Ospedale San Carlo di Nancy / 14 ottobre 2021

La cura del paziente oncologico con l'approccio multidisciplinare

La cura del paziente oncologico con l'approccio multidisciplinare

L'ambulatorio di oncologia dell’Ospedale San Carlo di Nancy si occupa principalmente del trattamento di tutti i tumori solidi che interessano la sfera gastroenterica, la mammella, l'apparato urologico, l’apparato genitale, o la parte testa e collo. L'oncologo medico è il regista delle malattie oncologiche perché funge da figura di collegamento fra il chirurgo e il medico che si occupa dell’impostazione del trattamento.   

Il dottor Cruciani – specialista in oncologia – approfondisce cosa significa approccio multidisciplinare nel trattamento dei tumori, soffermandosi sull’esempio del Tumore alla Prostata.  

 

Dottore, perché l’approccio multidisciplinare è importante nella cura di un paziente oncologico?  

“L'approccio multidisciplinare è importantissimo nel trattamento della maggior parte delle neoplasie solide, ed è quello che stiamo facendo qui all'Ospedale San Carlo di Nancy, dove ci incontriamo regolarmente con i colleghi della chirurgia generale e gli altri chirurghi (urologi, otorinolaringoiatri, ginecologi, e anatomo patologi), tutti fondamentali per l'impostazione del trattamento  

Il trattamento multidisciplinare è fondamentale perché oggi l’intervento chirurgico spesso non è sufficiente. In qualche caso può essere sostituito da un trattamento locale - come il trattamento radiante associato o meno ad altre terapie -, e il trattamento dell’oncologo non viene più riservato solo alla malattia avanzata, come accadeva in passato, ma è parte integrante di quello che era il trattamento primario della malattia tumorale”. 

 

L’approccio multidisciplinare viene utilizzato per il trattamento del Tumore alla Prostata. Dottore può dirci qualcosa di più sulla patologia?  

“Il tumore della prostata è una malattia più curabile rispetto al passato: quando io ho iniziato a lavorare solo un 7-8% dei pazienti poteva essere suscettibile di intervento chirurgico o radioterapico, mentre oggi la percentuale è salita al 70-80%“. 

 

Che cos’è la sorveglianza attiva per i tumori alla prostata a basso rischio?  

“Fortunatamente, è difficile che un paziente arrivi già con malattia metastatica, perché di solito le diagnosi sono più precoci, a tal punto che oggi in certi casi è possibile anche non intervenire. I tumori a basso rischio che vengono captati da una biopsia prostatica possono anche non essere trattati chirurgicamente e vengono osservati tramite sorveglianza attiva, che richiede un approccio urologico. Molto importante è anche la risonanza magnetica multiparametrica che viene fatta regolarmente in questi casi oltre al dosaggio del PSA“. 
 

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Revisione medica a cura di: Cruciani Giorgio
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