ICC - Istituto Clinico Casalpalocco

Embolizzazione: efficace anche per la risoluzione delle emorroidi

06 settembre 2019
Quando si sente parlare di embolizzazione, la si associa spesso al trattamento dei fibromi uterini. In realtà questa metodologia chirurgica mininvasiva viene applicata a molte patologie, quali ad esempio l’adenoma prostatico, l’adenomiosi, il varicocele maschile e femminile, i tumori del fegato e del rene.

In tempi più recenti, poi, si è scoperta molto efficace anche nel trattamento delle emorroidi. Vediamo di cosa si tratta, come funziona e per chi è più indicata. A spiegarlo nei dettagli è il Dr. Tommaso Lupattelli, specialista in Radiologia all'Istituto Clinico Casalpalocco di Roma
La tecnica dell'embolizzazione delle emorroidi – spiega il dott. Lupattelli – viene consigliata in particolar modo in quei pazienti che soffrono di emorroidi di 2° e 3° grado. Si sostituisce inoltre alla chirurgia d'urgenza, molto più invasiva, in tutti i casi di sanguinamento acuto, per emorroidi molto gravi”.
Questa tecnica va a lavorare sulla chiusura delle arterie che alimentano i plessi venosi emorroidari. “Una volta occluse le emorroidi – continua il dott. Lupattelli – esse si riducono sempre di più, fino alla scomparsa totale."
Eseguire un intervento di embolizzazione è una procedura simile ad un'angioplastica. 
Si introduce un sottilissimo catetere dall’arteria femorale comune di destra e si veicola fino all’arteria mesenterica inferiore – chiarisce lo specialista -. Una volta nell’arteria mesenterica s’incanula l’arteria rettale superiore e si chiudono, utilizzando materiale specifico, i quattro rami emorroidari. L’intervento è supportato da un angiografo che permette di visualizzare le arterie sul monitor. In mani esperte, ed è molto importante sottolinearlo, le complicanze risultano pressoché nulle”.

La durata di un intervento di embolizzazione si attesta intorno ai 20 minuti, ma si può arrivare anche a 40 minuti in casi più complessi. Ciò che va evidenziato è che la tecnica è assolutamente indolore per il paziente: “Viene eseguita in anestesia locale con una piccola puntura di lidocaina all’inguine – dice Lupattelli -. Nell’arco delle 24-48 ore successive all'intervento in sala operatoria, il paziente può essere  dimesso dall’ospedale”.
In altre parole, si vanno ad evitare numerosi inconvenienti della chirurgia tradizionale. 
Non essendoci nell'embolizzazione la necessità di tagli, incisioni e di conseguenza, punti di sutura – ribadisce il dott. Lupattelli – il paziente riprende la sua normale vita quotidiana molto in fretta. Per questo possiamo parlare di vera e propria rivoluzione nel campo degli interventi mininvasivi”.

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