Maria Cecilia Hospital / 14 aprile 2021

Tecniche percutanee per le patologie del cuore: meno invasive e adatte per gli over 75 anni e non solo

Tecniche percutanee per le patologie del cuore: meno invasive e adatte per gli over 75 anni e non solo
L’Emodinamica è la branca della cardiologia che si occupa dello studio del flusso di sangue nei vasi e delle patologie che possono alterare il normale circolo ematico.
Al fine di indagare la presenza di ostruzioni e di ripristinare la normale funzionalità dei vasi sanguigni, soprattutto nei pazienti dai 70-75 anni in poi per i quali un intervento chirurgico potrebbe essere rischioso, gli operatori di Emodinamica possono utilizzare diverse tecniche, molte delle quali non invasive (percutanee) che permettono al paziente di subire un intervento meno impegnativo e più veloce sia in termini di durata dell’intervento stesso che di recupero post operatorio. 

Tre sono le tecniche maggiormente utilizzate a Maria Cecilia Hospital di Cotignola (RA):
  • angioplastica periferica: metodica utilizzata per dilatare eventuali restringimenti a carico delle arterie periferiche (carotidi, succlavie, arterie vertebrali,renali e degli arti inferiori). Al fine di dilatare l’arteria, si posiziona un catetere a palloncino che, dilatato in corrispondenza della stenosi, permette al sangue di tornare a scorrere senza impedimenti; l’intervento può prevedere, infine, il posizionamento di uno stent in base al tipo di distretto trattato; 
  • angioplastica coronarica: in questo caso il trattamento con palloncino viene applicato alle arterie coronariche. Viene solitamente posizionato durante l’intervento uno stent medicato, che permette di mantenere il tratto arterioso aperto, senza che possa restringersi nuovamente: gli stent di ultima generazione consentono di mantenere pervio il vaso trattato anche a distanza di tempo, con necessità di  utilizzo della terapia farmacologica con doppia anti-aggregazione ormai limitato a pochi mesi nella maggior parte dei casi;
  • cardiologia interventistica strutturale: comprende la correzione dei difetti delle valvole e la chiusura del forame ovale pervio e dei difetti interatriali.
A Maria Cecilia Hospital l’interventistica strutturale comprende, innanzitutto, la TAVI – afferma il dottor Roberto Nerla, Responsabile di cardiologia strutturale e della ricerca in cardiologia interventistica di Emodinamica e Cardiologia Interventistica Endovascolare – una procedura che permette l’impianto di una protesi valvolare biologica nei pazienti con grave stenosi aortica tramite un accesso femorale e senza necessità di apertura chirurgica e con efficacia almeno pari a quella della cardiochirurgia tradizionale”. 
La Mitraclip è la procedura che riserviamo ai pazienti affetti da insufficienza mitralica, un’incontinenza della valvola che regola il passaggio di sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro. Spesso questa patologia è il risultato di una alterazione del ventricolo sinistro che rende molto complicata la chirurgia tradizionale ed espone il paziente al rischio di andare incontro a molteplici episodi di scompenso cardiaco”. 

“La chiusura percutanea del forame ovale pervio (PFO) è eseguita tramite il posizionamento di un ombrellino che permette di chiudere l’apertura fra atrio destro e atrio sinistro nota come forame ovale pervio quando essa è causa di eventi ischemici cerebrali. In alternativa al posizionamento del tradizionale ombrellino metallico, ma solo in casi anatomicamente selezionati, è possibile eseguire la chiusura mediante una sutura del forame ovale pervio attraverso un sistema percutaneo chiamato NobleStitch”. 

Infine, l’interventistica strutturale si avvale della possibilità di eseguire la chiusura percutanea dell’auricola dell’atrio sinistro, procedura riservata a quei pazienti affetti da fibrillazione atriale che hanno una controindicazione assoluta all’assunzione di anticoagulanti per sciogliere il sangue (ad esempio perché hanno già avuto un grave sanguinamento in corso di terapia). Attraverso tale procedura, è possibile minimizzare il rischio di embolizzazione dei coaguli posizionando un tappo che esclude l’auricola sinistra dal resto del circolo ematico, permettendo così ai pazienti di sospendere la terapia anticoagulante.  

I dispositivi utilizzati per queste procedure sono inseriti tramite accesso venoso o arterioso. 
Tali tecniche non sono però indicate per tutti i pazienti: “La decisione di intervenire per via percutanea o chirurgica – spiega il dottor Nerla – viene presa all’interno dell’Heart Team, che discute il singolo caso e sceglie la via migliore di intervento in base alle condizioni cliniche ed anatomiche del paziente stesso."

Le tecniche percutanee presentano indubbiamente diversi vantaggi rispetto alle tecniche chirurgiche: a parte i tempi più brevi di intervento, anche i tempi di recupero sono ridotti – il paziente può tornare a casa dopo 2-3 giorni dall’intervento. La mortalità e la morbilità  (ovvero le conseguenze negative degli interventi) sono fortemente ridotte a tutto vantaggio della qualità di vita perioperatoria e del comfort del paziente. 
 
Per maggiori informazioni o prenotare una visita puoi rivolgerti a:
Maria Cecilia Hospital >0545 217111


 
Revisione medica a cura di: Nerla Roberto
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