Ospedale Santa Maria: protesica d’eccellenza e chirurgia mininvasiva per anca, ginocchio e spalla

06 febbraio 2018
Ospedale Santa Maria: protesica d’eccellenza e chirurgia mininvasiva per anca, ginocchio e spalla
All’interno dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Ospedale Santa Maria si eseguono in prevalenza interventi di chirurgia protesica dedicati ad anca, ginochio e spalla nonché procedure con metodica mininvasiva (chirurgia artroscopica) riservata alle grandi articolazioni. Il dottor Giovanni Vavalle, responsabile dell’UO, ci spiega in che modo la chirurgia protesica mininvasiva permette al paziente un recupero più rapido e meno doloroso. 

Che cos’è la chirurgia protesica?

“L’intervento di chirurgia protesica viene proposto al paziente quando i trattamenti di natura conservativa perdono d’efficacia. Consiste nella sostituzione dell’articolazione danneggiata tramite impianto protesico. Questo permette al soggetto operato di riprendere la propria attività con buoni risultati clinici e senza dolore”.


È una chirurgia legata all’età?

“Solitamente l’intervento di protesica è destinato al paziente anziano la cui articolazione ha subito un processo degenerativo (artrosico); esistono però anche casi in cui s’interviene in soggetti più giovani a seguito di artrosi 
post-traumatica o deformità assiali degli arti inferiori (deformità congenite)”.

Quali i tempi di recupero?

“I tempi di recupero si sono sensibilmente ridotti grazie ad una serie di protocolli detti multimodali. Il dolore rappresentava uno ‘spauracchio’ per il paziente; oggi non è più così. Questi protocolli (di cui entrano a far parte specifiche tecniche anestesiologiche, chirurgiche e farmacologiche) permettono di controllare adeguatamente il dolore perioperatorio – quindi prima e favorire una ripresa più rapida”.

Cosa s’intende per chirurgia mininvasiva ortopedica?

“In campo ortopedico non equivale più a ‘mini incisione’; piuttosto a ‘chirurgia del risparmio’. Attraverso l’utilizzo di determinati impianti protesici nonché di relativi approcci chirurgici possiamo ‘rispettare’ i tessuti nobili - quelli non danneggiati dall’articolazione artrosica - senza sovvertire la bio-meccanica e l’anatomia dell’articolazione stessa”.

L’approccio mininvasivo ha modificato lo scenario della chirurgia ortopedica?

“Sicuramente, perché il minor ‘impatto’ chirurgico sul paziente e la miglior gestione del dolore aiutano ad una veloce dimissione. Siamo passati dai 7-8 giorni del passato agli attuali 3-4 giorni con in più la possibilità di ‘mettere in piedi’ il paziente già dopo 2 giorni dall’intervento, eliminando tutte le complicanze legate all’allettamento quali trombosi, infezioni, insufficienze respiratorie”.

E per quanto riguarda la spalla?

“Accanto alla protesica dell’anca e del ginocchio negli ultimi anni abbiamo altresì sviluppato la chirurgia della spalla sia con tecnica ‘open’ sia in artroscopia. Le indicazioni principali coincidono con la patologia artrosica e so-prattutto con i traumi tra cui la lesione dei tendini della cuffia dei rotatori e l’instabilità. 
Possiamo trattare entrambe in artroscopia”.

Cosa s’intende per osteotomia?

“L’intervento di osteoromia - conclude Vavalle - è una procedura a cui si ricorreva un tempo per correggere le deformità congenite dei bambini. Ora è stata riscoperta nel trattamento degli adulti proprio allo scopo d’intervenire sulle deformità degli arti inferiori (vedi le ginocchia a X) in modo da ritardare il processo degenerativo artrosico e posticipare il più possibile il ricorso alla protesica articolare. L’intervento è perlopiù indicato nel paziente giovane con deformità, per esempio, a seguito di precedente meniscectomia - rimozione del menisco - in quanto si è visto come l’impianto di protesi non gli consentirebbe il pieno ritorno all’attività sportiva o lavorativa. In questo modo noi riusciamo a conservare la struttura articolare e garantiamo la buona ripresa funzionale. È un intervento ‘impegnativo’: tuttavia i risultati a lungo termine sono ottimali”.

 

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