ICLAS - Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità

Halloween: una festa per tutti, "belli e brutti"

31 ottobre 2017
La festa di Halloween è tipicamente l’occasione in cui bambini ma anche adulti si mascherano e cercano di rendersi “più brutti e spaventosi”.

Cosa succede nella vita quotidiana, qual è la nostra reazione psicologica quando qualcuno ci dice che siamo “brutti, mingherlini scheletrici o ciccioni” e in generale quando veniamo criticati per il nostro aspetto fisico.

Ne parliamo con la Dottoressa Paola Genovese che in ICLAS di Rapallo (Genova) coordina anche la terapia comportamentale di gruppo nell'ambito dell'Ambulatorio di Dietologia.
Ognuno di noi può reagire in modo diverso alle critiche che attaccano il nostro aspetto fisico. La nostra reazione dipende in gran parte anche  da come noi stessi ci percepiamo e dal rapporto che abbiamo con il nostro corpo e con quelli che riteniamo essere i nostri difetti.
Alcuni possono reagire con ironia, altri possono chiudersi in se stessi e amplificare il disagio che deriva dal parere di chi ci circonda. Un esempio emblematico, e “curioso” se vogliamo, che ci viene dall’attualità lo abbiamo con il lavoro Wait Watchers della fotografa e performer Haley Morris-Cafiero di Memphis, Tennessee. Dal 2010 la donna sovrappeso ha immortalato le reazioni al suo corpo, gli sguardi critici dei passanti che la osservano nei luoghi pubblici, per strada, nelle situazioni più comuni come fare sport, passeggiare al mare o portare la spesa. Sguardi critici, interrogativi che ci fanno vedere anche come le persone guardano le altre. Ci mostrano come si esprimono le reazioni, emozioni, con lo sguardo e il modo in cui gli stessi sguardi possono essere interpretati da chi li patisce. Le sue foto sono pubblicate on line e sono apparse anche sui giornali e in tv e al suo lavoro sono seguiti anche commenti molto duri, insulti, chi ad esempio le scriveva che sarebbe morta di diabete, chi criticava la mancanza di gusto nel curare il proprio aspetto fisico.

Halloween ci ha dato una scusa “giocosa” per parlare di un aspetto importante:  la valutazione psicologica e sociale – oltre alle valutazioni nutrizionali e alle prescrizioni dietetiche sono fondamentali giusto?
Sì, lo vediamo, quando incontriamo il paziente che accede al nostro percorso di cura per la grave obesità in ICLAS. Anche gli psicologi fanno parte stabilmente della nostra équipe. Programmi di educazione alimentare e supporto per seguire uno stile di vita salutare non possono essere staccati dallo studio della vulnerabilità psicologica di ciascuno e dall’accettazione di sé, del proprio corpo.
Soprattutto nell’adolescenza la corporeità e i modelli di magrezza e bellezza fisica sono diventati centrali. Chi non risponde a determinati stereotipi culturali viene spesso preso in giro con conseguenze emotive e fisiche che possono essere serie portando anche a problemi somatici come nausea e mal di testa. Ci sono casi in cui la vulnerabilità ha a che fare più con la percezione negativa del nostro aspetto e per come veniamo giudicati che non il peso in sé.

Spesso anche il genitore che vuole aiutare il figlio o la figlia in sovrappeso si chiede come affrontare l’argomento? Se sia corretto ad esempio dirgli “Mangia di meno che sei "ciccione"!”:
Il rischio di colpire la sfera emotiva, di colpire lo sviluppo dell’autostima anche dopo l’infanzia è forte. Educare all’alimentazione sana e ad uno stile di vita corretto – oltre naturalmente a controllare che non vi siano patologie specifiche - valgono più di ogni dispregiativo sulla forma fisica.
Diversi studi hanno analizzato il problema dell’essere etichettati come “grassi” durante l’infanzia e hanno evidenziato come questo possa essere associato ad una maggiore probabilità di un BMI da obeso nei dieci anni successivi. Certo non c’è un nesso causa-effetto tra “etichettamento” e obesità ma può contribuire a innescare alcuni meccanismi alla base del sovrappeso. Anche se lo facciamo per renderli più consapevoli e responsabili del problema, dire a un bambino o a un ragazzo che è “grasso” può avere al contrario un effetto negativo. Il bambino può non avere ancora acquisito appieno la capacità di limitarsi nel mangiare, di rinunciare ai cibi preferiti e spetta al genitore proporre gli alimenti e lo stile di vita più corretti insieme allo Specialista che ha valutato il sovrappeso nel quadro completo delle condizioni fisiche e psicologiche.

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