Clinica Privata Villalba

Fegato grasso, riconoscerlo con un’ecografia

13 giugno 2019
Gran parte della popolazione ha fatto almeno una volta nella vita un’ecografia. Questa tecnica, semplice e non invasiva, viene ormai eseguita in ogni ambulatorio medico per controllare lo stato una gravidanza, diagnosticare eventuali alterazioni patologiche degli organi o nell’ambito di un normale check-up.
In realtà pochi sanno che l’ecografia, basata sull’uso diagnostico degli ultrasuoni, è la tecnologia diagnostica che ha subito le maggiori innovazioni e i maggiori cambiamenti negli ultimi 30 anni.
Ne abbiamo parlato con il prof. Luigi Bolondi, specialista in Medicina Interna e Gastroenterologia e Direttore Scientifico presso Clinica Privata Villalba di Bologna.
 
Professor Bolondi, quali sono state le principali innovazioni tecnologiche degli ultimi anni e quali sono le nuove applicazioni cliniche in campo ecografico?
 
Innanzitutto, la qualità delle immagini e il potere di risoluzione, cioè la possibilità di visualizzare lesioni sempre piccole, si è notevolmente accresciuta con l’evoluzione delle apparecchiature.
Negli anni più recenti la tecnologia ci ha regalato un altro strumento veramente prezioso, soprattutto in campo epatologico: la cosiddetta Elastometria, che consente di valutare in modo innocuo, rapido e semplice il grado di fibrosi dell’organo. Questo dato, di estrema importanza clinica per poter esprimere un giudizio di gravità per qualunque alterazione riscontrata a carico del fegato, poteva in passato essere ottenuto solo tramite biopsia epatica, tecnica “invasiva” e potenzialmente pericolosa. A questa tecnologia si è aggiunta ancor più di recente una ulteriore innovazione tecnologica, la cosiddetta CAP (Coefficient Attenuation Parameter), che misura quantitativamente la quantità di grasso accumulata nel fegato, la cosiddetta steatosi epatica, patologia conosciuta anche come fegato grasso.
 
Di cosa si tratta esattamente?
 
Il fegato grasso è una condizione per cui viene riscontrato un accumulo patologico di trigliceridi all'interno degli epatociti, ovvero le cellule epatiche. Si riscontra frequentemente negli individui sovrappeso od obesi, nei diabetici, nei portatori di ipertensione arteriosa, nei pazienti ipercolesterolemici, cioè in tutti coloro che presentano qualche caratteristica della sindrome metabolica. Di per sé questa patologia non dà sintomi e non è patologica, però può evolvere in infiammazione e fibrosi, che possono portare allo sviluppo di cirrosi epatica.
La diagnosi del fegato grasso viene fatta nella maggior parte dei casi dall’ecografia e spesso il reperto è casuale, essendo questa una condizione assolutamente asintomatica. In genere, il sospetto nasce dopo un ecografia addominale in cui viene notato un fegato più grande del normale oppure “brillante”, chiamato per l'anomala luminosità in corrispondenza dell'organo nelle immagini rilevate dall'ecografo. Come già menzionato anche Elastometria e CAP sono esami essenziali per rilevare e valutare l’eventuale fibrosi e quantizzare la presenza di grasso nel fegato.
 
E’ quindi fondamentale oggi poter disporre di apparecchiature di ultima generazione?

Direi proprio di sì. Quando si chiede al paziente se ha eseguito una ecografia, bisognerebbe sempre accertarsi con quale apparecchiatura è stata eseguita, valutandone la data di costruzione e le caratteristiche tecnologiche. L’affidabilità del risultato è strettamente correlata a queste caratteristiche. Purtroppo non esiste ancora un sistema di controllo di qualità che verifichi l’eventuale obsolescenza delle apparecchiature che ancora oggi in molti centri vengono utilizzate.
 
Ma è solo l’apparecchiatura di ultima generazione che garantisce la qualità e l’affidabilità del risultato?
 
In Medicina è sempre fondamentale la competenza del medico. Anche quando si utilizzano tecnologie diagnostiche importanti bisogna ricordare che non è la macchina che fornisce la diagnosi, ma l’interpretazione dell’operatore. Vi sono poi tecnologie più o meno operatore-dipendenti. Nel caso dell’ecografia ci troviamo ai massimi livelli di operatore-dipendenza, molto di più rispetto alla TAC e alla Risonanza Magnetica, in quanto l’esame non viene eseguito automaticamente dalla macchina, ma dal medico che guida manualmente la sonda ad esplorare i vari organi da esaminare. Anche la qualità delle immagini che vengono prodotte sullo schermo dipende in modo sostanziale dalla regolazione di vari parametri che il medico modifica discrezionalmente per poter ottenere il miglior risultato.
 
 
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