Clinica Privata Villalba

I tumori benigni e maligni e le altre lesioni del fegato

08 gennaio 2020
La scoperta di una lesione epatica, cioè di una alterazione strutturale localizzata a livello del fegato, è oggi un reperto molto frequente, riscontrato soprattutto grazie alla grande diffusione dell’ecografia addominale, che viene applicata come metodica diagnostica di primo livello in molteplici situazioni. Ne abbiamo parlato con il prof. Luigi Bolondi, specialista in Medicina Interna e Gastroenterologia e Direttore Scientifico presso Clinica Privata Villalba di Bologna.
 
 
Come vengono diagnosticate queste patologie?

Sono fondamentali le tecniche di diagnostica per immagini con mezzo di contrasto: l’ecografia con contrasto (CEUS), la TAC e la Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto epatospecifico. Con queste tecniche la maggior parte dei tumori maligni indagati presentano degli aspetti di vascolarizzazione che sono considerati tipici per malignità. Nei casi dubbi è sempre necessaria la biopsia ecoguidata.
Va precisato che il contesto clinico in cui avviene la diagnosi di lesione epatica è fondamentale: se si tratta di un soggetto sano, non affetto da alcuna malattia di fegato nel quale la diagnosi è stata fatta casualmente, allora l’ipotesi più probabile è che si tratti di un tumore benigno del fegato o di altra lesione benigna. Se il riscontro avviene invece in un paziente portatore di epatopatia cronica, come ad esempio cirrosi, allora l’ipotesi più probabile diventa l’epatocarcinoma, cioè il tumore maligno primitivo del fegato. Se invece il riscontro avviene in ambito oncologico, cioè in un paziente portatore di tumore a carico di altri organi o precedentemente trattato per tumore, allora l’ipotesi più probabile è che si tratti di una metastatica.
 
 
Quali sono i tumori benigni del fegato?
 
La più frequente lesione riscontrata nei fegati sani è l’angioma (o emangioma). Si tratta più propriamente di una malformazione vascolare e non di un tumore. Come è noto può essere riscontrata di frequente anche sulla cute. Nel fegato ha una prevalenza variabile dal 5 al 20% della popolazione, a seconda delle casistiche, è più frequente nel sesso femminile ed ha scarsa tendenza all’accrescimento. Non ha nessun potenziale di degenerazione maligna e non richiede alcun trattamento, se non nei casi in cui le dimensioni siano notevoli ed esistano sintomi da compressione di altri organi.
 
L’Iperplasia nodosa focale si riscontra nella popolazione con una frequenza dell’1-3% e rappresenta circa il 25% di tutte le lesioni benigne. Anch’essa è più frequente nel sesso femminile e non ha alcuna tendenza a degenerare. Anche questa lesione non richiede alcun trattamento specifico.
 
Il terzo tumore benigno in ordine di frequenza è l’adenoma, presente nello 0,5% della popolazione a prevalenza femminile e strettamente correlato all’uso di ormoni estroprogestinici. Questo è l’unico tumore benigno che ha un potenziale evolutivo verso l’epatocarcinoma: tale potenziale però può essere individuato con difficoltà con le sole tecniche di immagine e richiede l’analisi del tessuto prelevato con biopsia ecoguidata. Quando la diagnosi di adenoma viene posta, deve essere presa in considerazione l’asportazione chirurgica.
 
Esistono poi altri tumori benigni molto più rari e altre lesioni benigne come le cisti, che sono facili da riconoscere avendo un aspetto abbastanza tipico, e non creano problemi di diagnosi differenziale. Altre lesioni non tumorali assolutamente benigne sono le steatosi focali, cioè gli accumuli localizzati di grasso nel fegato.
 
 
Quali sono invece i tumori maligni del fegato?
 
Occorre distinguere tumori maligni primitivi, cioè quelli che nascono direttamente nel fegato e i tumori maligni secondari, cioè le metastasi, che altro non sono che localizzazioni epatiche di tumori nati in altri organi. Tra i tumori primitivi il più frequente è l’epatocarcinoma, che insorge quasi esclusivamente in fegati affetti da cirrosi o con epatite cronica con un certo grado di fibrosi e quasi mai nel fegato sano. Si stima che, tra i pazienti cirrotici, circa il 3% ogni anno sviluppi questa patologia.
 
Il secondo tumore maligno primitivo in ordine di frequenza è il colangiocarcinoma, che insorge frequentemente nei pazienti con epatopatia cronica, ma anche nei fegati sani. Entrambi questi tumori hanno un comportamento clinico subdolo in quando non determinano sintomi specifici e la diagnosi clinica avviene soltanto nelle fasi avanzate. Esistono poi numerose altre varietà di tumori maligni primitivi, che però sono relativamente rari.
 
 
Come si curano i tumori maligni del fegato?
 
Per l’epatocarcinoma esistono varie possibilità di cura che vengono applicate in base allo stadio del tumore: nelle forme precoci si può effettuare una resezione chirurgica o una termoablazione percutanea ecoguidata. Questa tecnica consiste nella distruzione del tumore attuata col calore che viene emesso da particolari aghi elettrodi o con le microonde.  In alcuni casi selezionati è indicato il trapianto di fegato.
Per gli stadi intermedi sono disponibili tecniche di radiologia interventistica che possono determinare una distruzione selettiva del tessuto tumorale con la somministrazione di farmaci e bloccando il flusso ematico al tumore (chemioembolizzazione) o somministrando microsfere radioattive (radioembolizzazione).
Nelle forme più avanzate, quando la massa tumorale è estesa e o vi sono localizzazioni extraepatiche o infiltrazioni vascolari da parte del tumore, le terapie di scelta sono quelle farmacologiche.
 
 
 
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