Fame emotiva, di cosa si tratta?
Solitamente la fame emotiva, che non coincide con la fame effettiva è un’esigenza consolatoria e di conforto. È un tipo di bisogno dettato dalla mente e non dal corpo e capita nei momenti di maggiore difficoltà, per esempio di forte
stress, oppure in quelli di
noia.
"La fame emotiva può anche subentrare in seguito a un dispiacere o a un momento di nervosismo» spiega il dottor
Andrea Del Seppia, nutrizionista presso
Ravenna Medical Center che prosegue
«Non è un caso se in questi momenti si va in cerca del cosiddetto “comfort food”, per esempio cibi dolci, ultraprocessati, salati o grassi, molto saporiti e ad alto valore calorico, soprattutto se assunti in maniera eccessiva, che appagano e hanno un effetto consolatorio».
La fame emotiva è quindi un meccanismo che si attiva nel momento in cui si vogliono sopprimere o lenire le emozioni negative. Se in alcune persone i momenti di stress o di disagio causano momenti di inappetenza, in altre persone invece stimolano un appetito nervoso e appunto emotivo. Ovvero si mangia distrattamente, spesso anche velocemente e se non addirittura voracemente, proprio per sfogare la frustrazione, il nervoso o la rabbia che si provano. Quello che si mangia è definito comfort food, quindi dalle patatine alle caramelle.
«In sostanza, si tratta di un comportamento alimentare disfunzionale in cui l’assunzione di cibo è la risposta a stati emotivi piuttosto che a una reale fame fisiologica regolata da segnali ormonali, metabolici e gastrointestinali oltre alla necessaria quantità di cibo. In questi casi l’alimentazione, spesso compulsiva o continuativa, diventa un modo per calmarsi, lenire o sopprimere le emozioni negative, distrarre il cervello da pensieri e stati d’animo che ci causano, con il rischio di innescare un circolo vizioso che nella peggiore delle ipotesi può degenerare anche in disturbi del comportamento alimentare come il binge eating».
Come gestire la fame emotiva?
«Il vero obiettivo è andare a indagare e risolvere i disagi che sono alla base di questo rapporto disfunzionale con il cibo. Per questa ragione l’approccio terapeutico deve essere multidisciplinare e integrato, con la collaborazione di psicologo o psicoterapeuta, medico e nutrizionista. Mentre il nutrizionista lavora sulla rieducazione alimentare, ripristinando corretti stili di vita e alimentari, a riconoscere e distinguere gli stimoli della fame fisica da quella emotiva e i segnali di sazietà, il medico indaga eventuali condizioni fisiopatologiche sottostanti e lo psicologo o psicoterapeuta accompagna il paziente in un percorso di riconoscimento, analisi e gestione dei fattori emotivi che scatenano la fame nervosa».
Per questo si può ricorrere ad alcuni piccoli trucchi. Prima di tutto, si può tenere un diario alimentare, dove annotare tutto quello che si mangia, a che ora e che sensazione suscita il cibo. Oltre a indicare se si sta mangiando per effettiva fame o per sfogare qualche emozione. Altro dettaglio importante è quindi
imparare ad ascoltare il proprio corpo, in particolare lo stomaco: se questo non ha fame, non è necessario mangiare. E se lo si fa è perché si ha un’esigenza emotiva.
Gestire lo stress
Inoltre è fondamentale
«imparare a gestire lo stress, principale causa della produzione di cortisolo che interferisce con l’aumento di appetito, l’accumulo di grasso viscerale e la regolazione della Leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo, che svolge la funzione di inviare messaggi di sazietà al cervello quando le riserve energetiche sono adeguate. Nei soggetti che soffrono di fame nervosa, soprattutto se in sovrappeso o obesi, si osserva una leptino-resistenza, che rende il cervello meno recettivo verso gli stimoli di sazietà. Via libera dunque a quelle attività che ci rilassano e appagano, inducendo il rilascio di serotonina, ormone del benessere come sport, lunghe passeggiate all’aperto, ma anche yoga e meditazione».
È importante in questi casi bere a sufficienza, non soltanto acqua ma anche tisane e tè che possono essere assunti in momenti di pausa e di relax, per esempio nel pomeriggio. Un’ottima scusa, per esempio, per staccare un attimo e ridurre anche così eventuali frustrazioni o senso di fame emotiva. Siccome la fame emotiva è anche spesso causata dalla noia, è importante imparare a tenerla a bada facendo altro: leggendo, distraendosi, alzandosi per sgranchirsi le gambe, giocando col proprio animale domestico, parlare con un amico.
«Infine evitiamo di acquistare e fare scorte in casa di cibi che ci possano creare dipendenza e sostituiamoli con verdura fresca pulita e poco calorica da tenere a disposizione nel frigorifero per quando gli attacchi di fame ci assalgono. E anche di eccedere con la frutta, che essendo zuccherina aumenterebbe l’introito calorico giornaliero contribuendo anche all’aumento di peso». È anche importante riprendere a mangiare con gusto e soprattutto a non privarsi del tutto dei propri comfort food ma a saperli gestire, mangiandoli una volta ogni tanto.