Maria Cecilia Hospital, San Pier Damiano Hospital

​PFO ed emicrania: esiste una relazione?

29 gennaio 2018
​PFO ed emicrania: esiste una relazione?
Il forame ovale pervio (PFO) è uno dei problemi più controversi della cardiologia, con un numero crescente di diagnosi, indicazioni per il trattamento e pubblicazioni scientifiche.
La procedura di chiusura del PFO è ad oggi fattibile ed efficace, la esaminiamo qui di seguito in correlazione all’emicrania grazie alla guida del Dott. Giovanni Bianchedi, Neurologo di Maria Cecilia Hospital e di San Pier Damiano Hospital.

Che cosa è il PFO?
Il PFO è il Forame Ovale Pervio, è il foro di comunicazione fra i due i due atri del cuore. Nel feto questa apertura è fisiologica, successivamente alla nascita questo "foro" dovrebbe chiudersi entro massimo i due anni di vita. 
Quando questa saldatura non avviene e la chiusura anatomica risulta imperfetta o manca completamente si parla di “pervietà del forame ovale”. 
E’ un difetto potenzialmente grave che in condizioni normali di salute non comporta particolari complicazioni. Non dà sintomi e spesso ci si accorge in ritardo della sua esistenza, è solitamente il professionista che richiede un approfondimento digagnostico in presenza di disturbi di salute (un esempio è proprio l'emicrania).Il PFO risulta rischioso in soggetti con patologie concomitanti sia cardiache che neurologiche in quanto potrebbe contribuire all’insorgenza di ictus cerebrali.


Quale relazione c'è tra questa anomolia cardiaca e l'emicranea? 
E’ stato dimostrato, come confermano gli studi di Wilmshurst del 2005, che circa il 25-30% della popolazione ha il PFO, nei soggetti con cefalea a grappolo la percentuale arriva a 36%, tra 20-40% nei pazienti con emicrania senz'aura e ben 45-60% in quelli con aura.  
Le ricerche inquadrano il PFO come una possibile causa dell’emicrania con aura mediante meccanismi biochimici. L’ipotesi più accreditata correla questa patologia ad una mutazione genetica comune.

Quali esami diagnostici sono necessari per diagnostica il PFO?
Per effettuare la diagnosi del PFO gli esami essenziali sono: ​
il Doppler transcranico con microembolizzazione, ed in seconda battuta per ulteriore approfondimento l'Ecocardiografia transesofagea, laddove sia confermata la diagnosi di PFO.

Cos’è il doppler transcranico con microembolizzazione?
lI Doppler transcranico con microembolizzazione è una tecnica diagnostica minimamente invasiva che è in grado di evidenziare un’anomalia cardiaca, come un difetto interatriare (PFO).
Si esegue iniettando nella vena del braccio del paziente della fisiologica ed una piccola quantità di aria.
Durante l’esecuzione del doppler il paziente, seguono le indicazioni del medico, dovrà collaborare seguendo le indicazioni che il medico gli fornirà. Non vi sono controindicazioni per questo esame, è possibile eseguirlo anche in gravidanza.


Quando è opportuno ricercare un PFO?
Il PFO andrebbe ricercato nei pazienti che presentano persisitente emicrania o meglio ancora nei pazienti con episodi di aura , indipendentemente che sia poi seguita da cefalea. La tecnica di screening più idonea è il Doppler transcranico con microembolizzazione.

Come procedere in caso di PFO positivo nei pazienti emicranici?
Effettuatua la diagnosi sarà lo specialista a guidare il paziente sul proseguo delle indagini o procedure da eseguire. Alcuni neurologi optano per un approfondimento diagnostico, successivo anche tramite Ecocardiografia transesofagea,  oppure attraverso alla Risonanza Magnetica Encefalica per la ricerca di eventuali ischemie cerebrali passate inosservate, uno screening trombofilico per studiare l’eventuale tendenza alla coagulazione del sangue ed un eventuale Ecodoppler dei tronchi sovraortici.

Si chiederà al paziente di seguire uno stile di vita sano e:
alzarsi e deambulare durante lunghi viaggi;
smettere di fumare,
per le donne la sospensione di terapia anticoncenciale orale (pillola);
monitorare il colesterolo, i trigliceridi, la glicemia,
monitorare la pressione arteriosa,
evitare gli sport subacquei.
Sicuramente il successivo percorso del paziente con diagnosi di PFO aperto scaturisce dal confronto di un’equipe medica composta da neurologo, cardiologo ed emodinamista.

La chiusura del PFO risolve l’emicrania con aura?
Oggi la tendenza è consigliare di procedere alla chiusura del PFO  solo quando si considerato moderato o grave e se con episodi di aneurismi del setto interatriale, con ischemie cerebrali verificate con RM encefalica. La procedura di chiusura si consiglia  anche nei pazienti emicranici con problemi trombofilia, per familarità o fattori congeniti che hanno già manifestato eventi ischemici acuti.

Condividi: