Salus Hospital / 15 febbraio 2022

Dolore alla cervicale: quali possono essere le cause e quali le azioni da evitare

Dolore alla cervicale: quali possono essere le cause e quali le azioni da evitare
Un colpo di freddo, un movimento troppo brusco, troppe ore passate in una posizione scomoda: ecco come può comparire la cervicale. Si tratta di un disturbo molto comune e riconducibile a molteplici cause, il dolore cervicale riguarda infatti uomini e donne con la medesima frequenza, il genere sessuale pertanto non ha una particolare rilevanza dal punto di vista epidemiologico.

Fondamentali a sostenere il cranio, le vertebre cervicali sono 7 e compongono il primissimo tratto della colonna vertebrale, anche noto come tratto cervicale o colonna cervicale. Dopo di esse, il rachide prosegue con le 12 vertebre toraciche, le 5 lombari, le 5 sacrali e le 4-5 coccigee.

La cervicalgia – spiega il dott. Andrea Veroni, specialista in Neurochirurgia della Colonna al Salus Hospital di Reggio Emilia – nome sotto il quale questo disturbo è noto in ambito medico, può essere causata da svariati fattori: i dolori e le infiammazioni che coinvolgono quest’area sono principalmente di origine traumatica e possono riguardare le vertebre cervicali, le articolazioni o la muscolatura che le sorregge. Questi traumi possono essere dovuti a una postura scorretta, magari mantenuta troppo a lungo, come può accadere a chi svolge un’attività professionale che costringe a stare seduti per lungo tempo a una scrivania o in automobile. Inoltre, una scarsa attività fisica determina una perdita di tono muscolare e, di conseguenza, predispone maggiormente a strappi muscolari, specie se si fanno movimenti bruschi o improvvisi, ne è un esempio il cosiddetto “colpo di frusta”.

Il dolore percepito dai pazienti che accusano cervicalgia è di entità variabile. Si tratta di un dolore costante, che può essere localizzato anche in zone diverse della colonna cervicale. Il dolore causa l’irrigidimento del collo e una forte diminuzione nelle capacità di movimento, tende inoltre a irradiarsi alle spalle e alle braccia, e a essere accompagnata da altri sintomi quali mal di testa, vertigini, nausea e disturbi sensoriali alla vista e all’udito.

Individuare con precisione l’area del dolore è molto importante, perché può aiutarci a capire l’origine del problema. Premettendo che non tutti i fattori di rischio dipendono dal nostro controllo – l’avanzare dell’età, per esempio, espone più facilmente alla cervicalgia così come ad altri malanni come il mal di schiena – è possibile escludere o perlomeno ridurre quei fattori che possono esporci maggiormente a questo tipo di disturbi.

La prevenzione passa prima di tutto attraverso la conduzione di uno stile di vita sano: fare sport, o comunque mantenere un regime di esercizio fisico costante, aiuta a rafforzare e mantenere tonici i muscoli e le articolazioni del collo. Cercare di ridurre lo stress e i fattori che scatenano l’ansia, fonte di eccessive tensioni muscolari, può essere un ulteriore aiuto.

Quando si parla di cervicalgie spesso si procede richiedendo inizialmente al paziente di modificare la propria postura e di eseguire in autonomia, al proprio domicilio o in palestra, una serie di esercizi specifici di stretching e mobilizzazione della colonna. Quando però il paziente lamenta un dolore acuto, abitualmente si prescrivono dei farmaci antinfiammatori e miorilassanti. Potrebbe anche rivelarsi utile la mesoterapia antalgica, che prevede l’iniezione sottocutanea di piccole quantità di farmaco che agiscono direttamente sulla parte interessata, evitando così la somministrazione del farmaco per via orale.

La tappa successiva mira a risolvere la causa che determina la cervicalgiaspecie quando questa è correlata con disfunzioni posturali. La fisioterapia può aiutare sia a correggere gli eventuali problemi posturali, sia a ripristinare la funzionalità della parte colpita una volta che si sono risolti i sintomi più acuti. Esercizi di stretching e di rafforzamento muscolare, e anche massaggi o manipolazioni eseguite da professionisti possono aiutare a prevenire il ripresentarsi dei sintomi, ma solo se il dolore non è di origine infiammatoria o non è originato da artriti o ernie. In questi casi, infatti, i massaggi sono anzi controproducenti.

Sono trattamenti la cui durata è differente caso per caso, in base alla gravità e alla sintomatologia del disturbo lamentato dal paziente e alla sua storia clinica. In determinati casi, inoltre, può rendersi necessaria una valutazione chirurgica.
 
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Revisione medica a cura di: Dott. Andrea Veroni
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