Maria Cecilia Hospital

Lo psicologo aiuto importante per diabetici ed ipertesi

14 marzo 2019
Numerosi studi hanno portato all’attenzione che un soggetto che vive in contesti frenetici ed è già affetto da patologie come diabete o ipertensione può avere maggiore inclinazione verso i disturbi psicologici come stress, ansia e depressione.

Tuttavia, ad oggi, l’interesse dei medici è orientato prevalentemente alla prevenzione delle complicanze fisiche, mediante visite ed esami di controllo, maggiore attenzione è posta all’alimentazione, all’attività fisica e al controllo della glicemia o della pressione arteriosa. Sono invece spesso ancora trascurate le complicanze psicologiche.

È dimostrato che convivere ogni giorno con le preoccupazioni dovute a una malattia cronica o degenerativa, comporta un disagio psicologico che può assumere nel tempo le caratteristiche di un vero e proprio disturbo d’ansia o disturbo dell’umore. In particolare, il rischio di depressione è doppio rispetto alla popolazione generale,
Ci confrontiamo con la Dott.ssa Cesari Cinzia - Psicologa Clinica di Maria Cecilia Hospital – per approfondire quale aiuto fornire ai pazienti, in particolare a pazienti affetti da cronicità come il diabete mellito e da patologie cardiovascolari.
 

Il diabete e l’ipertensione sono patologie croniche, perché ricorrere all’aiuto dello psicologo?

 
Il diabete e l’ipertensione sono patologie, che se non curate adeguatamente, possono arrecare complicazioni importanti al paziente, tali da compromettere il corretto funzionamento dei principali organi vitali e da portargli danni invalidanti. Tra i principali fattori di rischio -sia per il diabete di tipo due che per l’ipertensione - oltre alla familiarità,  ci sono il sovrappeso, una scorretta alimentazione e una vita sedentaria.
In particolare, una dieta scorretta ed eccessiva è spesso segno di una difficoltà emotiva, spesso manifestazione di problemi relazionali che il paziente in questione non riesce a gestire diversamente. I cosiddetti “comportamenti e stili di vita non salutari” sono spesso associati a difficoltà di tipo emotivo che il soggetto non riesce a gestire diversamente, tali da innescare un circolo vizioso, che può essere difficoltoso rompere senza uno specifico supporto professionale.
Se da una parte l’origine traumatica della malattia e dei comportamenti rischiosi per la salute è sempre più riconosciuta, dall’altra, la sopraggiunta consapevolezza di malattia diventa, per il soggetto, ulteriore motivo di frustrazione e disagio.
 

Lo “scoprirsi malato” può determinare nel soggetto, una forte alterazione nel proprio senso di identità, e di conseguenza lo sviluppo di un senso di impotenza e una perdita di vitalità.

 
Per attutire l’impatto delle emozioni più negative la persona, a volte contro la propria stessa volontà, tende a perpetuare gli stessi comportamenti nocivi per la salute (fumo, alimentazione esagerata e ricca di zuccheri e grassi, abuso di alcol ecc…) “utilizzati” come strumenti di compensazione emotiva e regolazione dello stress e dell’umore.
Anche l’identificazione con alcuni modelli culturali inappropriati può impedire quella consapevolezza dei possibili danni che possono derivare dalle cattive abitudini e dalla scorretta alimentazione. Per tale motivo l’approccio necessario per un aiuto idoneo è l’interdisciplinarietà.

La figura dello psicologo interviene in questi casi, comprendere le cause che portano a mantenere delle abitudini scorrette, dall’altro potrà fornire il sostegno necessario per modificarle. Inoltre, nel caso in cui il paziente presenti gravi complicazioni (es. amputazione di un arto in pazienti diabetici) il sostegno psicologico sarà fondamentale per gestire la nuova condizione.

 
Perché le persone faticano a ricorrere al sostegno psicologico?
 

Il paziente, abituato a condurre uno stile di vita poco sano, troverà culturalmente molto difficile comprendere e accettare tali comportamenti e  collegarli ad uno psicologo in quanto la figura del professionista è una completa ammissione della necessità di aiuto.
Risulta meno impegnativo gestire le proprie difficoltà psicologiche indirettamente, fumando, mangiando troppo o male, piuttosto che lavorare in maniera attiva su tali difficoltà soprattutto con l’aiuto di qualcuno.
Il fattore, probabilmente più importante, è che se non viene eseguita un’associazione tra lo stile di vita scorretto e una difficoltà a livello psicologico, il paziente crederà di avere un ruolo passivo nel processo di cura e sarà poco motivato ad impegnarsi attivamente.
A Maria Cecilia Hospital lo psicologo può intervenire durante il percorso di cura, promuovendo il benessere mentale del paziente e per ridurre lo stress derivante dall’ospedalizzazione. Per perseguire tale scopo la presa in carico del paziente e della sua famiglia è globale e interdisciplinare, prevede in ogni caso una collaborazione continua con il personale medico e, quando necessario, il coinvolgimento del servizio sociale ospedaliero e dei servizi territoriali.

 

Il lavoro dello psicologo è diverso nel caso del trattamento di diabete e ipertensione?
 

La variante presente è la modalità di svolgimento: è importante condurre dei percorsi brevi rispetto alla tradizionale psicoterapia e orientare il lavoro verso gli aspetti pratici, motivazionali e di gestione dello stress. Se il paziente raccoglie risultati concreti in tempi brevi è maggiormente motivato. Ancor più che in altri casi, è importante che lo psicologo intervenga nelle primissime fasi della diagnosi della malattia, così che il percorso psicologico venga considerato più facilmente parte del trattamento standard da parte del paziente e aumentino le probabilità di successo. Facendo riferimento a quanto riportato precedentemente sarebbe inoltre opportuno condurre, in una fase iniziale, un colloquio anche con i familiari del paziente, per verificare eventuali ostacoli all’adesione al trattamento.      
 
  
Per prenotare una consulenza con lo Psicologo Clinico è possibile chiamare 0545 217111 o scrivere al form.

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