia con calza elastica solo nella prima settimana post-operatoria
  • procedura eseguibile anche a livello ambulatoriale


 
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