Maria Cecilia Hospital

Le nuove frontiere della Diagnostica cardiovascolare integrata di Maria Cecilia Hospital

11 giugno 2018
Le malattie cardiovascolari causano ogni anno nel mondo 19 milioni di morti e sono ancora ad oggi la prima causa di decessi fra uomini e donne nella totalità dei Paesi europei e nei Paesi in via di sviluppo per tutte le età.

Domani sarà presentato a Maria Cecilia Hospital – polo cardiologico dell’eccellenza della Regione Emilia Romagna – in occasione del  4° Festival dell’Industria e dei Valori d’Impresa organizzato da Confindustria Romagna, il nuovo percorso della Diagnostica riservato al paziente con patologie cardiovascolari.

“Il numero di casi di morte cardiaca improvvisa e precoce  è di circa 50.000 casi in Italia” afferma il Dott. Ilja Gardi Responsabile del governo clinico del Dipartimento Cardiovascolare e della diagnostica TC Cardiologica – eventi fatali riconducibili ad un episodio coronarico acuto”.

“Da questa evidenza ci è apparso razionale perseguire l’obiettivo di ridurre l’incidenza di eventi coronarici che determinano l’alta mortalità valutando fattibile la creazione di un percorso personalizzato e riproducibile” prosegue il Dott.Gardi “che permetta di pre-vedere gli eventi ad altissimo rischio (Infarto e morte cardiaca improvvisa) nei soggetti esposti a patologie cardiovascolari e specificamente di eventi letali che dagli anni ottanta non hanno avuto una riduzione di incidenza significativa”.

Il paziente cardiovascolare avrà quindi la possibilità di effettuare un diagnostica standardizzata, completa e sistemica che si conclude con la cura, il trattamento idoneo e i follow up successivi di monitoraggio.
Recandosi a Maria Cecilia Hospital effettuerà una visita con anamnesi mirata e valutazione clinica, all’interno di questa il paziente effettuerà gli esami più appropriati che gli indicherà il medico, Elettrocardiogramma, Ecotomografia Aorta Addominale, Ecodoppler Carotideo, Ecodoppler Cardiaco, Calcium score index e AngioTC coronarica.

Sulla base di modelli clinici epidemiologici ed economici, il NICE - National Institute for Health and Care Excellence ha raccomandato di ridurre la soglia di alto rischio a una soglia del 10% generale, in modo che tutti gli individui con più di una probabilità su 10 di avere un infarto o ictus nei prossimi 10 anni siano considerati ad alto rischio con conseguenti provvedimenti diagnostici e terapeutici.

“Utilizzando questo approccio e visti gli studi scientifici accreditati sul campo – conclude il Dott.Gardi – quasi il 90% degli individui ha un rischio del 10%, o maggiore, di un evento cardiovascolare entro dieci anni nella fascia di età 60-65 anni. L’attuazione di questa soglia aumenterebbe il numero totale ammissibile al trattamento preventivo che abbiamo messo in campo, circa il 70% della popolazione generale nella fascia di età 45 -65 ne avrà bisogno”.
 
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