Osteoporosi, dalla diagnosi alla terapia: l’incontro organizzato a Lecco per discutere della patologia con un approccio multidisciplinare

04 giugno 2012

Il 31 maggio scorso si è tenuto a Lecco, nella sala conferenze dell’Unione Industriali, un convegno accreditato ECM dal titolo Osteoporosi, dalla diagnosi alla terapia organizzato dalla dott.ssa Rita Caldarelli, responsabile U.O. Laboratorio Analisi di G.B. Mangioni Hospital.

Biologi e medici di varie discipline ed estrazione professionale hanno affrontato con diverse prospettive le problematiche dell’osteoporosi, una patologia che richiede un approccio multidisciplinare: dalla conoscenza della fisiopatologia del metabolismo osseo, alla diagnostica strumentale e di laboratorio, alle terapie farmacologiche e ortopediche. I contributi dei relatori hanno permesso l’integrazione tra varie competenze specialistiche, favorendo la crescita e la consapevolezza dell’importanza delle tematiche trattate, anche per la pratica clinica quotidiana per una malattia di grande rilevanza epidemiologica e sociale.

L’osteoporosi è identificata come una alterazione quali-quantitativa del tessuto osseo, che si associa ad un aumentato rischio di frattura: è definita come primitiva quando colpisce le donne in età post-menopausale o uomini e donne sopra i 60 anni senza specifiche patologie predisponenti, ma può essere secondaria a svariate situazioni di malattia, che, ad esempio, comportino prolungata immobilizzazione o trattamenti con farmaci cortisonici.

Secondo dati recenti, il 23 per cento delle donne over 40 e il 14 per cento degli uomini sopra i 60 anni è affetto da osteoporosi. Considerando l’invecchiamento della popolazione, questi numeri sono destinati ad aumentare. Al convegno, dopo un’introduzione della dott.ssa Rita Caldarelli riguardante il metabolismo osseo, si è parlato di diagnosi strumentale dell’osteoporosi: la BMD (bone mineral density) misurata con tecnica DXA (dual X-ray absorptiometry) del collo femorale è il paramentro di elezione per la diagnosi di osteoporosi secondo i criteri espressi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una indagine DXA di screening è raccomandata per tutte le donne dopo i 65 anni. In donne più giovani e nei maschi l’esame è giustificato solo in presenza di un fattore di rischio, tema questo trattato dalla dott.ssa Micaela Villa. Il dottor Marco Casati ha invece relazionato sulla diagnosi differenziale e sul follow-up dei pazienti già diagnosticati.

L’esclusione di forme secondarie di osteoporosi può essere fatta con pochi esami di primo livello, ma il valore diagnostico può essere dato dai markers di turnover osseo, mentre andrebbero abbandonati gli esami sui metaboliti urinari, come il dosaggio dell’idrossiprolina.

Il dottor Giordano Bacciocchi ha illustrato alcune tecniche di chirurgia ortopedica in caso di fratture, in particolare nelle lesioni della colonna. La cifoplastica viene raccomandata a pazienti con un dolore intrattabile per settimane a causa di una frattura vertebrale. La dott.ssa Luciana Biancotti ha evidenziato in particolare il ruolo delle modificazioni ormonali della menopausa nello sviluppo dell’osteoporosi, che in parte giustificano una maggior incidenza della patologia osteoporotica nella popolazione femminile. Infine la prof.ssa Renata Caudarella, nell’ultima sessione, ha magistralmente trattato le problematiche della terapia farmacologia. L’utilizzo dei farmaci per il trattamento dell’osteoporosi deve essere riservato ai pazienti con un rischio di frattura sufficientemente elevato, tale da giustificare costi e svantaggi della terapia (effetti collaterali) nell’uso dei farmaci di elezione come i bifosfonati.


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