Ravenna Medical Center / 31 maggio 2021

Celiachia e sensibilità al glutine non celiaca: somiglianze e differenze

Celiachia e sensibilità al glutine non celiaca: somiglianze e differenze
La dieta priva di glutine costituisce il pilastro della terapia per la celiachia: grazie a un’alimentazione basata su prodotti aglutinati, la maggior parte dei pazienti riesce a tenere sotto controllo i sintomi. Esiste però anche un’altra categoria di pazienti che trae beneficio da un’alimentazione povera o priva di glutine: si tratta delle persone con sensibilità al glutine non celiaca (o NCGS, Non-celiac Gluten Sensitivity), una patologia più criptica della celiachia e più difficile da diagnosticare.
Anche se il glutine è il comune denominatore, la celiachia e la sensibilità al glutine non celiaca hanno caratteristiche peculiari, che le identificano come disturbi distinti da seguire e trattare in modo specifico. La Dott.ssa Sara Piazza, Dietista presso Ravenna Medical Center, ci illustra le caratteristiche principali di queste due patologie.
 

Che cos’è la celiachia e come si manifesta?

La celiachia è una patologia piuttosto rara, colpisce circa l’1% della popolazione generale. A essere colpite sono soprattutto le donne, che in Italia rappresentano il 70% dei pazienti celiaci. 
Se in passato si pensava che la celiachia fosse presente fin dalla nascita, oggi sappiamo che un individuo può diventare celiaco in qualsiasi momento della vita, anche da adulto. In particolare si possono individuare due picchi di insorgenza: il primo a 1-2 anni, in corrispondenza dello svezzamento (forse a causa dell’introduzione di nuovi cibi) e il secondo picco a circa 30 anni, probabilmente a causa dell’attività ormonale che si riscontra soprattutto nella popolazione femminile. 
 
La celiachia è una patologia autoimmune, causata da un’attivazione anomala del sistema immunitario del paziente che va a colpire e danneggiare la mucosa dell’intestino tenue. Le cause scatenanti sono ancora oggetto di dibattito tra gli specialisti e potrebbero essere molteplici: dalla predisposizione genetica alle alterazioni del microbiota, dalla diminuzione di vitamina D all’uso massivo nella dieta di farine raffinate al posto di grani antichi.
Il primo test diagnostico da eseguire nel caso di sospetta celiachia consiste nella ricerca di anticorpi specifici, che segnalano un’alterata funzione del sistema immunitario (anticorpi anti-transglutaminasi, anti-endomisio e anti-gliadina). Se questi test sierologici risultano positivi, per la conferma della diagnosi è necessaria una biopsia intestinale, che, nel paziente celiaco evidenzia tipiche alterazioni intestinali (come la cosiddetta “mucosa rasa”). In età pediatrica, la biopsia si esegue solo in casi selezionati (a causa dell’invasività di questo esame) e si privilegia invece il colloquio dietetico con un dietista esperto. 
 
I pazienti celiaci che si rivolgono al medico hanno generalmente sintomi intestinali (diarrea, stipsi, afte, crampi), ma non bisogna dimenticare che la patologia si può presentare con una varietà di sintomatologie: «Oltre alla forma classica, esistono anche forme caratterizzate da sintomi atipici (debolezza, calo ponderale, deficit staturale, edemi, osteopatia, osteoporosi, ansia, atassie, aborti ricorrenti, menarca tardivo, anemia sideropenica, malassorbimenti) e forme subcliniche senza sintomi importanti. Esistono anche forme potenziali, caratterizzate da test sierologici positivi ma senza lesioni alla mucosa intestinale: queste forme potrebbero non sfociare mai una patologia conclamata perché l’esordio dipende anche da altri fattori predisponenti, come la dieta».
 
La dieta aglutinata, che va seguita per tutta la vita, permette al paziente celiaco adulto di evitare le complicanze di questa patologia e, nel caso dei pazienti pediatrici, di riportare nella norma i parametri antropometrici di crescita.

Che cos’è la sensibilità al glutine non celiaca?

La sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) è una patologia ancora poco conosciuta, riconosciuta come realtà a sé stante dalla celiachia da circa una decina di anni.
Si manifesta con sintomi molto simili a quelli della celiachia e risponde bene a una dieta povera di glutine. Tuttavia, i pazienti con questa sensibilità non risultano positivi agli accertamenti medici comunemente usati per diagnosticare la celiachia: i test sierologici risultano negativi e la biopsia intestinale non rileva anomalie. Tuttavia, proprio come i pazienti celiaci, i pazienti NCGS hanno una storia di sintomi intestinali ed extra-intestinali che regrediscono seguendo una dieta priva di glutine e che ricompaiono quasi subito non appena il glutine viene reintrodotto.

Come si diagnostica la sensibilità al glutine non celiaca?

A differenza di quanto avviene per la celiachia, per la NCGS non esistono ancora test specifici per identificarla. La NCGS si diagnostica quindi solo sulla base dei segni clinici, che possono includere sia sintomi intestinali (stomatiti aftose, dolori addominali, meteorismo, vomito, diarrea) sia extra-intestinali (cefalee, sintomi psichici ecc.). «Una volta appurato che questi sintomi non dipendono da altre patologie (celiachia, ma anche sindrome dell’intestino irritabile o allergie), questi pazienti dovrebbero essere introdotti in uno studio clinico in doppio cieco in cui è possibile monitorare come si modificano i sintomi dopo una dieta priva di glutine. Se i sintomi migliorano dopo la rimozione del glutine e tornano a peggiorare dopo la sua reintroduzione nella dieta, al paziente viene diagnosticata la NCGS ».
La Dott.ssa Piazza ha preso parte alla gestione di trial in doppio cieco contro placebo per la diagnosi di pazienti NCGS collaborando con il Professor Giacomo Pietro Ismaele Caio, specialista di gastroenterologia e allergologia presso Clinica Privata Villalba ed esperto di celiachia. 
I pazienti con NCGS, a differenza dei celiaci, possono anche ritornare sani dopo un certo periodo di tempo. Il dietologo e il nutrizionista possono aiutare questi pazienti a calibrare la propria alimentazione nel tempo, assicurando al paziente una dieta equilibrata che non li privi di nutrienti essenziali.

Cosa fare se si sospetta di essere celiaci o sensibili al glutine?

Il paziente che sospetti di avere questi disturbi deve sempre affidarsi alle cure degli specialisti (internista, dietologo, nutrizionista) e mai effettuare un'autoprescrizione della dieta, in quanto tutte le diete che escludono qualche alimento senza un motivo conclamato comportano deficit nutrizionali se effettuate nel lungo periodo.
 
Per la celiachia è importante la diagnosi precoce, perché se non trattata con un'adeguata dieta aglutinata può condurre a patologie gravi come l’iposplenismo (che porta a una ridotta funzionalità della milza), la celiachia refrattaria, la sprue collagenosica, il linfoma intestinale e l’adenocarcinoma del tenue, la colite collagenosica e la digiunoileite ulcerativa. Le complicanze vanno sempre sospettate ed escluse in tutti quei soggetti che, nonostante una rigida dieta aglutinata, lamentano un’ingiustificata persistenza o la ricomparsa di sintomi quali diarrea, subocclusione intestinale, dolore addominale, calo ponderale, febbre ed astenia severa. 
 
È importante che il paziente celiaco o sensibile al glutine (NCGS) sia seguito dal Dietista nella sua alimentazione, in quanto un abuso di prodotti confezionati senza glutine, molto ricchi in grassi e addensanti, può portare il paziente a soffrire negli anni della così detta «sindrome metabolica», una patologia multifattoriale che si manifesta con ipertensione arteriosa, ipecolesterolemia, fegato steatosico, resistenza insulinica e glicemia non controllata. Fondamentale è quindi il rapporto di fiducia tra il paziente e il professionista sanitario che lo segue.
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Revisione medica a cura di: Prof. Giacomo Caio, Dott.ssa Sara Piazza

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