Le nuove frontiere per la cura dell’endometriosi. Ospedale San Carlo di Nancy presente all’Endo Social Day

Le nuove frontiere per la cura dell’endometriosi. Ospedale San Carlo di Nancy presente all’Endo Social Day
Domenica 28 marzo si è tenuto l’Endo Social Day, il convegno online sull’endometriosi organizzato da “Endomarch Team Italy”, associazione di volontarie, nonché donne affette da endometriosi, attive nella divulgazione e sensibilizzazione sulla patologia endometriosica. Al convegno è intervenuto il sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, che ha fortemente voluto nella Legge di Bilancio l’istituzione del Fondo nazionale per la ricerca e le cure per l’endometriosi. All’interno di tre sessioni di approfondimento, esperti del mondo scientifico nazionale e internazionale si sono poi confrontati sulla localizzazione e sugli approcci diagnostici e terapeutici di una patologia cronica che colpisce 3 milioni di donne in Italia e 176 milioni in tutto il mondo, interessando il 10-15% della popolazione femminile in età fertile. 

La patologia è causata dalla crescita di tessuto endometriale fuori dall’utero e si manifesta con dolore pelvico, spesso associato al flusso mestruale. La Dott.ssa Laura La Barbera, medico radiologo presso l’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma, è intervenuta al convegno come radiologo esperto su “La risonanza magnetica nella diagnosi dell’endometriosi”, tracciando il punto sui vari aspetti della malattia: “Quando una paziente lamenta un dolore importante durante l’ovulazione e/o la mestruazione – commenta –  il sintomo non va mai sottovalutato, perché 1 donna su 10 può essere affetta da endometriosi. Questa patologia è subdola e a lenta evoluzione; può comportare uno stato infiammatorio cronico dei tessuti sui quali va a localizzarsi, creando infiltrazioni tra gli organi e limitandone le funzionalità. Di conseguenza, possono formarsi cisti alle ovaie o aderenze importanti, anche con interessamento di intestino, retto e sigma. Ma la malattia può intaccare anche gli ureteri, provocando dolore renale. Nei casi più gravi, le pazienti possono arrivare alla diagnosi con una sintomatologia di subocclusione intestinale e il rischio è di andare incontro ad interventi di resezione”. 
La presentazione della patologia è varia e può essere “silente” allo stadio iniziale: “La sintomatologia a volte è atipica – chiarisce la Dott.ssa La Barbera – e può manifestarsi con assenza di dolore, ma infertilità, o con sintomatologia gastrointestinale, tipo alterazioni dell’alvo o coliche addominali. Il ritardo diagnostico varia da 5 a 7 anni, ma può arrivare anche a 9, perché la malattia non dà sempre sintomi specifici o quando si presentano vengono sottovalutati”. 

Gli approcci diagnostici e terapeutici

Visita ginecologica ed esami strumentali sono il primo passo per diagnosticare l’endometriosi: “Riguardo alla diagnostica – prosegue la Dott.ssa – il primo approccio è clinico ed ecografico, ma deve essere eseguito da mani esperte, perché è necessaria una formazione specifica per la diagnosi. L’apparecchiatura e il protocollo per l’ecografia e la risonanza magnetica devono essere adeguati, altrimenti è difficile riconoscere questa patologia. In Italia, possiamo contare su specialisti molto preparati e performanti, ma è necessaria un’informazione a largo spettro sul territorio e un’ulteriore formazione per aumentare il personale medico dedicato”.  
 
Una nuova frontiera terapeutica emersa nel convegno e volta a trattare i disturbi presenti nell’endometriosi è rappresentata dalla Neuropelveologia, la metodica innovativa fondata dal Professor Marc Possover: “È una branca a metà tra la ginecologia e la neurologia – spiega La Barbera – perché l’endometriosi può intaccare i nervi pelvici, o comunque dare una sintomatologia dolorosa di tipo neuropatico anche dopo plurimi interventi per endometriosi, e sono necessari specialisti dedicati a questa sintomatologia, che agiscono in funzione della risoluzione del dolore e della neuromodulazione”. 

Per una sua completa gestione, l’endometriosi richiede un approccio multidisciplinare: “Non esiste un percorso standardizzato – conclude la Dott.ssa – ogni paziente è a sé, perché sono tanti i parametri da considerare, così come gli organi che possono essere intaccati. Oltre ai ginecologi specializzati nella patologia che gestiscono il percorso, servono gastroenterologi, chirurghi, esperti di pavimento pelvico, radiologi, ecografisti, osteopati, nutrizionisti, senza contare le alterazioni psicologiche che la malattia può comportare”.
Per maggiori informazioni o prenotazioni contatta il numero 06 39976496 o scrivici tramite il form dedicato 
Revisione medica a cura di: La Barbera Laura
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