Ospedale Santa Maria / 01 luglio 2022

Dislipidemia: cos'è e perchè è pericolosa

Dislipidemia: cos'è e perchè è pericolosa
La dislipidemia è tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia cardiovascolare aterosclerotica, nonché prima causa di decesso nei paesi occidentali.
È perciò importante comprenderne la rilevanza, soprattutto quando si parla di prevenzione cardiovascolare. Vediamo insieme di cosa si tratta, quali sono i valori di riferimento, come prevenirla e trattarla.

Cos’è la dislipidemia

La dislipidemia è una condizione patologica caratterizzata da un eccesso di lipidi nel sangue. Può essere primaria quando di derivazione genetica, o secondaria, se acquisita. I principali fattori che contribuiscono allo sviluppo di questa condizione sono, oltre alla predisposizione ereditaria, un’alimentazione non equilibrata e uno stile di vita scorretto e sedentario. In particolare, una dieta ricca di grassi saturi e colesterolo contribuisce all’aumento dei valori lipidici nel sangue.
Tra le cause secondarie che portano allo sviluppo della dislipidemia troviamo il diabete, l’abuso di alcol, le patologie renali primitive.
L’eccesso di lipidi nel sangue, pur non provocando sintomi e manifestazioni in prima battuta, può provocare il loro deposito lungo pareti dei vasi con conseguenti restringimenti che ostacolano il flusso sanguigno, causando disfunzioni cardiovascolari (malattia cardiovascolare aterosclerotica, ictus, infarto).

Diagnosi

La dislipidemia viene diagnosticata tramite analisi del sangue. I valori da tenere sotto controllo sono:
  • colesterolo totale (i valori non dovrebbero superare i 200 mg/dl);
  • colesterolo LDL (i valori non dovrebbero superare i 159 mg/dl);
  • colesterolo HDL (i valori di riferimento sono tra 40-65 mg/dl, indicatore di rischio per gli uomini <40 mg/dl, indicatore di rischio donne <45 mg/dl):
  • trigliceridi (valori attesi tra 0-200 mg/dl).

Trattamento e prevenzione

Il trattamento della dislipidemia può dipendere sia dalle cause che dalla gravità del quadro clinico del paziente. Generalmente, il percorso con risultati ottimali a lungo termine inizia con un cambiamento di stile di vita.
È, pertanto, prima di tutto opportuno cambiare le abitudini in termini di alimentazione (riduzione dei grassi, soprattutto di origine animale), limitare il consumo di alcolici e praticare una attività fisica moderata ma costante.
La dieta consigliabile è quella mediterranea, ricca di cereali integrali, frutta e verdura di stagione, proteine magre, olio extravergine d’oliva e moderato utilizzo di sale. Sconsigliati i cibi industriali, i prodotti da forno, le bibite gassate, i dolci troppo grassi.
La terapia farmacologica può essere prescritta soprattutto in caso di diabete o di elevato rischio di coronaropatie. Il gold standard dei trattamenti ipolipemizzanti, cioè in grado di ridurre i livelli di grassi nel sangue, è rappresentato dalle statine. Queste bloccano un enzima indispensabile per la produzione del colesterolo, ma hanno anche effetti antinfiammatori e antiossidanti. Tra le alternative l’ezetimibe, che inibisce l’assorbimento del colesterolo nell’intestino; colestiramina, colestipolo e colesevelam, resine che agiscono sugli acidi biliari; gli inibitori della proproteina PCSK9. 
Revisione medica a cura di: Dott.ssa Clementina Bottalico
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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