Maria Cecilia Hospital

Idrocefalo normoteso dell'adulto e dell'anziano, dalla diagnosi al trattamento

19 luglio 2019
L’idrocefalo normoteso è la terza patologia dell’invecchiamento più diffusa dopo l’Alzheimer e le vasculopatie cerebrali e colpisce soprattutto gli over 65 anni di sesso maschile.

A Maria Cecilia Hospital – ospedale di Alta Specialità accreditato SSN di Cotignola (Ravenna) – è stato attivato il Centro dedicato all’idrocefalo normoteso dell’adulto e dell’anziano con un primo consulto gratuito in Ambulatorio. Il Centro segue il paziente in un percorso completo dalla diagnosi al trattamento fino ai controlli post-intervento grazie a un’équipe multidisciplinare che si avvale delle più moderne e avanzate tecnologie diagnostiche e terapeutiche ed è composta da Neurologi, Neurochirurghi, Neuroradiologi, Neuropsicologi e Fisiatri. L’équipe è coordinata dai responsabili del progetto: il dottor Giovanni Bianchedi (Neurologo), il dottor Umberto Godano (Neurochirurgo) e il dottor Francesco Pagano (Neuroradiologo).

“I pazienti arrivano al nostro Ambulatorio solo su richiesta del Medico di base o dello Specialista ad esempio Geriatra o Neurologo quando si sospetta la patologia su base clinica e si verifica la dilatazione ventricolare alla TC encefalo” spiega il dottor Godano. “Si procede a indagini diagnostiche che permettono di fare una chiara valutazione del quadro clinico. Oltre ad esami quali TC cerebrale, elettroencefalogramma, Risonanza Magnetica, test della memoria e delle funzioni cognitive, possono essere eseguiti esami cosiddetti di secondo livello, effettuati in sala operatoria, che permettono di verificare se la pressione e il flusso del liquor cerebro-spinale è in rapporto ottimale con le altre componenti del cervello. L’idrocefalo normoteso è caratterizzato, infatti, dalla dilatazione dei ventricoli cerebrali e dall’alterazione della pressione e del flusso del liquido cerebrospinale, o liquor, che circonda il cervello per proteggerlo dai traumi, e che può accumularsi nei ventricoli quando non viene correttamente riassorbito, andando a comprimere il cervello e creando sofferenza alle strutture nervose circostanti”.

I danni che può provocare sono di diversa entità” -  approfondisce sempre il dottor Godano. “I sintomi che caratterizzano la patologia si manifestano con disturbi della deambulazione, incontinenza urinaria e disturbi cognitivi. Spesso questi sono ritenuti “normali” segni dell’età che passa, invece se la diagnosi della malattia viene fatta tempestivamente, il paziente può migliorare molti dei suoi sintomi e ritrovare una certa autonomia, compatibilmente con la sua condizione di partenza e la gravità della malattia”.

A seguito degli esami diagnostici viene definito il trattamento più idoneo, farmacologico o neurochirurgico e la riabilitazione post-operatoria. Due sono i tipi di intervento che si possono praticare: un intervento di derivazione ventricolo-peritoneale che consiste nell’applicazione di un catetere nel cranio che riesce a normalizzare la circolazione del liquor cefalo-rachidiano, drenando quello in eccesso nella cavità addominale. Il secondo tipo di intervento è l’endoscopio mini-invasivo che prevede la creazione di un bypass liquorale intracranico senza l’applicazione di protesi valvolari e senza l’apertura della cavità addominale.

Dopo l’intervento il paziente, che può tornare alla propria vita entro circa un mese, viene tenuto sotto controllo e monitorato con esami post operatori; l’équipe dell’Ambulatorio mantiene uno stretto controllo con il Medico di base o lo Specialista inviante, per monitorare continuativamente la situazione personale del paziente e programmare eventuali nuovi controlli.
 
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