04 aprile 2021

PMA, il percorso di C. e M.: “Ogni momento un mattoncino necessario per costruire la strada verso la gravidanza”

PMA, il percorso di C. e M.: “Ogni momento un mattoncino necessario per costruire la strada verso la gravidanza”
In cuor mio sapevo che prima o poi sarei diventata mamma, ed è stata questa consapevolezza che mi ha permesso di non arrendermi mai, anche quando lo sconforto era tanto”: la signora C., 31 anni, ci ha raccontato la sua esperienza insieme al marito, M., 32 anni, con la PMA, la Procreazione Medicalmente Assistita, presso il Centro dell’Ospedale Santa Maria di Bari, diretto dal Dottor Pasquale Totaro.

Dopo un anno di tentativi con rapporti mirati e test di gravidanza negativi, C. decide insieme al ginecologo di fiducia di eseguire una serie di analisi specifiche, per indagare su una eventuale infertilità a impedire la gravidanza. Tuttavia, né gli esami né la successiva visita specialistica andrologica hanno rilevato patologie.
 

Cosa sapevate delle patologie legate alla fertilità prima di iniziare il percorso?

Inizialmente assolutamente nulla, ma dopo le prime visite con il ginecologo abbiamo iniziato a informarci, con i vari canali, soprattutto telematici, sulle patologie legate all’infertilità e sul percorso di Procreazione Medicalmente Assistita.
 

Il ginecologo vi ha suggerito di procedere con la tecnica PMA di I livello, l’inseminazione intrauterina.

“Quando la lineetta sul test di gravidanza rimane sempre e solo una, diventa un problema personale: la sensazione è che qualcosa non vada bene nel tuo corpo o che non si stia facendo abbastanza. Ti senti inadeguata e imperfetta, ed è allora che inizi a leggere di tutto sulla fertilità, cercando di capire cosa migliorare: dallo stile di vita all’alimentazione. I primi mesi in cui si prende coscienza di doversi affidare a degli specialisti per una cosa tanto naturale sono particolarmente intensi”.
 

L’inseminazione, però, non è andata a buon fine.

“Dopo il primo tentativo andato male, il secondo è andato anche peggio: il ciclo mestruale non arrivava ed ero sempre più gonfia. Ero preoccupata”.
 

Cosa vi ha convinti ad affidarvi al dottor Totaro e alla sua équipe?

Avevo bisogno di risposte alle mie domande e, fin dal primo incontro, con il dottor Totaro si è creata subito una forte empatia: siamo stati colpiti dalla sua sicurezza e dalla tranquillità nell'esporre una questione che sembrava troppo grande per noi. Inoltre, ci ha spiegato dettagliatamente il percorso che ci stavamo preparando ad affrontare e le varie fasi delle tecniche di PMA di II livello”.
 

Quale procedura è stata scelta per il percorso?

La ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo, metodologia di II livello che prevede la microiniezione di un singolo spermatozoo all’interno della cellula uovo e il conseguente transfer dell’embrione ottenuto da questa fecondazione nell’utero, NdR).
 

Quale è stato il primo passo?

“Fare una serie di analisi. Abbiamo vissuto questo primo step abbastanza tranquillamente, anche se c’è voluto del tempo per avere i referti. Una volta ritirati, il Centro PMA di Ospedale Santa Maria mi ha comunicato che avrei iniziato la procedura a marzo 2020. Purtroppo, come sappiamo, in quel mese è iniziato il primo lockdown per fronteggiare la pandemia di Covid-19. Si può immaginare il mio sgomento, l’ansia, l’angoscia quando, il giorno prima di andare in ospedale a ritirare il piano terapeutico, mi ha chiamata la segreteria del Centro, comunicandomi l’impossibilità di procedere, rinviando tutto a causa delle misure restrittive”.
 

Avete riscontrato delle difficoltà in quel periodo?

“Per noi sono stati i due mesi più lunghi. L’unico modo per non perdere la fiducia era parlare con lo staff del Centro, sempre molto gentili e pronti a trasmetterci speranza ed ottimismo. Aspettavamo che il numero di contagi diminuisse per poter tornare a combattere per il nostro sogno. Non sapevo ancora quanto sarebbe stata difficile la strada che avremmo dovuto percorrere, ma sapevo che, se fossimo stati insieme, nessuno ci avrebbe fermati. A maggio è arrivata finalmente la chiamata con un nuovo appuntamento per il piano terapeutico”.
 

Come si è svolta questa seconda fase?

“Abbiamo iniziato subito con la stimolazione della crescita follicolare, monitorata da ecografie e prelievi ematici. Questa fase termina con il prelievo ovocitario in sala operatoria e con la fecondazione in vitro. Gli ovociti hanno risposto bene e così qualche giorno dopo si è potuto procedere con il transfer. È il passaggio più delicato, e l’ho vissuto con un misto di emozioni: speranza, ma anche tanta paura di un esito negativo. I 14 giorni successivi, quelli che devono trascorrere prima della misurazione delle Beta HCG, ormone che conferma la gravidanza, sono i peggiori. Questo percorso mette a dura prova la coppia ma, al tempo stesso, la fortifica: quando abbiamo avuto il risultato delle Beta positive ci siamo stretti in un abbraccio così forte da far mancare il fiato”.
 

Qualche ripensamento prima dell’intervento?

“Assolutamente no: quando si decide di intraprendere il percorso PMA si è consapevoli che sarà faticoso, fisicamente ed emotivamente. Ma si pensa a ogni momento come a un mattoncino necessario per costruire la nostra strada verso la gravidanza”.
 
Per ulteriori informazioni contatta l'Ospedale Santa Maria telefonando allo 080.5040111
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