Ospedale San Carlo di Nancy / 29 settembre 2022

Micropene: intercettare il prima possibile la patologia

Micropene: intercettare il prima possibile la patologia
L’ipoplasia peniena chiamata anche micropene è una problematica particolarmente delicata, relativamente diffusa tanto che la sua incidenza è di 1 neonato ogni 200. Il dottor Pierluigi Bove, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia all’Ospedale San Carlo di Nancy ci spiega di cosa si tratta

Che cos'è l'ipoplasia peniena

“Si parla di micropene quando le misure in erezione sono inferiori a 7 cm nell’adulto e a 1.5 cm nel neonato. Non c’è un’età di esordio specifica ma il pediatra sicuramente durante le prime visite può accorgersi della patologia. L’auspicio è che venga appunto intercettata subito l’ipoplasia peniena in modo da somministrare la terapia ormonale precocemente e quindi intervenire con ormoni specifici sostitutivi per quel paziente. Più spesso però il paziente se ne accorge in età post-puberale in concomitanza dei primi approcci sessuali”, 

Quali sono le conseguenze di questa patologia?

“La patologia porta a diverse disfunzioni se il pene è molto piccolo, come ad esempio la difficoltà ad urinare e alla penetrazione durante l’atto sessuale. Spesso si associa anche ad alterazioni della fertilità. Naturalmente queste riduzioni delle dimensioni peniene inducono nel paziente un senso di frustrazione e patologie di tipo psicologico fino a portare ad una depressione maggiore”.

Come insorge la patologia 

"Si registrano delle forme idiopatiche per le quali non conosciamo la causa e sono quelle più rare. Le forme più comuni invece sono legate a deficit di tipo ormonale, ovvero alla carenza di testosterone, perciò bisogna capire che tipo di classificazione dare a questo ipogonadismo attraverso gli esami del sangue. Nel caso del neonato si opterà per una terapia ormonale sostitutiva del testosterone. Nella fase in cui lo sviluppo puberale è avvenuto, possiamo ricorrere alla chirurgia (falloplatica di allungamento). Sono diverse le tecniche chirurgiche che però, si è visto nel passato, non hanno avuto così successo e non hanno soddisfatto il paziente. Oggi si ricorre molto di più invece alla chirurgia protesica, grazie a tecniche e materiali all'avanguardia, con protesi che sono posizionate all’interno dei corpi cavernosi e che vanno a creare l’impalcatura scheletrica del pene determinandone una lunghezza che anatomicamente quel paziente non raggiungerebbe”.
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Revisione medica a cura di: Prof. Pierluigi Bove
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