Maria Cecilia Hospital / 30 novembre 2020

Quando l’angina pectoris diventa refrattaria al trattamento

Quando l’angina pectoris diventa refrattaria al trattamento
Ne abbiamo parlato con il Dott. Francesco Giannini, Coordinatore dell’Unità Operativa di Emodinamica e Cardiologia Interventistica Endovascolare presso Maria Cecilia Hospital di Cotignola (RA).
 

Angina refrattaria: di cosa si tratta?

L’angina refrattaria è, come suggerisce il nome, un particolare sottogruppo dell’angina pectoris che persiste nonostante il paziente assuma già una terapia anti-ischemica ad alto dosaggio, e non presenti lesioni coronariche trattabili mediante le tecniche di rivascolarizzazione chirurgica (bypass) o percutanea (angioplastica coronarica).
 

Quanti e quali sono i pazienti a rischio di sviluppare l’angina refrattaria?

Circa il 5-10% dei pazienti affetti da cardiopatia ischemica cronica, che già assumono una terapia medica adeguata, e che si sottopongono a coronarografia per angina, risultano non trattabili mediante rivascolarizzazione e costituiscono la popolazione affetta dall’angina refrattaria. Non si conoscono i fattori che, partendo dalla cardiopatia ischemica stabile, possano prevedere lo sviluppo dell’angina refrattaria. Questi pazienti rappresentano una vera e propria sfida terapeutica per il Cardiologo, che si ritrova a dover combattere una patologia molto limitante con solo pochi strumenti realmente efficaci.
 

Quali aspettative di vita ha dunque un paziente con angina refrattaria?

Recenti studi hanno dimostrato che l’aspettativa di vita del paziente con angina refrattaria è paragonabile a quella dei pazienti con cardiopatia ischemica stabile e asintomatica. In poche parole, quasi normale. Ciononostante, la qualità della vita di queste persone risulta incredibilmente ridotta, spingendo pazienti e relative famiglie alla continua ricerca di una terapia efficace nel controllo dei sintomi.
 

Il trattamento con Reducer: di cosa di tratta?

Il dispositivo Reducer del seno coronarico è una delle opzioni terapeutiche efficaci per l’angina refrattaria. Si tratta di uno stent metallico a forma di clessidra, che viene impiantato nel seno coronarico, ossia la vena principale del cuore, passando attraverso una vena giugulare situata del collo. Una volta posizionato, il Reducer induce un restringimento del calibro del seno coronarico, e genera una pressione retrograda che si estende dal sistema venoso fino a raggiungere il muscolo cardiaco irrorato da arterie ristrette od ostruite. Questo comporta sia l’apertura di vasi collaterali già esistenti all’interno del tessuto miocardico, sia la formazione di nuovi vasi sanguigni, con il risultato di migliorare la perfusione del cuore riducendo l’ischemia e l’angina pectoris.
 

Perché un paziente, già sottoposto a plurimi interventi coronarici, dovrebbe considerare il Reducer?

Numerosi studi internazionali hanno dimostrato che il Reducer migliora la perfusione miocardica, i sintomi di angina pectoris e la qualità della vita dei pazienti con angina refrattaria. Questo significa avere a disposizione un asso nella manica per trattare quei pazienti che non avrebbero alternative diverse dal convivere indefinitamente con i propri sintomi. Considerate le notevoli limitazioni che affliggono i pazienti con angina refrattaria, un dispositivo in grado di eliminare o anche solo ridurre i sintomi anginosi rappresenta senza dubbio una via da percorrere prima di rassegnarsi alla definitiva sconfitta terapeutica.
 

Il Reducer rappresenta quindi un trattamento risolutivo?

Purtroppo, la risposta individuale al trattamento è variabile, e per ora non completamente prevedibile: più di 8 pazienti su 10 traggono beneficio dall’impianto Reducer, che varia da una maggiore tollerabilità dei sintomi alla loro completa scomparsa. Tuttavia, una minoranza fissa della popolazione trattata (tra il 15-20% dei pazienti) non riporta alcun miglioramento. La comunità scientifica è attualmente alla ricerca di una soluzione per tale minoranza, nel tentativo di ottimizzare la risposta al trattamento e combattere ancor più efficacemente l’angina refrattaria.
 

Per maggiori informazioni contatta Maria Cecilia Hospital allo 0545.217111 oppure tramite il form contatti

Revisione medica a cura di: Giannini Francesco
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