Enuresi notturna dei bambini: quando ricorrere al pediatra?

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L’enuresi notturna è la perdita involontaria di urina durante il sonno nei bambini dai 5 anni in su. Un piccolo incidente di percorso può capitare, ma se il problema diventa frequente, allora potrebbe è necessario parlarne con il pediatra. Si parla di enuresi quando un bambino di più di 5+ anni bagna il letto almeno 2 volte la settimana per almeno 3 mesi.

Ne parla il dott. Vittorio Venturoli, pediatra del Primus Forlì Medical Center.

Dottore, quanto è diffuso il problema?

L’enuresi è un problema frequente: riguarda il 10% dei bambini di 6 anni, il 5% dei bambini di 10 anni e l'1% degli adolescenti.
In questa distribuzione, la familiarità gioca un ruolo importante: se il genitore ha avuto questo disturbo da bambino, c’è il 40% di probabilità che anche il figlio soffra di enuresi. La percentuale sale al 70% se entrambi i genitori erano enuretici.

Quali sono le cause principali della “pipì a letto”?

Le cause possono essere diverse. Intanto lo sviluppo dell’apparato urinario e del controllo degli sfinteri procede per gradi, e si raggiunge un controllo soddisfacente solo attorno ai 5 anni.

Dall'età di 4 anni il bambino inizia progressivamente a produrre un quantitativo sempre più significativo ormone antidiuretico, un ormone che riduce la produzione di urina.  La maggior parte dei bambini che bagnano il letto non ha ancora iniziato a produrre la quantità necessaria di questo ormone.

C’è poi un altro fattore importante: la profondità del sonno. Tutti i bambini con enuresi hanno un sonno profondo con difficoltà a essere svegliati. 
La presenza di apnee del sonno legate all’ipertrofia delle adenoidi favorisce il problema: la riduzione dell’ossigenazione induce problemi ormonali che portano all’aumento della produzione di urina. 
In effetti quasi la metà  (43%) dei bambini enuretici a cui vengono asportate le adenoidi smettono di bagnare il letto. 

C’è un’età limite in cui non controllare l’urina è ancora negli standard?

La frequenza e il controllo della minzione e l’età sono correlati: i neonati fanno pipì anche 30 volte al giorno. La quantità si riduce progressivamente, fino ai 3 anni quando i bambini acquisiscono il controllo degli sfinteri e fanno pipì volontariamente durante il dì. I maschietti tendono ad essere più lenti delle bambine in questo processo, ma comunque le tappe variano sensibilmente da persona a persona.

A partire dai quattro anni, come dicevamo, viene prodotto più ormone antidiuretico e il controllo da parte del bambino si stabilizza. Per questo si parla di enuresi solo per i pazienti dai 5 anni in su, che hanno incidenti notturni più volte a settimana per almeno 3 mesi.

C’è da preoccuparsi se il bambino aveva acquisito il controllo della minzione anche di notte e poi lo ha perso?

La maggioranza dei bambini enuretici lo è sempre stata: nonostante abbiano acquisito il controllo della minzione di giorno, non hanno mai smesso di bagnare il letto. Parliamo di enuresi primaria e copre l'80% dei casi.

Nel 20% dei casi, il bambino ricomincia  a bagnare dopo un lungo periodo continuativo di notti asciutte (almeno 6 mesi). Parliamo di enuresi secondaria. Questo problema insorge di solito attorno ai 6 o 7 anni e non è raro che sia legato a eventi che generano stress nel bambino: la nascita di un fratellino, la perdita di un nonno, situazioni particolari a scuola o in famiglia, competizioni sportive, verifiche scolastiche. Possono esserci anche motivi organici come motivi  infezioni urinarie, diabete o semplicemente un periodo di stitichezza.

Come si fa la diagnosi?

La prima cosa è l’anamnesi e cioè la raccolta di informazioni sul disturbo del bambino, sulla frequenza dell’enuresi, ma anche su eventuali patologie o situazioni stressanti che il piccolo paziente sta affrontando.

In questa fase è molto importante la collaborazione con la famiglia anche per capire se l’enuresi è accompagnata da altri sintomi.
L’enuresi monosintomatica infatti si manifesta con un unico incidente durante la notte, in cui il bambino perde una grande quantità di urina. Di solito è dovuta a una produzione eccessiva di pipì rispetto alle dimensioni della vescica, dovuta alla carenza dell’ormone antidiuretico.
L’enuresi polisintomatica si accompagna con altri sintomi: difficoltà a trattenere la pipì anche di giorno (soprattutto quando il bambino gioca o ride), più episodi enuretici durante la notte, stipsi.

Soprattutto per i pazienti del secondo gruppo è importante escludere cause organiche, quindi il pediatra può prescrivere l’esame delle urine e l’urinocoltura per individuare eventuali infezioni delle vie urinarie, oppure un’ecografia delle vie urinarie. Questo esame è utile per “vedere” che gli organi siano in salute, senza ispessimenti, infiammazioni e lesioni. 
Possono essere utili anche esami più complessi come la flussimetria, che registra la quantità flusso urinario del bambino, e l’urodinamica, che misura la pressione e la portata.

Esistono dei farmaci che curano il disturbo?

Quando l’enuresi è accompagnata anche da sintomi diurni, come stimolo frequente a urinare, perdita di pipì durante il gioco e se si è certi che la causa sia una vescica instabile (che tende a contrarsi troppo presto) e non una patologia retrostante, allora il pediatra può prescrivere dei farmaci che rilassano i muscoli della vescica.
Però nel caso dell’enuresi è sempre molto importante adottare una terapia comportamentale e un diario minzionale. 

In cosa consistono la terapia comportamentale e il diario minzionale?

La terapia comportamentale è un percorso mirato a educare il bambino a controllare la minzione. Consiste in alcuni esercizi per migliorare la continenza, come imparare a interrompere e riprendere la minzione, urinare ad orari prestabiliti ecc. Anche imparare la posizione corretta è importante, soprattutto per le bambine che devono urinare tenendo i piedi appoggiati e le gambe ben divaricate.

Soprattutto quando il bambino mostra contemporaneamente le caratteristiche dell’enuresi monosintomatica e polisintomatica, potrebbe essere utile il metodo dell’allarme: un sensore sveglia il bambino alle prime gocce di pipì nella mutandina. A questo punto la famiglia dovrebbe svegliare il bambino, fargli finire la minzione e cambiare letto e vestiti. 
Questo metodo è molto usato nei paesi anglosassoni e si basa sul progressivo instaurarsi di un riflesso condizionato che porta a un aumento del tono del muscolo sfintere esterno.
Anche se molto efficace, impatta fortemente sulla qualità della vita di tutta la famiglia: bambino, eventuali fratelli o sorelle e genitori.

Il diario minzionale invece è un diario in cui il bambino, con l’aiuto della famiglia, registra quante volte e quanta fa pipì durante il giorno. Ecco alcuni punti chiave:
  • per alcuni giorni il bambino deve urinare in un vaso graduato per misurare la quantità di pipì emessa, che va riportata sul diario segnando anche l’orario;
  • di notte, deve usare il pannolino per calcolare il peso dell’urina prodotta (in base alla differenza di peso tra pannolino bagnato e asciutto) e anche in questo caso i dati vanno riportati sul diario;
  • deve essere registrata anche la quantità di liquidi ingeriti durante la giornata.

Questo strumento è utile sia al pediatra per fare diagnosi, sia al bambino per avere più consapevolezza dell’atto di mingere e migliorare così il controllo da parte del sistema nervoso centrale.
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Revisione medica a cura di: Dott. Vittorio Venturoli
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