Città di Lecce Hospital / 06 aprile 2020

COVID-19: le informazioni utili per i pazienti oncologici e immunodepressi

COVID-19: le informazioni utili per i pazienti oncologici e immunodepressi
L’attuale pandemia di COVID-19 desta preoccupazioni nei pazienti immunodepressi o già affetti da patologie severe tra le quali anche quelle oncologiche.

In questa intervista al Prof. Massimo Federico, responsabile del reparto di Oncologia presso Città di Lecce Hospital e titolare della cattedra di Oncologia Medica dell’Università di Modena e Reggio, fa chiarezza su alcune informazioni utili sia per i pazienti oncologici che immunocompromessi.

Professore, come funzionano le reazioni immunitarie e cosa succede quando l'organismo entra in contatto con un "nuovo" virus?
Quando l’organismo umano viene a contatto con un agente patogeno, in questo caso un virus, attiva il proprio sistema immunitario (i linfociti) a produrre anticorpi specifici contro il virus. Il sistema immunitario ha bisogno di alcuni giorni per produrre una quantità adeguata di anticorpi ed in questo periodo il virus si può diffondere nel nostro organismo introducendosi nelle cellule delle mucose nelle vie respiratorie, determinandone la distruzione. Quando finalmente il nostro organismo inizia a produrre quantità adeguate di anticorpi, il virus viene inattivato prima di entrare nelle cellule e si va verso la guarigione. Il nostro sistema immunitario produce poi un numero adeguato di linfociti “memoria” che sono in grado di riconoscere ed inattivare il virus se dovesse ricomparire (fenomeno della immunizzazione).

Cosa cambia nei pazienti immunodepressi?
Sulla base delle attuali conoscenze, i pazienti immunocompromessi non sembrano essere a maggior rischio di contrarre l’infezione perché, trattandosi di un virus nuovo, sono immunologicamente vergini così come la popolazione generale. Però i pazienti immunocompromessi sono più a rischio di sviluppare complicazioni e di avere un decorso più severo e prolungato della patologia.

Riguardo i pazienti oncologici, sono tutti ugualmente fragili di fronte al Covid?
I pazienti oncologici generalmente sono in grado di reagire più faticosamente alle infezioni respiratorie virali.  Da questa infezione determinata dal coronavirus, guariscono più lentamente degli individui immunocompetenti. L’infezione da coronavirus è spesso associata a linfopenia (ridotto numero di linfociti) e questa situazione determina la severità della malattia. Poiché i pazienti oncologici sono spesso linfopenici come conseguenza dei trattamenti antitumorali, l’infezione da coronavirus può peggiorare la condizione di linfopenia e quindi rendere più severa la patologia.

Cosa si può fare per prevenire l’infezione da coronavirus?
Le misure più efficaci sono rappresentate dal rispetto di una adeguata distanza interpersonale e dalla cura nell'igiene delle mani. Inoltre, i pazienti oncologici devono essere informati dell'importanza di mantenere un corretto stile di vita: stop al fumo, limitare le cure dimagranti, assumere quantità sufficienti di Vitamina C e D e compensare eventuali carenze di Ferro.

Visite mediche, controlli, terapie per i pazienti oncologici e immunodepressi possono essere portate avanti in sicurezza, in questo periodo, o è rischioso per questi pazienti recarsi presso i presidi ospedalieri?
La domanda più importante e urgente che si pongono i medici è anche quella alla quale è più difficile dare una risposta: quali terapie oncologiche possono essere rinviate o interrotte, e quali invece devono essere proseguite?

In generale, i pazienti per i quali si è ottenuto un buon controllo della patologia hanno meno infezioni dei pazienti con nuova diagnosi e che non sono stati ancora trattati. Quindi ai pazienti affetti da forme di neoplasia che potenzialmente possono essere trattate con successo, bisogna assicurare anche in questo periodo di restrizioni le terapie chirurgiche, le cure oncologiche sistemiche e la radioterapia. In generale, anche nei pazienti asintomatici le terapie devono essere praticate nel modo più ottimale possibile.

Come rendere più sicuro l'isolamento domestico per i pazienti immunodepressi (norme igieniche a casa, norme di comportamento ecc)?
Tutti i familiari asintomatici o quelli ad alto rischio di contagio dovrebbero rimanere lontani dai pazienti immunodepressi e da coloro che stanno effettuando cure chemioterapiche.

Se un paziente immunodepresso ha sintomi riconducibili al COVID​-19, cosa bisogna fare?
La cosa più importante è sottoporre tempestivamente il paziente al tampone. In caso di tampone negativo, ma di presenza di sintomi respiratori, avviare tutte le ulteriori indagini volte alla ricerca di superinfezioni batteriche o fungine. In caso di documentata infezione da coronavirus il paziente deve essere subito indirizzato ai Centri-Covid.

I pazienti oncologici di nuova diagnosi devono essere sottoposti al tampone prima di iniziare un trattamento immunosoppressivo?
No, in generale non è necessario sottoporre a screening tutti i pazienti oncologici.

Terminata l'emergenza sanitaria, sarà opportuno per i pazienti immunodepressi sottoporsi a ulteriori controlli medici? Se sì, quali?
No: terminata l’emergenza i pazienti immunodepressi potranno tornare a sottoporsi ai consueti controlli medici previsti per la loro condizione morbosa.

 
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Revisionato da: Federico Massimo