San Pier Damiano Hospital

Helicobacter Pylori e intolleranza al lattosio: per diagnosticarli c’è il breath test

09 marzo 2019
Le patologie e i disturbi gastrointestinali costituiscono una delle più frequenti cause di limitazione delle attività quotidiane in Italia. Si stima, infatti, che ne soffra almeno una persona su quattro. Parliamo, in particolare, di disturbi come gonfiore addominale, senso di pesantezza, diarrea, dispepsia, stitichezza, dovuti molto spesso ad un'intolleranza al lattosio. Diverso è invece il discorso per le patologie, tra cui spiccano quelle causate dal batterio Helicobacter Pylori, che interessa metà della popolazione mondiale, e può causare infiammazioni croniche allo stomaco, ulcere gastro-duodenali o predisporre a patologie tumorali. La buona notizia è che per diagnosticare infezione da Helicobacter o intolleranza al lattosio esistono indagini non invasive. Due breath test (cioè effettuati attraverso il respiro) infatti consentono di dare informazioni chiare e diagnosi certe: uno per attestare la presenza di Helicobacter e l'altro per la mancanza dell'enzima lattasi. Cerchiamo di capire in cosa consistono con il dott. Massimo Vincenzi, specialista in Gastroenterologia e Dietologia, nonché coordinatore del servizio di Endoscopia Digestiva al San Pier Damiano Hospital di Faenza.
 

L'Urea Breath Test per individuare la presenza di Helicobacter Pylori: cos'è?

 
L’infezione da Helicobacter Pylori è una delle più diffuse nel mondo e anche insidiosa, poiché questo batterio spiraliforme riesce a sopravvivere molto bene nell’ambiente acido dello stomaco. Esso può essere però facilmente diagnosticato dall'Urea Breath Test (UBT). In cosa consiste? “L’Urea Breath Test è una metodica di larga applicazione in gastroenterologia e nutrizione clinica. È un test rapido, specifico e sensibile, visto che si esegue in 30 minuti”, spiega il dott. Vincenzi, che però tiene a specificare come venga “utilizzato esclusivamente per la diagnosi che attesti la presenza di Helicobacter a livello gastrico e non per altre patologie o disturbi”.
 
Il test si basa sulla somministrazione per via orale di urea, cioè di un composto sintetico e quindi non di derivazione umana. “Nel tratto gastrointestinale degli individui sani – continua il dott.Vincenzi - non è presente l’enzima ureasi, perciò se ad essi viene somministrata urea per via orale, questa viene assorbita ed eliminata nelle urine tal quale. L’Helicobacter Pylori possiede invece una notevole attività dell’enzima ureasi, che demolisce l’urea trasformandola in anidride carbonica (CO2) ed ammoniaca. La CO2 viene assorbita nella circolazione ematica ed eliminata attraverso i polmoni. Se l’Helicobacter Pylori è presente nello stomaco, dopo aver ingerito urea, nell'anidride carbonica espirata si ritroverà anche CO2 ”.
 
 

Come si svolge l'Urea Breath Test

 
Sottoporsi a quest'esame è davvero molto semplice, dato che non comporta la minima invasività. In pratica al paziente vengono presentate innanzitutto due provette nelle quali si chiederà di espirare attraverso una cannuccia. Queste due prime provette vengono quindi sigillate. A questo punto si chiederà allo stesso paziente di assumere delle pastiglie contenenti urea 13C e di aspettare per 30 minuti senza mangiare, bere o fumare. Dopo questo lasso di tempo vengono poste al paziente altre due provette in cui dovrà di nuovo espirare dell'aria. “Questo esame – chiarisce il dott. Vincenzi - è indicato per tutti i pazienti che lamentano difficoltà a digerire, senso di peso dopo mangiato, senso di rigonfiamento, nausea, inappetenza, sensazione di bocca amara, alitosi, dolori addominali, infiammazione gastrica cronica dello stomaco per la quale non sono efficaci neppure i farmaci inibitori di pompa”.
 

Mancanza dell'enzima lattasi: per scoprirla, c'è il Breath test al lattosio

 
Per la diagnosi di intolleranza al lattosio si utilizza invece il Breath test al lattosio, utilizzando un carico di 25 grammi di lattosio. Questo test va condotto in 3-4 ore, quindi, a differenza di quello per l'Helicobacter, non è velocissimo. Anche su questa indagine il dott. Vincenzi specifica tutti i dettagli: “Il breath test al lattosio è il gold standard per la diagnosi di intolleranza al lattosio. È un test non invasivo ed economico, necessario per indagare la capacità di digerire uno degli zuccheri del latte. Diversi studi dimostrano che questo tipo di test ha una buona sensibilità (circa 77,5%) ed una eccellente specificità (circa 97,6%). Con tale test si valuta la presenza di idrogeno nel respiro del paziente effettuando una serie di misurazioni secondo un metodo ampiamente testato ed approvato dalla comunità scientifica. In caso di malassorbimento del lattosio, dopo l’assunzione di quest’ultimo, dovuto alla mancanza dell’enzima che deve metabolizzarlo (lattasi), nell’intestino si verificano processi di fermentazione con la produzione di alcuni gas tra cui l’idrogeno. Quest’ultimo viene assorbito nel circolo sanguigno, arriva ai polmoni e viene eliminato con il respiro e quindi determinato con il test”.
 
Ricordiamo comunque che il paziente che presenta disturbi gastrointestinali deve rivolgersi sempre al medico specialista in Gastroenterologia il quale, dopo un’accurata valutazione clinica, prescriverà le indagini del caso (strumentali: ecografia, TAC, RMN, gastroscopia, colonscopia, ecc.) e anche test funzionali come breath test scelti a seconda della sintomatologia riferita ed alle allergie riferite dal paziente.


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