Maria Cecilia Hospital

Che differenza c’è tra Arteriosclerosi e Aterosclerosi e come si diagnosticano

05 febbraio 2020
Aterosclerosi e arteriosclerosi indicano lo stesso disturbo? Assolutamente no, si tratta di due vocaboli differenti che descrivono due condizioni distinte. Scopriamo allora insieme al Dottor Gardi Ilja cardiologo a Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ra), le differenze tra le due problematiche.

Che cos’è l’arteriosclerosi?
“Arteriosclerosi non è, di per se, una patologia, ma è una progressiva ridotta elasticità delle arterie dovuta all’avanzare dell’età. A 30 anni, per esempio, hanno una buona elasticità, con il passare del tempo, alle fibre elastiche si sostituiscono quelle connettive-sclerotiche, frutto di un’evoluzione fisiologica di tipo anagrafico. Il loro progressivo irrigidimento può dare origine a problemi pressori, in particolare influisce sulla pressione minima che spesso aumenta. Questo, tuttavia, adottando accorgimenti legati allo stile di vita, non necessariamente provoca problemi cardiovascolari”.

Che cos’è invece l’aterosclerosi?
“Aterosclerosi è legata agli ateromi che sono depositi di fibrina, colesterolo e calcificazioni sulla parete intima, in particolare, dei grossi vasi: coronarie, carotidi, dell’aorta e degli arti inferiori. A seconda della prevalenza del distretto interessato danno manifestazioni cliniche diverse”.

Quali sono le conseguenze di questa patologia?
“Le conseguenze sono rappresentate dal danno che il processo aterosclerotico causa alle arterie e pertanto dalla quantità di apporto di sangue ai tessuti e agli organi che irrorano.
Se l’ostruzione riguarda le carotidi, può determinare patologie cerebro-vascolari. Se si chiude improvvisamente una carotide si può incorrere in un ictus, se si chiude progressivamente si possono avere problemi cerebro-vascolari, come ischemie progressive, demenza su base vascolare o ripetuti eventi diembolie carotidee.
A livello coronarico, l’ostruzione, provoca l’infarto che è la prima causa di decessi in Italia, in Europa e nel mondo. Entrambe le patologie, coronarica e cerebro vascolare, decorrono per molto tempo in maniera silente. Infatti, nel 70% dei casi, la malattia, quando si manifesta o con un infarto o con un ictus, il paziente era prima completamente asintomatico, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 45 e i 75 anni.

Ma il processo ateromatoso può interessare anche altri distretti vascolari come gli arti inferiori. Le placche che si formano nelle arterie delle gambe comportano progressivamente difficoltà nella deambulazione, il paziente cammina ma ha un senso di affaticamento in una o in entrambe le gambe, con dolore al polpaccio, la cosiddetta “claudicazio intermittens” (arteriopatia periferica). In casi rari, se si chiude o si trombizza improvvisamente una placca, si deve intervenire d’urgenza per non rischiare l’amputazione dell’arto”.

E’ importante intervenire con la prevenzione per individuare queste problematiche nelle fasi iniziali?
“L’adesione a programmi di screening cardiovascolari, per la diagnosi precoce delle patologie cardiache, gioca un ruolo cruciale per contrastare e prevenire tali problematiche.
Oggi siamo in grado di indagare le coronarie senza esami invasivi, vederne la morfologia e, se è presente, la
patologia aterosclerotica. A Maria Cecilia Hospital abbiamo a disposizione tecnologie ad alta risoluzione che riescono a predire e prevedere sia la patologia, sia la sua l’evoluzione. Queste tecnologie, in primis la TC senza mezzo di contrasto – per Calcium Score Index – misurano con grande precisione la quantità di calcio nelle arterie coronarie che si esegue contemporaneamente, ad un elettrocardiogramma.
Questa modalità integrata permette di individuare facilmente ed immediatamente i soggetti a maggior rischio cardiovascolare e selezionare i pazienti da avviare ad ulteriori accertamenti o trattamenti.
In successione poi si esegue: l’ecocolordoppler cardiaco per valutare il flusso ematico dentro il cuore, le eventuali sofferenze del muscolo, le malattie valvolari, le patologie congenite e del pericardio; Ecocolordoppler carotideo che permette di visualizzare eventuali placche sulle pareti interne dei vasi carotidei.
Infine l’ecocolodoppler dell’aorta e degli arti inferiori che consente di esaminare l’aspetto morfologico dell’aorta addominale, delle arterie delle gambe per verificare l’eventuale presenza di restringimenti occlusioni o aneurismi (dilatazioni di un vaso) che, se non trattati, possono rompersi o formare trombi liberi di circolare nel flusso del sangue”.

Perché è consigliato aderire a questi programmi di prevenzione?
“Perché l’obiettivo di questi percorsi di valutazione integrata è di effettuare una diagnosi precoce e completa della situazione cardiologica e vascolare sulla quale sviluppare piani di gestione dei fattori di rischio prima dell'insorgenza di possibili problematiche più severe.
In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità ci sono circa 120.000 casi d’infarto l’anno.
Quando un paziente viene colpito da un infarto la tempestività d’azione è molto importante, in quanto, se il paziente viene soccorso e trattato nelle prime 3/4 ore i risultati del trattamento sono eccellenti, infatti, dal 2000 ad oggi i decessi in ospedale sono passati dal 20% al 3/4%. Peraltro, purtroppo dal 1990, la mortalità extra-ospedaliera, nella cosiddetta prima ora, cioè nelle 24 ore, non è mai diminuita, registrando circa 50.000 morti l’anno. Questo perché l’infarto è molto spesso un evento improvviso e in soggetti asintomatici sono portati a sottovalutare l’importanza degli accertamenti preventivi”.

Per maggiori informazioni e per prenotare uno screening visita la pagina dedicata > SALUTE DEL CUORE 

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