Lesione della cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è un complesso muscolo-tendineo formato da un gruppo di 4 tendini e dai rispettivi muscoli: sovraspinoso, sottoscapolare, sottospinoso e piccolo rotondo che proteggono l’articolazione scapolo-omerale formando una vera e propria cuffia che circonda completamente la testa dell’omero.
La cuffia dei rotatori è di fondamentale importanza perché consente i movimenti di sollevamento e rotazione del braccio, oltre a mantenere stabile l’articolazione della spalla. Le lesioni più frequenti riguardano il sovraspinoso.

La lesione della cuffia dei rotatori possono essere complete o parziali:
Le complete, che sono rare, sono classificate in base all’entità della lesione e precisamente in:
  • Piccole, con diametro fino a 3 cm
  • Medie, con diametro tra 3 e 5 cm
  • Massive, con diametro oltre i 5 cm
Le parziali sono classificate in base alla sede della rottura, ossia in:
  • Inferiori, superficie articolare
  • Superiori, superficie bursale
  • Intra-parenchimali

Le cause delle lesioni possono essere di origine traumatica o degenerativa:
  • Eccessivo carico, sollevare oggetti pesanti con un movimento a scatto, per esempio una valigia,
  • Stress articolari, ripetere continuamente gli stessi movimenti con la spalla può stressare i muscoli e i tendini e provocarne la rottura. Questo tipo di trauma può essere tipico degli sportivi che praticano, per esempio, baseball, tennis, canottaggio o sollevamento pesi, anche le semplici faccende domestiche possono usurare la spalla così come chi svolge attività lavorative dove l’uso della spalla è costante, carpentieri, imbianchini ecc.
  • Degenerazione dovuta all’età, porta a un assottigliamento del tendine che può causare una lesione spontanea o in seguito a sforzi e traumi. Con l’avanzare dell’età diminuisce anche l’afflusso di sangue nei tendini e l’organismo non è più in grado di riparare spontaneamente i danni ai tendini rendendoli così più fragili. Un’altra causa di lacerazione possono essere gli speroni ossei (sproporzionata crescita ossea) che crescono sul lato inferiore dell’osso acromion. Quando si sollevano le braccia questi speroni sfregano sul tendine della cuffia dei rotatori. Questo processo, conosciuto come impingment della spalla, col tempo potrà portare alla lesione.
  • Traumi, la caduta su un braccio teso, un movimento repentino e brusco solleva la testa dell’omero, riduce lo spazio articolare con conseguente rottura della cuffia.

Il sintomo principale è il dolore che si avverte nella parte anteriore e laterale della spalla e aumenta con il movimento. Di solito è più intenso di notte soprattutto se si dorme sulla spalla interessata. Chi è colpito da tale lesione, che rende impossibile sollevare il braccio a causa del dolore, riduce al minimo i movimenti, questa mancanza di movimento può dare origine alla spalla congelata. Oltre al dolore i pazienti lamentano anche debolezza del braccio che impedisce lo svolgimento delle attività di routine come, per esempio, pettinarsi, sollevare una pila di piatti o allungare le braccia dietro la schiena.

L’esame obiettivo dell’ortopedico è il primo passo verso la diagnosi. Il medico, in base alle indicazioni e al dolore riferito dal paziente, farà eseguire movimenti della spalla in varie direzioni e ne valuterà la forza. In base alla risposta del soggetto richiederà i seguenti esami:
  • Radiografia, per accertare o escludere la presenza di speroni ossei e per evidenziare eventuali calcificazioni
  • Ecografia, per diagnosticare potenziali lesioni tendinee ma anche la retrazione del tendine e l’atrofia del muscolo, condizioni che possono incidere sulla decisione del trattamento da adottare
  • Risonanza, che esamina i tessuti molli inclusi tendini e muscoli, è in grado di stabilire l’esatto punto e l’entità della lesione.

Il trattamento per eccellenza è la prevenzione, modificare lo squilibrio posturale e muscolare a livello dell’articolazione della spalla, e, per gli sportivi esaminare e modificare il movimento atletico, può ridurre, nel tempo, l’usura dei tendini.

Quando però il logorio è già avviato e il dolore è il sintomo predominante, il primo trattamento è di tipo conservativo. Il primo approccio consigliato è il riposo, con riduzione dell’attività lavorativa e sportiva, assunzione di farmaci antinfiammatori per ridurre l’infiammazione, il dolore e l’edema articolare, se presente. Anche le infiltrazioni di cortisone, praticate, generalmente, per via posteriore, (lateralmente o anteriormente) possono essere di aiuto, si inietta il farmaco direttamente nell’articolazione, in particolare nello spazio subacromiale. Una volta ridotto il dolore si possono iniziare esercizi fisioterapici per riprendere l’attività funzionale della spalla.

Recentemente, nel campo della riabilitazione ortopedica, vengono usate tecniche efficaci e meno invasive. Un esempio è l’infiltrazione di plasma autologo arricchito in piastrine, Prp. Consiste in un semplice prelievo di sangue che viene successivamente inserito in una centrifuga dove viene separato dal plasma ricco di piastrine (contengono i fattori di crescita). Il concentrato di plasma viene iniettato nella parte danneggiata dove, grazie alle sostanze presenti nelle piastrine, favorirà la produzione di cellule nei tendini, ridurrà l’infiammazione e favorirà il processo di guarigione e rigenerazione dei tessuti. Un altro trattamento conservativo è l’uso di cellule mesenchimali, prelevate dal midollo osseo o dal tessuto adiposo del paziente che, dopo un trattamento di purificazione vengono iniettate nel sito della lesione dove si differenziano e stimolano il processo antinfiammatorio e rigenerativo, favoriscono anche la produzione di collagene migliorando la lubrificazione intrarticolare. In seguito agli interventi conservativi seguirà un piano riabilitativo personalizzato di tipo fisioterapico.

Quando si rivelino inefficaci i trattamenti sintomatici e conservativi, si deve ricorrere alla chirurgia.

Esistono 3 tipi di approccio chirurgico:

  • A cielo aperto, si esegue se la lesione è complessa o è di grandi dimensioni, si incide la spalla e si stacca parzialmente il muscolo (deltoide) per raggiungere il tendine lacerato che verrà riparato o sostituito. Durante l’intervento il chirurgo può rimuovere eventuali speroni ossei sull’acromion (acromionplastica.)
  • Chirurgia mininvasiva, attraverso piccole incisioni che vanno dai 3 cm ai 5 cm, il chirurgo ripara il tendine strappato, la differenza tra il metodo mini open e l’artroscopia è che il chirurgo vede la lesione a occhio nudo e non tramite un monitor. La riparazione tendinea con tecnica mini open permette anche l’uso di strumenti artroscopici con i quali viene eseguita, per esempio, l’acromionplastica. Questo approccio non lesiona il nervo ascellare e la cicatrice, dopo poche settimane, diventa invisibile.
  • Artroscopia, con piccole incisione di circa 1 cm, il chirurgo, riporta i tendini nella loro sede anatomica fissandoli all’osso con viti “ancorette” e fili che vengono passati tra i tendini lesionati. Il vantaggio di questa tecnica è la minor invasività, minor dolore, sanguinamento e tempi di recupero più brevi.
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