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Adenoma o ipertrofia della prostata. Dagli USA una tecnica indolore che non richiede ne’ tagli ne’ bisturi

01 febbraio 2017
Adenoma o ipertrofia  della prostata. Dagli USA una tecnica indolore che non richiede ne’ tagli ne’ bisturi
L’adenoma prostatico o ipertrofia prostatica benigna  si manifesta nel 70% degli uomini dopo i 50 anni e nell'80% dopo gli 80. Ne abbiamo parlato con il Prof. Tommaso Lupattelli - Direttore dell'unità di radiologia interventistica all' ICC-Istituto Clinico Cardiologico di Roma - specialista nel trattamento di questa patologia.


Che cosa è l'Ipertrofia Prostatica Benigna? 

L'Ipertrofia Prostatica Benigna, o Adenoma Prostatico, consiste in un ingrossamento benigno, e quindi non canceroso, della ghiandola prostatica causata dalla crescita del numero di cellule prostatiche che vanno a comprimere i tessuti intorno ma senza infiltrarsi al loro interno. 

Questa complicanza si manifesta solitamente nella seconda fase di crescita della prostata. Facciamo un passo indietro: La prostata, è una piccola ghiandola posizionata al di sotto della vescica ed ha la funzione di produrre liquido seminale oltre che quella di preservare la vitalità degli spermatozoi. La sua crescita avviene in due fasi della vita, la prima durante la pubertà, durante il quale raddoppia la sua dimensione e la seconda intorno ai 25 anni e durerà tutta la vita.  Durante questa seconda fase è possibile che si manifesti questa complicanza. 

L'ipertrofia prostatica benigna presenta una sintomatologia caratteristica. La crescente difficoltà ad urinare, il bisogno di urinare, soprattutto durante la notte e la difficoltà a trattenere l'urina con possibili perdite involontarie sono alcuni dei segni iniziali di questa patologia e devono fungere da campanello d’allarme. Con il tempo possono verificarsi anche problemi nell’erezione e soprattutto nel suo mantenimento.


> In cosa consiste l’approccio terapeutico iniziale?

Nelle prime fasi  si interviene mediante l’utilizzo di farmaci chiamati alfa-antagonisti ( che aiutano a rilassare i muscoli dell'uretra prostatica e della stessa prostata facilitando quindi il passaggio di urina) o di inibitori della 5alfa-reduttasi ( farmaci che agiscono  arrestando l’attivazione del testosterone con conseguente riduzione del volume ghiandolare).

Con il tempo puo’ pero’ rendersi necessaria una terapia di tipo chirurgico. La terapia chirurgica (prostatectomia) comprende una moltitudine di tecniche con l'obiettivo di rimuovere una parte o l'intera prostata. Purtroppo a volte la chirurgia puo’comportare delle complicanze ed e’ quindi importante scegliere la tecnica piu’ appropriata.  Recentemente, tuttavia  una nuova tecnica mininvasiva, indolore, sicura ed efficace si sta progressivamente affermando: l’embolizzazione


> In cosa consiste esattamente l’embolizzazione e per  quali patologie della prostata può essere utilizzata? 
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L’embolizzazione e’ una tecnica innovativa non chirurgica che  consente di ottenere ottimi  risultati in termini di risoluzione della patologia. Questa tecnica si sta affermando rapidamente, in particolare negli Stati Uniti, per una molteplicita’ di ragioni.
Per prima cosa non richiede mai ne’ tagli ne bisturi ma un semplice forellino indolore di 2 mm all’inguine. Si esegue in anestesia locale (come dal dentista) con una semplice puntura di lidocaina in zona inguinale. Il paziente non sente assolutamente nessun dolore ne’ durante ne’ dopo l’intervento. Consiste semplicemente nella chiusura delle due arterie prostatiche anteriori attraverso l’avanzamento di un sottilissimo tubicino all’interno di questi vasi che cosi’ non potranno piu’ irrorare la parte di prostata “ingrossata”. Che in poco tempo si normalizzera’. E’ generalmente richiesta una sola notte di ricovero o a volte la dimissione puo’ essere anche  in giornata. Le complicanze sono veramente limitate, praticamente nulle in mani esperte.
 
  

> Intervenire nell’adenoma prostatico con l’embolizzazione consente risultati migliori rispetto alla TURP ovvero l’ utilizzo del resettoscopio dotato di un'ansa che taglia il tessuto prostatico?

Sicuramente l’embolizzazione e’ tecnica piu’ recente e pertanto non possiamo per ora affermare che abbia risultati largamente migliori dell’intervento con il resettoscopio. Di sicuro però i tempi di ripresa sono molto più rapidi dopo embolizzazione a differenza della TURP dove i tempi sono sicuramente piu’ lunghi. Purtroppo la TURP, essendo un intervento ben più invasivo può inoltre comportare dolori nel post operatorio oltre che l’eiaculazione retrograda in vescica, vero tallone d’achille di questo intervento. Infatti, l’eiaculazione retrograda in vescica per un uomo giovane può essere un serio problema nel caso volesse ancora concepire. La tecnica chirurgica tuttavia fino ad oggi è stata la sola possibile, specialmente in presenza di scarsa risposta alla terapia farmacologica. L’avvento dell’embolizzazione sta piano piano rivoluzionando l’approccio verso questo tipo di patologia, sia nei pazienti giovani che in quelli anziani.


Nel caso di un paziente affetto da ipertrofia prostatica che presenta problemi di erezione oltre che difficolta’ nella minzione la tecnica potrebbe quindi essere presa in considerazione?

Molti pazienti prima di sottoporsi alla chirurgia convenzionale temono una riduzione della funzionalita’ dell’organo sessuale.

Sebbene la riduzione della funzionalità dell’organo sessuale non è poi così frequente dopo chirurgia tradizionale, l’embolizzazione della prostata risulta sicuramente indicata in questi pazienti. Evita infatti di incorrere nelle complicanze sopraelencate perchè molto meno invasiva. Insomma, una vera rivoluzione degli anni 2000. Oltre il fibroma uterino, anche la prostata ora può essere embolizzata con ottimi risultati.



Per maggiori informazioni sull'embolizzazione dell'ipertrofia prostatica, scrivici una mail 


 

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