Primus Forlì Medical Center / 22 novembre 2019

Stress: misurarlo è il primo passo per eliminarlo

Stress: misurarlo è il primo passo per eliminarlo
È possibile gestire lo stress attraverso lo studio del sistema nervoso autonomo: ognuno ha una centrale operativa che decide se il corpo deve essere acceso o spento. Quando a causa di molti fattori questa attivazione/disattivazione perde il suo equilibrio si iniziano a manifestare i cosiddetti sintomi vaghi da stress. Lo stato emotivo e il nostro sistema nervoso ed il loro equilibrio sono fondamentali per la salute a 360°, utili in tantissime situazioni, dallo sport alla patologia (come ad esempio nella gestione del morbo di Crohn), alla gestione dello stress di tutti i giorni.

Ma è possibile misurare lo stress? L’abbiamo chiesto al Dott. Massimiliano Piolanti, biologo nutrizionista esperto in alimentazione ed educazione alla salute a Primus Forlì Medical Center.

Dott. Piolanti, cosa si intende per stress?

Tutto ciò che mina il nostro equilibrio può essere definito stress e tutti gli elementi che ne sono responsabili possono essere definiti stressors. Lo stress in valore assoluto è un evento “positivo”, evento riconosciuto dal nostro corpo come una sorta di allarme che richiede un intervento dal parte del nostro sistema “corpo”. Se però questo stress diventa cronico e non rimane acuto può essere un problema.

Come lo stress incide sulla salute?

La molecola dello stress è stata definita dal medico austriaco Hans Selye nel diciannovesimo secolo ed è stata identificata nel cortisolo. Il cortisolo è stato pensato dalla natura come un ormone che in momenti di stress o difficoltà promuove tutti quei fattori che possono risolvere “il problema”.
Il cortisolo aumenta la gittata cardiaca, svolge l’azione di mobilizzazione dei glucidi e dei lipidi, fa sì che vi sia catabolismo proteico e molto altro.

Lo stress si può identificare come la variazione di più fattori fisiologici e la secrezione di acetilcolina, noradrenalina, dopamina, serotonina, insieme al cortisolo, sono indicatori di attivazione del sistema di eccitazione che coinvolge il sistema nervoso autonomo (ANS), il sistema endocrino, il cambio di stato della condizione di vigilanza sensoriale, la variazione della frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la sovra-attivazione dei feedback di risposta agli stressors.

È evidente che si tratta di attività che vogliono promuovere la formazione di energia per risolvere il problema che si deve affrontare, che sia debellare un’infezione, scappare da un predatore ieri o risolvere un problema lavorativo oggi. Chiaro è che non possiamo vivere in allarme perennemente, cosa oggi invece molto frequente.

Quali situazioni possono essere sintomo di uno squilibrio?

Possiamo identificare come campanelli di allarme quelli che sono stati definiti i MUS, o sintomi vaghi da stress, comuni sintomi che possono essere fisici o comportamentali.

Alcuni esempi di sintomi presenti nella maggioranza della popolazione sono:
  • Sintomi fisici: gonfiore addominale, difficoltà a riposare e insonnia, fatica ad andare di corpo, sudorazione notturna, tachicardia, ansia e altro;
  • Sintomi comportamentali: preoccupazione costante, irritabilità, necessità di uso di fumo o di alcolici per rilassarsi, difficoltà di memoria e concentrazione.
Quando questi sintomi si prolungano nel tempo oltre i 6 mesi possono esserci ripercussioni sulla salute.

Quali sono le principali differenze e funzionalità del sistema parasimpatico e del sistema simpatico?

Il sistema simpatico e parasimpatico fanno parte del Sistema nervoso autonomo; il primo (il simpatico o SNS) dovrebbe essere attivo durante il giorno e supportarci nelle attività ad alta richiesta metabolica, l’altro (il parasimpatico o PNS) ha scarsa richiesta metabolica ed è coinvolto nel recupero e nel ripristino attivo principalmente nella finestra notturna. Quando si riscontra un disequilibrio tra il sistema simpatico e quello parasimpatico vi è spesso uno stato di stress.

Come si misura lo stress?

Ci sono diverse modalità per la misurazione dello stress. Oggigiorno una tra le più utilizzate è la tecnologia del PPG-stress flow che consente un esame molto semplice, non invasivo e validato: viene posizionato il pletismografo negli indici di entrambi le mani del paziente; in soli 5 minuti viene rilevata l’attività del sistema nervoso autonomo e la frequenza cardiaca.
Attraverso questi dati possiamo quindi capire che dominanza c’è dal punto di vista del sistema simpatico o del sistema parasimpatico e attuare una strategia per il ripristino di uno status di tranquillità che vada ad eliminare le cause dello stress.
Al paziente non è richiesta nessuna preparazione particolare, ma in linea generica sarebbe ottimale non mangiare e non fare attività nelle due ore precedenti, per dare risultati il più accurati possibile.

Com’è possibile ritrovare l’equilibrio perduto?

Per ripristinare lo stato di equilibrio possono concorrere molti fattori: una corretta alimentazione, un’attività fisica ottimale per il singolo ed esercizi di meditazione e respirazione.

Attraverso i risultati ottenuti dal PPG-stress flow è possibile attuare metodologie di Biofeedback, un esercizio psicofisiologico molto utile nel riequilibrare e migliorare il sistema nervoso autonomo e ad incrementare la variabilità della frequenza cardiaca. Si tratta di un esercizio semplice e facile da effettuare a casa in maniera autonoma, attraverso il quale la persona è in grado di riconoscere e di conseguenza riequilibrare le situazioni che provocano stress. Biofeedback significa saper riconoscere e comprendere i segnali di stress del nostro corpo per poter attuare un piano di controllo e correzione dei fattori negativi.

Grazie ad una nuova misurazione del PPG-stress flow saremo poi in grado di valutare i miglioramenti e il trend del paziente.

 
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Revisionato da: Piolanti Massimiliano
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