Ravenna Medical Center / 09 dicembre 2020

Le conseguenze della pandemia da Coronavirus sui disturbi psicologici

Le conseguenze della pandemia da Coronavirus sui disturbi psicologici
Questo momento storico coinvolge tutti, in tutto il pianeta: la pandemia da Coronavirus ha toccato l’intero mondo, influenzando l’economia ma anche il nostro mondo interiore. È quindi giusto riflettere sulle conseguenze che questo evento imprevisto ha e potrà avere sulla psiche delle persone, così come sull’importanza di prendersene cura con un sostegno professionale. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Alessia Scotti, psicologa presso l’ambulatorio di Psicologia di Ravenna Medical Center: qui si svolgono regolarmente  sedute in tutta sicurezza e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Ogni giorno arrivano nuove notizie relative alle regole da seguire per fronteggiare il Coronavirus. Il Governo e le Regioni stanno mettendo in atto misure che in alcuni casi equivalgono al lockdown vissuto in primavera. Quali sono i risvolti psicologici immediati di un ritorno alla chiusura?

Innanzitutto bisogna ricordare che la psicologia è una disciplina fondata sulla particolarità, quindi ogni caso è a sé stante. Qui ci troviamo però di fronte al primo evento traumatico planetario.  Se il primo lockdown era “a termine”, un evento che potevamo immaginare come una breve anomalia e che avrebbe presto fatto spazio alla solita normalità, esiste ora un sentimento collettivo in risposta al suo ritorno: la paura che il mondo si sia trasformato definitivamente, o comunque per un tempo molto più lungo. Questo “non vederne la fine”, unito al “fallimento” del sacrificio fatto durante il primo lockdown totale, ci rende delusi e senza speranza: e se alla fine non andasse tutto bene? La disillusione si espande sino a contagiare il singolo individuo. Le nuove misure restrittive, ma anche le procedure che regolano le esperienze quotidiane, sono oggetto di un continuo, faticoso cambiamento, che genera un senso di imprevedibilità e di impermanenza. Il rassicurante ma fittizio sentimento umano della continuità, che da sempre cerchiamo di consolidare, negando debolezza e morte, si incrina continuamente e questo ci impedisce di stabilire una routine, una progettualità. Inoltre, la fatica da adattamento ed elaborazione del cambiamento si riferisce soprattutto all'ambito lavorativo, perché l'ambito del piacere, dello svago, delle relazioni interpersonali è momentaneamente mortificato.

A proposito di lavoro, pensando invece a conseguenze meno immediate ma molto concrete, come può influire sulla psiche l'incertezza del futuro e dell'economia?

Il lavoro è anche un modo per darsi senso, per sentirsi utili, per svegliarsi al mattino con uno scopo; non riguarda soltanto il sostentamento economico. C’è chi lo ha perso, ma chi è riuscito a conservarlo ha certamente dovuto reinventarlo. In questa situazione molte persone sviluppano un umore depresso, una sensazione di impotenza personale, di estrema fatica e di un'esistenza “a metà”. Sul piano sociale si sta verificando una fortissima pressione, evidente nei disordini civili che si stanno verificando. L’incertezza ha naturalmente diverse conseguenze relazionali: abbiamo rapporti a distanza, nei quali è necessario ristabilire codici, modi e tempi diversi per riscoprire la vicinanza. I bambini e gli adolescenti hanno certamente una maggiore capacità adattiva: per esempio hanno già creato nuovi gesti per comunicare, per riconoscersi, per starsi vicino. Si tratta purtroppo di capire quali tracce profonde lascerà tutto questo sullo sviluppo della personalità dei più piccoli e come possiamo accompagnare, a livello sociale, il compito soggettivo della rielaborazione di questi eventi così singolari. Certamente è importantissimo cercare di spiegare cosa succede ai bambini più piccoli, che vivono ancora il retaggio dell’onnipotenza tipicamente infantile, ed evitare di investire l'atmosfera familiare con emozioni ansiose o di panico, in modo che non si sentano responsabili o costantemente in pericolo. Per esempio, i più piccoli si stanno adattando alla privazione del contatto fisico, che viene inconsciamente vissuto come un pericolo per se stessi e per gli altri.

In quali modalità le persone che già soffrono di disturbi psicologici affrontano questo momento storico così delicato?

Dipende dai vari tipi di sintomatologia e dalle risorse personali. Ci sono stati pazienti, la cui situazione di partenza era già molto grave, che si sono mostrati estremamente resilienti. In altri casi, assistiamo ad una grande fatica elaborativa: alcuni pazienti ad esempio fanno sogni molto diversi da quelli fatti precedentemente, sogni d’angoscia, che contemplano la peggiore delle ipotesi. Sicuramente riscontro le maggiori difficoltà nei pazienti con sintomatologia ansiosa, che si trovano a fronteggiare una maggiore imprevedibilità, e con umore depresso, che incontrano nella realtà la sensazione del vuoto e della morte.

Quando la pandemia sarà terminata, quali sarebbero i passi ideali da compiere in tema di salute mentale? Come si sta comportando la comunità scientifica?

La comunità scientifica e in particolare quella degli psicologi è composta da esseri umani, a loro volta coinvolti in questa esperienza. Si stanno sviluppando moltissime ipotesi d'intervento e considerazioni generali di grande valore, ma servirà prima una certa distanza dal fenomeno stesso, per poterne dire qualcosa di più preciso. La psicologia dell’emergenza forse è quella più attrezzata in termini di protocolli, ma si occupa di eventi circoscritti, nel tempo e nello spazio. Un trauma di tale portata, se intendiamo il trauma come esperienza spartiacque, non è mai stato storicamente affrontato da nessuno, psicologi compresi. Del resto, il contributo della ricerca sulla salute mentale potrebbe essere determinante. Quando si verifica un evento che mette in evidenza le fragilità umane, uno psicologo si sente chiamato ad aiutare. Durante il lockdown tutti gli psicologi che conosco si sono adoperati per la propria comunità, per mettere a disposizione la possibilità di parlarne, di essere ascoltati, di dare un senso nuovo a quello che sta accadendo.

Sono cambiate le modalità di comunicazione con gli psicologi? E in che modo?

È possibile avere un filo diretto con il proprio psicologo sia telefonicamente, sia tramite seduta online. L’incontro da remoto è un passo in più rispetto alla telefonata, ma esclude pur sempre la corporeità, così come la seduta in presenza con l’utilizzo delle mascherine limita la visione del volto. Tutto questo ostacola la comunicazione non verbale, ma è comunque essenziale mantenere la relazione e non interrompere i percorsi psicologici. Al contrario, è un cambio di registro importante, che si può esplicitare durante i colloqui. Il lockdown è stato un’interruzione brusca e totale della normalità: è quindi importantissimo avere la sensazione di non essere lasciati cadere nel vuoto, all'improvviso, ma di mantenere la continuità dei colloqui con il professionista di riferimento. Alcuni pazienti si trovano maggiormente a proprio agio in una situazione di distanza, come nel colloquio online,  e altri invece molto meno. Il bisogno della relazione, del contatto, della comunicazione, resta fondamentale per gli esseri umani, così tanto da farsi strada in modi nuovi e inaspettati come una vera e propria forza, che vince su tutto.

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Revisione medica a cura di: Scotti Alessia
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