D'Amore Hospital / 28 marzo 2022

Ecografia e mammografia: il percorso di prevenzione del tumore al seno

Ecografia e mammografia: il percorso di prevenzione del tumore al seno

Il percorso di prevenzione del tumore al seno si basa su un presupposto fondamentale: le variazioni strutturali subite dalla mammella in relazione all’età anagrafica e al bilancio ormonale della donna.

Costituiti da visita senologica, ecografia mammaria e mammografia con possibilità di tomosintesi, i controlli per la prevenzione oncologica devono iniziare intorno ai 30-35 anni, e essere ottimizzati in base all’età della paziente, seguendo le linee guida del Ministero della Salute:

  • a 30-39 anni è sufficiente, dove non indicato diversamente, eseguire una ecografia mammaria annuale;
  • a 40-49 anni si esegue uno screening ecografico e mammografico all’anno (in caso di familiarità con il carcinoma, è opportuno anticipare la prima mammografia di 5-10 anni);
  • dai 50 anni in poi è indicato eseguire una visita senologica con ecografia l’anno e la mammografia ogni due anni.

Ecografia e mammografia sono due esami complementari diversi per la tecnologia utilizzata. L’ecografia sfrutta il principio degli ultrasuoni (radiazioni non ionizzanti), mentre la mammografia l’emissione di radiazioni ionizzanti (seppur a basse dosi). L’ecografia è indicata per le donne sotto i 40 anni in quanto, in questa fascia d’età, il seno ha una struttura ghiandolare più densa. La sensibilità della mammografia è più alta, invece, se la mammella è adiposa (dai 40 anni in poi), offrendo informazioni su eventuali microcalcificazioni, noduli di piccole dimensioni non visibili all’ecografia o neoplasie in stadi iniziali.

Per capirne le differenze e le complementarietà abbiamo parlato con la Dott.ssa Concetta Papa, senologa, e Simona Calò, tecnico di radiologia, l’équipe che si occupa dello screening senologico presso il D’Amore Hospital di Taranto.


Ecografia mammaria 

Per la conduzione dell’esame, la paziente viene posta in decubito supino con le braccia sollevate dietro la testa, per consentire una più ampia e omogenea superficie di valutazione attraverso la distensione della mammella sulla parete toracica, per effetto dello stiramento del muscolo pettorale.
Diversamente dalla mammografia, è una metodica di indagine che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma gli ultrasuoni (onde meccaniche con frequenza superiore a 20000Hz, non percepibili dall’orecchio umano), emessi da una sonda o trasduttore a contatto con la cute della paziente. Tra la cute e la sonda viene interposto uno strato di gel per ottimizzarne la trasmissione; la sonda funge da emettitore e da sorgente ricevente degli “echi riflessi” nel contesto tissutale, punto di partenza per la formazione delle immagini ultrasonografiche. L’esame dura complessivamente circa 10 minuti.

Le principali indicazioni all’impiego dell’ecografia nella diagnostica senologica sono costituite da:
  1. Esame di prima istanza nelle pazienti asintomatiche al di sotto dei 35 anni o in stato di gravidanza
  2. Conferma e diagnosi differenziale di tipo solido/liquido per lesioni palpabili e non palpabili solitarie, individuate all’esame mammografico come lesioni radiopache o nel caso di masse solo clinicamente evidenti
  3. Esclusione di lesioni focali in mammelle radiograficamente dense, nelle quali la mammografia offre informazioni limitate.
  4. Analisi morfo-strutturale e dinamica della vascolarizzazione nelle lesioni semeiologicamente atipiche e di difficile inquadramento diagnostico, attraverso l’impiego di moduli aggiuntivi allo studio bidimensionale di base (Color e power doppler, tecnica 3D, mezzo di contrasto)
  5. Guida strumentale per prelievi cito-istologici e biopsie diagnostiche e/o escissionali.

La valutazione di ogni lesione focale deve essere effettuata centrando l’area di interesse secondo i due piani ortogonali, esercitando una lieve compressione con il trasduttore o sonda (determinando così il grado di comprimibilità e di mobilità della lesione), definendo:

  • sede;
  • dimensioni;
  • morfologia e contorni;
  • ecostruttura;
  • eventuale alterazione dei tessuti circostanti (espressione del tipo di crescita: infiltrante o espansiva) o la presenza di attenuazione del segnale acustico posteriormente alla lesione.

Mammografia 

La mammografia rappresenta attualmente l’esame di prima istanza per la diagnosi precoce del carcinoma mammario. Al D'Amore Hospital è presente un mammografo con tomosintesi 3D di ultima generazione, che ha la capacità di acquisire immagini tridimensionali dei seni ad alta definizione, scomponendoli in sottilissimi strati così da migliorarne la visualizzazione ai fini della prevenzione. 

Le aree di applicazione includono:

  1. Screening (pazienti asintomatiche che effettuano l’esame mammografico su invito)
  2. Diagnostica clinica (pazienti asintomatiche o sintomatiche nelle quali la mammografia è indicata per dirimere dubbi diagnostici o come accertamento strumentale, su richiesta del medico o della donna stessa. L’impiego dell’esame mammografico in donne asintomatiche consente l’individuazione precoce del carcinoma mammario nella fase preclinica, quando il carcinoma è di dimensioni inferiori al centimetro e il rischio di sviluppare metastasi linfonodali è significativamente più basso, del -30%)

Con la paziente in piedi, il tecnico radiologo posiziona il seno sulla apposita piattaforma (mammografo) e lo comprime per lo studio gradualmente. Il posizionamento rigoroso, unito alla giusta compressione, consente l’evitamento di errori tecnici (pieghe cutanee, immagini di trasporto di capelli, naso, spalle) che possano impedire l’identificazione di una lesione o comprometterne la localizzazione spaziale. La metodologia d’esame prevede che la mammella sia posta al centro del film con il capezzolo in asse per evitare che possa essere interpretato anch’esso come una lesione patologica. È opportuno mantenere sempre una posizione simmetrica delle mammelle per ogni singola proiezione, per ottenere immagini speculari secondo tre diversi piani e rappresentare adeguatamente lo spazio retromammario e il muscolo pettorale.
La compressione può provocare dolore, anche se per pochissimi secondi, tuttavia è necessaria per visualizzare l’organo nella sua interezza. L’esame di screening dura complessivamente circa 10 minuti. Se necessario, il medico radiologo può richiedere di integrare l’esame standard con specifiche proiezioni aggiuntive che permettono di focalizzare l’attenzione su lesioni sospette eventualmente apprezzabili all’esame standard o su noduli o addensamenti palpabili clinicamente.

I diversi tipi di lesione riscontrabili sono rappresentati da:

  • opacità (circoscritte, stellari, nodulari, diffuse);
  • distorsioni parenchimali;
  • calcificazioni;
  • lesioni radiotrasparenti o miste.
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Revisione medica a cura di: Dott.ssa Concetta Papa
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