Patologie della mano e del gomito: quando sono legate alle attività lavorative, come trattarle

Patologie della mano e del gomito: quando sono legate alle attività lavorative, come trattarle
Gesti della mano e del gomito ripetuti a lungo nel tempo - che possono essere scorretti o usuranti o legati a condizioni lavorative particolari - rischiano di provocare una serie di patologie che si definiscono di origine spontanea, ossia non traumatiche.

Quali sono le patologie più frequenti, da sovraccarico biomeccanico, della mano e del gomito?

“Una delle patologie più comuni - spiega il Dottor Enrico Machi dell'Ortopedia di ICLAS di Rapallo - è la sindrome compressiva nervosa del nervo mediano sia a livello del gomito sia del polso (sindrome del tunnel carpale). Se la compressione è all’altezza del gomito, può essere provocata da movimenti quali: ruotare, afferrare e piegare la mano e il polso ripetutamente
In particolare, la sindrome compressiva che interessa il nervo ulnare all’altezza del polso (sindrome del tunnel cubitale) è solitamente correlata alla ripetizione di sforzi eccessivi a carico della mano e del polso.
Ci sono inoltre le tendiniti e le tendosinoviti, (infiammazione della guaina sinoviale) la sindrome di De Quervain, dito a scatto e le malattie degenerative da uso eccessivo come la rizoartrosi”.

Vediamo, come esempio, le patologie connesse all’attività lavorativa di 3 categorie professionali:
  • i professionisti che usano per molte ore il PC - solitamente sviluppano la sindrome del Tunnel Carpale per un’eccessiva iperestensione del polso che facilita la compressione del nervo mediano causata dall’uso del mouse. Si manifesta con dolore e formicolii che possono interessare la mano, in particolare le prime 3 dita, il polso e il gomito;
  • gli autisti - possono sviluppare sindromi compressive nervose in particolare la sindrome del tunnel cubitale (compressione del nervo ulnare a livello del gomito e del polso), causata sia dalla posizione del gomito a lungo appoggiato al finestrino aperto del veicolo, sia per le vibrazioni dovute alla guida che provocano ripetuti microtraumi. I sintomi sono gli stessi del tunnel carpale e, a lungo andare, possono provocare debolezza dei muscoli flessori e difficoltà ad afferrare gli oggetti;
  • i musicisti - i chitarristi sviluppano più spesso tenosinoviti mentre i violinisti, per la postura, tenosinoviti e sindromi compressive del nervo ulnare a livello del gomito. 
Sollecitando eccessivamente il gomito tutte queste categorie di professionisti possono anche sviluppare condizioni muscolo tendinee come: epicondiliti o gomito del tennista, epitrocleiti (infiammazioni dei tendini e dei muscoli del gomito) o gomito del golfista e tenosinoviti.

Qual è il percorso diagnostico che questi pazienti devono seguire?

“Il primo passo è la visita specialistica dall’Ortopedico che, dopo aver raccolto l’anamnesi, passa all’esame diretto del gomito o della mano per analizzarne l’aspetto complessivo, il movimento, la dolorabilità con la palpazione e, nel caso della mano, verifica anche la funzionalità delle dita" - spiega sempre il Dottor Machi. "L’esame obiettivo è necessario per formulare la diagnosi poi, a seconda della problematica riscontrata, si prescrivono esami diagnostici di approfondimento come: radiografia, ecografia, elettromiografia per le sindromi compressive neurologiche e la risonanza magnetica”.

Dopo la diagnosi quali trattamenti si possono adottare?

Il trattamento iniziale, solitamente, è di tipo conservativo e si avvale di sedute fisioterapiche. Nelle sindromi compressive, come il tunnel carpale, oltre alla fisioterapia si prescrive l’uso, durante la notte, di un tutore da polso per tenere ferma l’articolazione ed evitare la compressione del nervo, stesso percorso riabilitativo anche per il dito a scatto e le rizoartrosi" - specifica il dottore. “Per l’epicondilite, l'epitrocleite, le tenosinoviti e le tendiniti il ruolo del fisioterapista è fondamentale sia per alleviare la sintomatologia dolorosa e per riacquistare la normale mobilità, sia soprattutto per spiegare al paziente la corretta postura da tenere durante l’attività lavorativa e l’uso degli strumenti relativi alla professione (per esempio nel tunnel carpale evitare le iperestensioni  e iperflessioni del polso che scatenano il dolore, per le epicondiliti ed epitrocleiti le eccessive rotazioni e pronosupinazioni del gomito, nella rizoartrosi l’esagerata mobilizzazione del pollice)”.

“In ICLAS si effettuano trattamenti anche di Medicina rigenerativa che utilizza i fattori di crescita ottenuti da un concentrato stromale di tipo autologo. Si preleva del grasso dall’addome, previa anestesia locale, che viene filtrato e concentrato in un apposito kit dedicato e poi iniettato nella sede del dolore. Questa terapia si usa per epicondiliti, tendiniti, artriti del polso, rizoartrosi, epitrocleiti. Nei follow-up, a un anno dal trattamento, si osserva una positività dei processi riparativi di oltre l’80%”.

Quando è necessario ricorrere all’intervento chirurgico

“Nei casi in cui la sintomatologia dolorosa persiste - conclude il Dottor Machi - può essere necessario intervenire chirurgicamente. Per le sindromi compressive neurologiche si apre il canale in cui scorrono i nervi compressi, si fa la liberazione del canale e la cosiddetta neurolisi, cioè la liberazione del nervo. Per quanto riguarda le tenosinoviti e il dito a scatto si esegue la pulizia chirurgica del tendine e, nel caso del dito a scatto, l’apertura della puleggia che è la membrana che provoca lo scatto del dito. Se invece siamo in presenza di rizoartrosi si effettuano interventi sia di chirurgia protesica sia, molto più frequentemente, ricorrendo all’artroplastica in sospensione che assicura un buon recupero funzionale nell’arco di un mese.  Dopo 15 giorni di tutore inizia - sempre all'interno di ICLAS - la mobilizzazione del paziente per affrontare un percorso fisioterapico personalizzato”.
 

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Revisione medica a cura di: Machi Enrico
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