La chirurgia ricostruttiva per la stenosi dell’uretra

La chirurgia ricostruttiva per la stenosi dell’uretra
L’uretra è il canale che permette il deflusso dell’urina dalla vescica verso l’esterno del corpo. In caso di stenosi dell’uretra (o stenosi uretrale) si verifica un restringimento o un’ostruzione, che si oppone al passaggio di urina. Questa condizione è la causa più frequente di riduzione del flusso urinario nei pazienti più giovani, molti dei quali spesso sottovalutano il problema anche per diversi anni.
Tuttavia, se questa condizione si protrae nel tempo, possono comparire diversi disturbi, dalle infezioni urinarie ricorrenti alla disfunzione vescicale, fino a una grave insufficienza renale. È quindi fondamentale che i pazienti non sottovalutino i sintomi (difficoltà a urinare, flusso urinario debole, sforzo a urinare e sensazione di svuotamento incompleto della vescica) e si rivolgano a percorsi di diagnosi precoce in caso di dubbio.
Per i casi in cui la patologia è già a uno stadio avanzato, esistono comunque trattamenti specifici, di cui ci parla in questa intervista il Dott. Marco Bandini di Primus Forlì Medical Center, uno dei pochi urologi in Italia specializzati in chirurgia ricostruttiva genito-urinaria per la stenosi dell’uretra.
 

Chi può andare incontro a stenosi uretrale?

Per motivi anatomici, la lunghezza dell’uretra è molto diversa nei due sessi. Questo fa sì che anche l’incidenza di questo disturbo sia differente, con una maggiore prevalenza nel maschio.
La stenosi uretrale è la causa più frequente di riduzione del flusso urinario ma i motivi possono essere diversi: in alcuni casi, si tratta di una condizione congenita già presente alla nascita, ma nella maggior parte dei pazienti è la conseguenza di traumi, infezioni urinarie ricorrenti, malattie autoimmuni della cute ma può essere associata anche a procedure invasive come l’applicazione di cateteri o procedure endoscopiche urologiche.
 

Come si diagnostica la stenosi uretrale?

Per confermare la diagnosi di stenosi uretrale è necessario eseguire una uretrografia retrograda (RGU) e/o un cistouretrografia minzionale (VCUG) in combinazione con l’uretroscopia: si tratta di indagini radiologiche che permettono di visualizzare il canale dell’uretra e verificare la presenza di un restringimento o di un’ostruzione.
Nel caso in cui gli esami diagnostici diano esito positivo ci sono due grandi categorie di trattamenti possibili:
  • i trattamenti endoscopici conservativi e mininvasivi
  • i trattamenti chirurgici risolutivi come la ricostruzione dell’uretra

Quali sono i trattamenti endoscopici conservativi e mininvasivi?

Tra i trattamenti conservativi rientrano tre procedure endoscopiche minimamente invasive.
  • Uretrotomia: è una procedura chirurgica mininvasiva che permette di incidere la stenosi, allargando così il lume dell’uretra; è indicata solo per casi specifici ed è sconsigliata la sua ripetizione nei casi in cui la stenosi si ripresenti.
  • Dilatazione uretrale: questa procedura consiste nella progressiva distensione e apertura della stenosi mediante una serie di dilatatori, di calibro sempre più grande.
  • Dilatazione uretrale mediante Optilume®: è una delle procedure più innovative, basata sull’inserimento nell’uretra di un catetere dotato di un palloncino che viene progressivamente gonfiato per riaprire delicatamente il canale dell’uretra; il palloncino è imbevuto di un farmaco (paclitaxel) che agisce localmente per aiutare a mantenere l’uretra aperta. Questo trattamento è meno invasivo rispetto all'uretrotomia tradizionale: non è infatti prevista alcuna incisione dell’uretra, riducendo così il rischio di sanguinamenti e lacerazione delle strutture adiacenti, come i corpi cavernosi del pene.

In che cosa consiste la ricostruzione dell’uretra?

Se la stenosi uretrale è molto estesa oppure gli approcci endoscopici hanno già fallito per due volte consecutive, allora è consigliabile indirizzare il paziente verso un trattamento chirurgico di uretoplastica, volto alla ricostruzione dell’uretra.
Durante l’intervento chirurgico viene prelevato dalla guancia del paziente un campione di mucosa che viene poi usato per ricostruire l’uretra. In alternativa, il tessuto necessario per l’innesto può essere prelevato anche dal prepuzio.
L’intervento di ricostruzione dell’uretra è, a tutti gli effetti, un trattamento chirurgico tradizionale a cielo aperto, che richiede un ricovero ospedaliero ed è eseguito in anestesia generale. Il recupero richiede circa tre giorni di ricovero post-operatorio; dopo le dimissioni, il paziente deve mantenere il catetere vescicale per 2-4 settimane.
Per aumentare le possibilità di successo, è sempre consigliabile rivolgersi a centri specializzati in questo tipo di intervento, che non fa parte delle procedure urologiche tradizionali e richiede chirurghi con una formazione specifica nelle tecniche chirurgiche ricostruttive.
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Revisione medica a cura di: Dott. Marco Bandini

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