Città di Lecce Hospital

Ansia da fase 2: se l’ospedale fa ancora un po’ paura

13 maggio 2020
La Fase 2 dell’emergenza sanitaria, quella della “convivenza con il virus”, può generare ansia: routine da ricostruire, contatti da riprendere, qualche attenzione in più nel seguire le buone norme di comportamento. Talvolta anche recarsi in ospedale può dare preoccupazione, ma è importante superare il timore e riprendere ad occuparsi della propria salute.
La dottoressa Michela Francia, psicoterapeuta, responsabile del Servizio di Psicologia Ospedaliera di Città di Lecce Hospital, fornisce alcuni suggerimenti utili.
 
Dottoressa Francia, perché dopo aver affrontato un’esperienza anomala come quella della quarantena, la Fase 2 può provocare ansia?
Secondo le ultime ricerche in campo neuropsicologico, in situazioni di forti ed improvvisi cambiamenti, il nostro cervello impiega circa 20 giorni per adattarsi. Quindi, dopo qualche mese di lockdown, la maggior parte delle persone ha cercato di fronteggiare uno stato di disorientamento, tristezza o preoccupazione, sviluppando una sorta di “anticorpi psicologici”.
Lo ha fatto costruendo nuove routine quotidiane che, ripetute nel corso dei giorni, hanno avuto una funzione rassicurante, quella ristabilire una condizione di equilibrio psicofisico. Ognuno ha cercato la propria comfort zone casalinga, costruendosi delle piccole certezze in un mondo così incerto. Ora la fase due porta con sé un nuovo cambiamento quindi nuove ansie e preoccupazioni.

 
E adesso quali sono gli elementi che suscitano maggiore ansia nelle persone?
Innanzi tutto i dubbi sulla quotidianità: ci si chiede cosa aspettarsi, quali sfide si dovranno affrontare. Questi pensieri generano inquietudine e ci pongono ancora in uno stato di allerta. Ma ci sono situazioni più complesse: aver perso posto di lavoro, o dover affrontare cure necessarie in ospedale, sono cause di ansia, talvolta anche molto intensa ed invalidante.
Avere paura del “fuori” è normale in questo momento: la mente non funziona come un interruttore che si spegne come se nulla fosse accaduto. Occorre tempo per elaborare lo stato di stress di questi mesi.

 
Riguardo la paura di entrare negli ospedali, ha dei suggerimenti utili per i pazienti?
Ci sono degli atteggiamenti che possono risultare utili nell’affrontare l’ansia e tornare a percepire l’ospedale come un “posto sicuro”, dove si va per risolvere un problema, non per averne altri:
  • Non avere paura della paura: pensare in modo razionale a tutti gli svantaggi che possono derivare dall’evitare o rimandare visite specialistiche o ricoveri ed interventi, soprattutto se urgenti come nel caso delle malattie cardiovascolari o oncologiche. Trascurare alcune patologie può essere più rischioso, che non affrontare l’ansia da Covid-19;
  • Non pensare: “devo ricominciare” ma…. “provo a ri-adattarmi”: la realtà dopo il Covid-19, fuori dalle nostre case, è indubbiamente diversa da come era prima del lockdown. Diversa però non vuol dire peggiore. Così come ci si è adattati a rimanere in casa, ci si adatterà ad affrontare la vita fuori. Sono cambiate le modalità di accesso, ma non per questo le strutture sanitarie sono meno sicure di prima. Anzi, forse lo sono ancora di più; o, sicuramente, più di altri luoghi dove non sono messe in atto misure di sicurezza in modo rigido e preciso.
  • Fare leva sulle proprie risorse, chiedendosi :“cosa mi ha aiutato in passato a risolvere una situazione difficile?”. Le risorse possono essere individuali o anche ambientali e possono essere usate se si sono dimostrate efficaci in altre situazioni;
  • Tenere a mente che le strutture e gli Ospedali si sono riorganizzati per garantire all’utenza le condizioni di sicurezza necessarie per evitare possibili contagi. Ad esempio, nelle sale d’attesa ambulatoriali, sono già stati assegnati i posti a sedere che garantiscono il distanziamento tra gli utenti.
  • Prima di recarsi in ospedale, chiedere al telefono tutte le informazioni per essere rassicurati, a proposito delle disposizioni adottate dalla struttura. Molti utenti, soprattutto anziani, potrebbero voler evitare i ricoveri pensando che le visite dei parenti siano vietate. Invece, è importante informarsi per sapere che questo non accade: come prima, l’accesso dei familiari, seppur limitato, è consentito quotidianamente;
  • Occuparsi non  pre-occuparsi!: prendersi cura della propria salute psicofisica, sottoponendosi a visite di controllo, diagnostiche, o interventi è indispensabile e funzionale al nostro benessere, perché ci aiuta a gestire meglio lo stress, in un momento in cui ci siamo già sentiti tanto vulnerabili ed esposti al pericolo. Mentre rimanere intrappolati nelle preoccupazioni senza affrontare ciò che temiamo, soprattutto se utile, incrementa solo il circolo vizioso dell’ansia esponendoci a conseguenze negative.
 
 

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