ICC - Istituto Clinico Cardiologico

Fibroma uterino: l’efficacia dell’embolizzazione, una vera rivoluzione per l’integrità fisica della donna

08 settembre 2015
Fibroma uterino: l’efficacia dell’embolizzazione, una vera rivoluzione per l’integrità fisica della donna
Il dott. Tommaso Lupattelli è un medico chirurgo che lavora presso ICC Istituto Clinico Cardiologico di Roma dove ricopre il ruolo di Responsabile  dell’U. O. di Radiologia Interventistica. E’ impegnato da tempo nello studio e trattamento di patologie significative come il fibroma uterino. Oggi si interviene mediante la tecnica dell’embolizzazione, metodo efficace e non invasivo che il dottor Lupattelli ha contribuito significativamente a diffondere in Italia.

Dott. Lupattelli  che cos’è il fibroma uterino?

Per fibroma uterino, o leiomioma, s’intende il più comune tumore benigno dell’utero. Si tratta di una formazione solida che generalmente si sviluppa sulla muscolatura della parete uterina. I fibromi sono ormonodipendenti, correlati alla secrezione ormonale ovarica  e precisamente alla sua componente estrogena. Dopo la menopausa, in cui si verifica una caduta della produzione degli estrogeni, i fibromi tendono a regredire spontaneamente e con essi i sintomi associati.
E’ necessario intervenire con opportuni trattamenti terapeutici quando i fibromi crescono rapidamente, provocano anomali sanguinamenti (mestruazioni abbondanti o perdite emorragiche) o se causano uno o più aborti.

Si tratta di una patologia molto diffusa?

Colpisce il 25% delle donne in età fertile, sebbene oltre il 50% delle donne affette non presenta alcun disturbo legato alla patologia. Si è in presenza di fibromatosi quando una paziente è colpita da più fibromi, le cui dimensioni possono variare notevolmente, fino a interessare tutta l’area addominale.

Quali sono i sintomi?

La maggior parte dei fibromi non presenta sintomi. E’ necessario intervenire quando crescono di dimensione causando disturbi (dolore pelvico, senso gravativo all’addome) o compressione su organi come vescica o intestino. In questi casi la paziente avverte senso di pesantezza al ventre, mal di schiena, crampi o stimolo ad urinare frequentemente, specialmente nelle ore notturne, stitichezza.

Quali sono le terapie  attualmente disponibili?

 Al momento vi sono tre diverse modalità per il trattamento del fibroma uterino: Terapia Medica, Intervento Chirurgico (Isterectomia, Miomectomia), Intervento ad  ultrasuoni ed Embolizzazione.

Mediante terapia medica, che si basa su un trattamento farmacologico, è possibile alleviare i sintomi correlati al fibroma uterino. Tuttavia antinfiammatori e/o antiemorragici utilizzati in questa circostanza non sono in grado di guarire la patologia. Stesso discorso per la terapia ormonale, in grado di rallentare solo temporaneamente il decorso patologico.

L’intervento di miomectomia consiste nell’asportazione del fibroma, conservando il viscere uterino e quindi la capacità riproduttiva. Nel 20-45% dei casi, dopo alcuni anni, è necessario intervenire nuovamente a causa di recidiva della patologia. La chirurgia necessita spesso di anestesia generale, lunghi tempi di degenza (circa 5 giorni), lunghi tempi di recupero (circa 1 mese) e un rischio di trasfusioni per eventuali emorragie. La ricostruzione della breccia uterina prevede una cicatrice sulla parete muscolare e che non esclude, in termini assoluti, il rischio della rottura dell’utero in gravidanza o durante il travaglio.

In alternativa il ginecologo ricorre all’isterectomia che consiste nella totale asportazione dell’utero con la perdita della funzione riproduttiva. Benché possa ritenersi risolutiva è una procedura chirurgica demolitiva e stressante per la paziente, da effettuarsi in anestesia generale con tempi di degenza e recupero simili alla miomectomia.

In cosa consiste invece la tecnica dell’embolizzazione?
 
L’embolizzazione. prevede la chiusura dell’arteria uterina di destra e di sinistra attraverso l’introduzione di particelle di forma sferica che impediscono la vascolarizzazione del fibroma provocando l’ischemia del tessuto fibromatoso. Il fibroma, non ricevendo più sangue, tende progressivamente a regredire di dimensione e, in molti casi, si verifica la scomparsa definitiva. Particolarmente indicata nei casi di fibromatosi uterina (presenza di più fibromi), l’uso della tecnica evita l’asportazione totale dell’utero nel 98% dei casi. La donna poi, può tranquillamente avere una o più gravidanze. Risultati molto incoraggianti   sono stati raggiunti anche con la adenomiosi, procedura particolarmente eseguita negli Stati Uniti e in altri Paesi stranieri.
 
E’ una tecnica invasiva?
 
Assolutamente no. Non richiede tagli da bisturi. La procedura viene eseguita da un radiologo interventista che, attraverso un piccolo catetere di 2,5 mm di diametro inserito all’inguine nell’arteria femorale, incannula l’arteria uterina e una volta al suo interno inietta le particelle embolizzanti nel fibroma. E’ una tecnica rapida ed indolore se eseguita da medici qualificati; un medico inesperto potrebbe fallire l’intervento.
 
Cosa prevede la fase post operatoria?
 
Il paziente rimane ricoverato in ospedale per uno o due giorni per il trattamento del dolore post operatorio che generalmente è ben controllato dai farmaci. Nei giorni seguenti all’intervento si possono avvertire senso di affaticamento e un leggero aumento della temperatura corporea. In alcuni casi possono verificarsi piccole perdite che progressivamente tendono a scomparire. I casi di recidiva sono molto bassi, inferiori al 5% a 10 anni.
 
L’embolizzazione si può applicare ad altre patologie?
 
Sì, eseguiamo l’intervento  in caso di emorragie acute, fistole artero-venose, malformazioni artero-venose, aneurismi o pseudoaneurismi, carcinomi benigni o maligni ipervascolari , ipersplenismo,
varicocele maschile o femminile (particolarmente indicato in quest’ultimo caso). Nelle donne colpite da varicocele pelvico rappresenta l’unico trattamento in grado di alleviare o eliminare definitivamente sintomi quali dolore e pesantezza, a volte così gravi da impedire ogni attività della paziente. Recentemente l’embolizzazione è stata applicata anche per il tumore benigno della prostata, con grande sollievo del paziente che così può evitare l’intervento chirurgico, molto più invasivo e cruento.
Alla luce di ciò l’embolizzazione è considerata una delle più importanti innovazioni in medicina degli ultimi anni. Una vera rivoluzione.

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