Ipertrofia prostatica benigna: cause, sintomi, diagnosi, cure

Ipertrofia prostatica benigna: cause, sintomi, diagnosi, cure
L’iperplasia prostatica benigna, comunemente detta prostata ingrossata, consiste nell’aumento di volume  della ghiandola localizzata subito al di sotto della vescica. La prostata ha la funzione di produrre una parte del liquido seminale. L’iperplasia prostatica benigna si manifesta in genere dopo i 50 anni ed è molto frequente nella fascia compresa tra i 60 e gli 80 anni: si stima che sia presente nella metà degli over 50 e nei tre quarti degli ultraottantenni. Il 40% dei pazienti con ipertrofia prostatica benigna necessita di cure.
Ci confrontiamo con il Dott. Severini Giuseppe – urologo del San Pier Damiano Hospital e di Clinica Privata Villalba.
 

Quali sono le cause di questo ingrossamento?

Purtroppo le cause sono ancora sconosciute. Data la concomitanza dell’iperplasia prostatica con l’avanzare dell’età, si studia l’ipotesi che possa rivestire un ruolo la variazione dell’equilibrio ormonale (andropausa) e in particolare il livello di testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, nel senso che il nuovo assetto ormonale, con la variazione del rapporto androgeni/estrogeni potrebbe favorire l’ingrossamento della ghiandola prostatica.
 

Quali sintomi caratterizzano l’ipertrofia prostatica benigna?

L’ipertrofia prostatica benigna non presenta sintomi propri ma si manifesta con sintomi legati alla difficoltà ad urinare: la ghiandola ingrossata, infatti, comprimere la parte di canale che mette in comunicazione la vescica con l’esterno) che la attraversa restringendone il calibro ed obbliga la vescica a un eccesso di lavoro per espellere l’urina accumulata.
Questo disturbo può con il tempo indebolire e rendere meno performante la vescica, che può infettarsi più facilmente, produrre calcoli e rendere difficile il completo vuotamento vescicale fino alla ritenzione acuta.
I sintomi che possono derivare da un’iperplasia prostatica importante sono: stimolo impellente a urinare e minzione frequente sia di giorno (pollachiuria) che di notte (nicturia), lo sgocciolamento terminale (alcune gocce di urina continuano a fuoriuscire), la sensazione di un non completo svuotamento della vescica.
Nei casi di notevole ritenzione urinaria si possono creare dei danni renali
 

Come viene eseguita la diagnosi?

L’esplorazione rettale, ovvero l’esame della prostata eseguito attraverso l’ano, rappresenta il primo esame necessario per identificare la ipertrofia della prostata. Questo controllo è consigliato ogni anno a partire dai 50 anni di età, soprattutto in pazienti che hanno avuto in famiglia ascendenti con storia di tumore prostatico.
Solitamente si associano degli esami strumentali quali: l’ecografia transrettale –per  rilevare le dimensioni della prostata– e, soprattutto nelle fasi iniziali delle difficoltà minzionali, la flussometria – che misura la velocità e la forza del getto urinario.
Accompagna questi controlli un prelievo venoso per conoscere il valore del PSA, l’antigene prostatico specifico, che, pur non essendo un marker specifico per tumore, può far ritenere opportuno richiedere più approfonditi esami proprio per escludere un eventuale concomitante tumore, ed un esame delle urine.
 

Quali terapie farmacologiche si consigliano?

Non esistono terapie mediche che risolvano completamente la ipertrofia prostatica ma terapie che migliorano le modalità di svuotamento vescicale , migliorando quindi i disturbi della minzione sopra riportati.
Di solito i primi effetti benefici si evidenziano dopo alcune settimane di terapia e possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere il risultato massimo.
I farmaci in uso sono: gli inibitori ormonali, essi agiscono inattivando gli enzimi che permettono la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone (Dht), che , sembra  partecipare al processo di ingrossamento della prostata. La somministrazione di tali farmaci riduce, nel tempo, il volume della ghiandola ma, non è detto, che risolva completamente i disturbi della minzione
Gli alfa bloccanti che rilassano il tono muscolare di collo vescicale e prostata, migliorando il flusso urinario.
Un capitolo a parte merita l’uso del detrusore vescicale che evita fastidi legati soprattutto all’urgenza e alla frequenza minzionale. E’ sempre importante ricordare che i farmaci devono essere assunti a stretto controllo medico.

 
Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

L’intervento chirurgico viene eseguito o per mancato miglioramento, dopo terapia medica, o per sopraggiunte complicanze. Eseguito, quasi sempre in anestesia spinale, viene attuato per via transuretrale (resezione endoscopica della prostata – TURP- con varie metodiche).
Attraverso l’uretra viene rimossa la sola parte ipertrofica della ghiandola, scavando una sorta di tunnel con lo scopo di ampliare il canale e facilitare la minzione. E’ un intervento poco invasivo che comporta una degenza di pochi giorni. In casi particolari può essere indicato l’intervento chirurgico open (ovvero con taglio sovrapubico) che ha lo stesso scopo e finalità della resezione endoscopica ma che comporta un post operatorio più lungo e con maggiori disagi per il paziente
 

Per una corretta prevenzione cosa suggerisce ai pazienti?

Non sono state trovate correlazioni dirette tra cibo, dieta e nutrizione, si consiglia esercizio fisico moderato e consumo di frutta e verdura; limitare i cibi grassi, le carni rosse e le bevande alcoliche. Bisogna, inoltre, evitare di bere troppa acqua o altri liquidi di sera, per ridurre il bisogno di urinare durante la notte, e cercare sempre di svuotare del tutto la vescica, cercando di capire se il vuotamento risulta più soddisfacente da seduto a da in piedi.
 
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