Primus Forlì Medical Center / 19 settembre 2025

Alzheimer: un algoritmo predice l’insorgenza anni prima

Alzheimer: un algoritmo predice l’insorgenza anni prima

In vista della Giornata Mondiale dell’Alzheimer (21 settembre), segnaliamo un risultato di ricerca che sta facendo parlare: il Florey Dementia Index (FDI), un indice sviluppato in Australia che, secondo gli autori, sarebbe in grado di stimare con anticipo quando potrebbero comparire i primi problemi di memoria e pensiero.

Come funziona 

«Il Florey Dementia Index è un indice che utilizza l’età e il punteggio ottenuto a un unico test neuropsicologico, il Clinical Dementia Rating Sum of Boxes, un questionario che va a indagare i vari aspetti cognitivi individuali, come memoria, attenzione, ragionamento, calcolo, organizzazione e pianificazione», spiega la Dott.ssa Laura Iacovazzo, neuropsicologa al Primus Forlì Medical Center.

«Il punteggio ottenuto viene poi messo in relazione con altri fattori di rischio già noti per il decadimento cognitivo, come l’ipertensione arteriosa, l’ipoacusia non trattata, il fumo di sigaretta, la sedentarietà, l’obesità, il diabete, la scarsa istruzione, il consumo di alcol, l’inquinamento atmosferico e l’aver subito traumi cerebrali».

A quel punto, uno speciale algoritmo elabora i dati ottenuti, confrontandoli con quelli della popolazione di riferimento. «Rispetto agli attuali test neuropsicologici, che già utilizziamo nella pratica clinica per arrivare a una diagnosi di demenza, qui la grande novità sta nella predittività», tiene a precisare l’esperta. «Quelli disponibili sono questionari che mettono in luce un eventuale problema già manifesto, mentre il Florey Dementia Index sembra anticipare la diagnosi di qualche anno. Adesso, bisogna aspettare che venga convalidato ed entri nella routine medica».

Non invasivo e più accessibile

«Attualmente l’unico esame che potrebbe mimare i risultati del Florey Dementia Index, anticipando la manifestazione dei sintomi, è l’analisi del liquor cerebrospinale, in cui si vanno a ricercare nel liquido che avvolge il sistema nervoso centrale quei biomarcatori che indicano il rischio di sviluppare la malattia», commenta la Dott.ssa Iacovazzo. «Ma si tratta di un test invasivo, che comporta sempre l’anestesia generale, mentre il nuovo indice si basa esclusivamente su metodi di raccolta dati non invasivi, bilanciando l’accuratezza predittiva con l’accessibilità».

Perché anticipare è utile

Individuare prima chi è a rischio aiuta a:

  • attivare per tempo percorsi di stimolazione cognitiva e stili di vita protettivi;
  • pianificare controlli e assistenza insieme ai familiari
  • integrare le informazioni con gli esami già disponibili quando indicati dallo specialista.

«Inoltre, consapevole di quello che potrebbe accadere, la persona può compiere preventivamente delle scelte rispetto alla propria vita insieme alla sua famiglia. E questa non è poca cosa», conclude la Dott.ssa Iacovazzo.

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Revisione medica a cura di: Dott.ssa Laura Iacovazzo

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