D'Amore Hospital / 27 gennaio 2021

Ricostruzione del legamento crociato anteriore: risultati e prospettive dopo l’intervento

Ricostruzione del legamento crociato anteriore: risultati e prospettive dopo l’intervento
Secondo un report della Società italiana di Ortopedia e Traumatologia, in Italia le lesioni del legamento crociato anteriore sono 150mila ogni anno e, in base a una ricerca del Philadelphia Health Center, gli interventi chirurgici per questa patologia sono aumentati del 400% negli ultimi 10 anni in tutto il mondo.

La causa di questo trend è da ricercare in un aumento della pratica sportiva e del tipo di prestazione fisica richiesta. La lesione del legamento crociato anteriore (LCA) è molto frequente negli sportivi. In questi anni, tuttavia, nuovi studi sull’anatomia e sulla fisiologia del legamento crociato anteriore e l’evoluzione delle tecniche chirurgiche dei trapianti pro-LCA hanno permesso di migliorare notevolmente i risultati degli interventi.

Abbiamo chiesto al Dott. Donato Panetta, responsabile dell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia del D’Amore Hospital di Taranto, di fare il punto sulla ricostruzione del legamento crociato anteriore.


Dott. Panetta, come si verifica la lesione del legamento crociato anteriore?

Il legamento crociato anteriore è uno dei quattro legamenti del ginocchio (oltre a crociato posteriore, collaterale mediale e laterale). La sua funzione è quella di garantire la stabilità sul piano sagittale e sul piano rotatorio, limitando lo spostamento anteriore e la rotazione interna della tibia. La lesione di questo legamento può essere causata da traumi, impatti o da una rotazione eccessiva del ginocchio rispetto alla normale escursione articolare. I sintomi più comuni sono scatto articolare, instabilità del ginocchio, dolore e tumefazione articolare.
Lo specialista diagnostica la lesione con una serie di test clinici, che evidenziano l’instabilità articolare, seguiti da una radiografia e da una risonanza magnetica.


Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

Lo specialista determina il tipo di trattamento in base al tipo di lesione (se isolata o se coinvolge anche i legamenti collaterali), alla sintomatologia dolorosa e all’instabilità residua. I trattamenti possono prevedere una ginocchiera protettiva, una ginocchiera di immobilizzazione o un intervento chirurgico di ricostruzione.
 

Come avviene l’intervento di ricostruzione del LCA?

I nuovi studi sull’anatomia e sulla fisiologia del legamento crociato anteriore hanno rilevato la morfologia di un “nastro”, che si torce sul suo asse durante la flesso-estensione del ginocchio.
Questa concezione innovativa ha portato i chirurghi a un posizionamento più "fisiologico” del trapianto in fase di ricostruzione. Vengono, cioè, utilizzate tecniche di ricostruzione anatomica in cui è ricercata con precisione millimetrica l’area di inserzione del legamento crociato nativo sia sulla tibia che sul femore, personalizzando così il più possibile l’intervento.

Il trapianto avviene per via artroscopica, senza cioè ricorrere alla chirurgia tradizionale, fissando al femore e alla tibia con delle viti il nuovo legamento, che può essere autologo (un tendine rotuleo, un tendine gracile e semitendinoso o quadricipitale del paziente stesso) o eterologo (proveniente da una donazione di organi). L’intervento dura circa 60 minuti e, in base ai casi, può essere eseguito in regime di Day Surgery.
 

Evoluzione biologica dopo la ricostruzione e ritorno allo sport

L’evoluzione biologica degli innesti trova generalmente il suo completamente nell’arco di 1 o 2 anni dall’intervento. Durante il primo anno, il rischio di nuove rotture è rilevante (tra il 5 e il 30%, specialmente nei pazienti sotto i 20 anni) e, per questo, il ritorno allo sport è sconsigliato prima che siano trascorsi 9 mesi dalla ricostruzione. In vista della ripresa delle attività sportive viene effettuata una serie di test funzionali per rilevare il raggiungimento di livelli completi di potenza, agilità, coordinazione e trofismo muscolare.

Il ritorno allo sport avviene per l’81% dei pazienti, un ritorno all’attività sportiva al livello precedente nel 65% dei casi, mentre una ripresa degli sport al livello agonistico raggiunto prima della lesione nel 55% degli atleti.
C’è ampio spazio per migliorare questi risultati, grazie alla ricerca sempre in evoluzione su fisiologia del LCA e su biomeccanica e biologia della ricostruzione, così come grazie al lavoro sulla prevenzione delle lesioni.

 

Per ulteriori informazioni contatta il D'Amore Hospital allo 099.7704111
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Revisione medica a cura di: Panetta Donato
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