Villa Serena / 19 marzo 2026

Endometriosi e nutrizione: perché la dieta antinfiammatoria può aiutare a ridurre i sintomi

dieta antinfiammatoria
L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica benigna caratterizzata dalla presenza anomala di tessuto endometriale, che riveste la cavità uterina, al di fuori dell’utero: ovaie, tube, vescica, vagina, peritoneo e intestino.

In Italia sono circa 3 milioni le donne con diagnosi conclamata di endometriosi di cui circa il 10-15% in età fertile, con picchi di incidenza tra i 25 e i 35 anni (dati ONU).
Nel 20-25% dei casi l’endometriosi è asintomatica; più frequentemente, tuttavia, si manifesta con sintomi severi e invalidanti: dismenorrea, dolore durante rapporti sessuali (dispareunia), cistite e candida ricorrenti, infertilità, stanchezza cronica, allergie (lattice, polvere) e intolleranze (istamina e sorbitolo).

Le terapie per l’endometriosi sono ormonali e si differenziano in base a diverse variabili: età della paziente, insorgenza e stadio della malattia, sintomatologia, quadro clinico complessivo, localizzazione e numero delle lesioni. Per questo motivo, l’approccio terapeutico deve essere personalizzato.

Per la gestione a lungo termine dei sintomi può essere prescritta la pillola estroprogestinica in modo continuo; in alternativa, si utilizzano progestinici indicati per contrastare l’azione proliferativa degli estrogeni. Nei casi più complessi può essere necessario l’intervento chirurgico per la rimozione dei tessuti endometriosici, mentre, in presenza di infertilità, può essere indicato il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA).

“L’alimentazione può supportare il percorso terapeutico - ci spiega la Dottoressa Paola Genovese Specialista in Scienza dell’Alimentazione presso Villa Serena di Genova - struttura ospedaliera privata polispecialistica di GVM Care & Research - poiché favorisce il riequilibrio dei processi metabolici e la possibile attenuazione della sintomatologia, ma deve essere personalizzata in base alle caratteristiche ed esigenze individuali della paziente.”

Perché si parla di dieta antinfiammatoria

“L'endometriosi è una patologia infiammatoria; pertanto, la dieta deve essere basata sull’assunzione di alimenti con proprietà antinfiammatorie - approfondisce sempre la Dottoressa Paola Genovese - e di supporto ai meccanismi fisiologici di detossificazione sistemica, limitando il consumo di alimenti con effetti pro-infiammatori.”
La Fondazione Italiana Endometriosi ha elaborato specifiche linee guida per aiutare le pazienti nell’orientamento alimentare, facilitando l’individuazione degli alimenti potenzialmente utili nel ridurre l’infiammazione cronica e di conseguenza ridurre la circolazione di estrogeni e prostaglandine nel sangue, con conseguente riduzione del loro effetto su tessuti estrogeni dipendenti. Nelle donne con endometriosi, inoltre, si riscontrano spesso maggior stress ossidativo ed elevati livelli di radicali liberi; per questo è consigliato incrementare il consumo di verdura e frutta fresca di stagione che aumentano l’apporto di fibre contribuendo a migliorare la funzionalità intestinale e di conseguenza a limitare l’infiammazione e a favorire l’eliminazione degli estrogeni in eccesso.

Quali sono i cibi che aiutano a ridurre l’infiammazione

È consigliata un’alimentazione bilanciata, varia e personalizzata, con un’adeguata idratazione e un consumo preferenziale di alimenti ad azione antinfiammatoria.
La qualità dei grassi è fondamentale: evitare i grassi trans e favorire un maggiore apporto di acidi grassi OMEGA-3 - presenti in semi oleosi (esempio girasole, lino, zucca, chia), frutta secca oleosa (es noci, nocciole, mandorle ect), pesce azzurro (sgombro, salmone ect).
Come già accennato in precedenza anche l’aumentato dell’apporto di fibre è importante per migliorare il transito intestinale e ridurre di conseguenza l’infiammazione. Questo aumentando l’apporto di cereali integrali, verdure (soprattutto di stagione), legumi (piselli, fagioli, ceci, lenticchie ect), frutta fresca di stagione, oltre ai semi oleosi.
 
Si raccomanda una dieta a basso carico glicemico e insulinemico, privilegiando carboidrati complessi: come ad esempio pasta di grano duro, riso, miglio, patate, fiocchi d’avena limitando così gli zuccheri semplici che potrebbero sviluppare picchi insulinemici che a sua volta potrebbero favorire l’infiammazione.
Va sottolineato l’importanza di evitare prodotti industriali, alimenti ad alto contenuto di grassi saturi (esempio carni rosse, salumi, burro, strutto, formaggi grassi, fritti), alcolici, caffeina - chiarisce la Dottoressa Genovese.
Relativamente all’apporto proteico è preferibile evitare carni provenienti da allevamenti intensivi e prodotti processati privilegiando carni da allevamento al pascolo, ricche di omega-3, sempre accompagnate da verdura fresca di stagione, ma anche pesce fresco di piccola taglia, uova biologiche da allevamento all’aperto e legumi, preferibilmente passati.
Latte e derivati vanno ridotti, in quanto possono favorire l’infiammazione.

Anche gli integratori possono aiutare a gestire i sintomi dell’endometriosi, ma vanno sempre assunti seguendo le indicazioni di uno specialista, evitando il fai da te.

Tra i più utilizzati:
  • agnocasto, regola progesterone, evitare con terapia ormonale o contraccettivi;
  • rubus idaeus (lampone rosso), azione astringente e antispastica, supporta equilibrio ormonale;
  • zinco e Rame, normalizzano le funzioni endocrine,
  • magnesio (agisce come rilassante naturale della muscolatura e antinfiammatorio);
  • vitamina D (agente antiproliferativo nell’endometriosi);
  • vitamina C, E, ACIDO ALFA-LIPOICO e RESVERATROLO (potenti antiossidanti);
  • quercetina (flavonoide contro la proliferazione del tessuto endometriale);
  • picnogenolo (estratto dal pino marittimo francese, potente antiossidante, riduce il dolore).

Quali effetti benefici derivano dalla dieta

Una dieta antinfiammatoria, correttamente impostata, può favorire la riduzione degli estrogeni in eccesso, coinvolti nella progressione della patologia e contribuire a un miglior controllo dei sintomi:
  • riduzione del dolore pelvico e della frequenza degli episodi dolorosi;
  • diminuzione del gonfiore addominale e miglioramento del processo digestivo;
  • riduzione dello stato infiammatorio sistemico;
  • diminuzione dei livelli di estrogeni a livello locale;
  • bilanciamento ormonale;
  • riduzione delle tossine derivate da additivi chimici, pesticidi e antibiotici usati per produrre alimenti di origine animale e vegetale;
  • riduzione della stanchezza cronica.

Endometriosi e obesità: l’aumento di peso incide sulla patologia?

Il peso corporeo può incidere sia sulla gestione clinica sia sulla gravità dell’endometriosi. L’obesità, infatti, è associata a uno stato di infiammazione cronica di basso grado: l’eccesso di tessuto adiposo aumenta la produzione di citochine pro-infiammatorie, contribuendo ad aggravare i sintomi e a favorire la progressione delle lesioni endometriosiche. Inoltre, il tessuto adiposo produce estrogeni e, considerando che l’endometriosi è una malattia estrogeno-dipendente, livelli elevati di questi ormoni possono favorire l’evoluzione della patologia. Infine, sebbene l’endometriosi possa insorgere indipendentemente dal peso corporeo, un incremento dell’indice di massa corporea (BMI) è stato associato a forme più severe della malattia e a un aumento della sintomatologia dolorosa pelvica, in particolare della dismenorrea.

Un’alimentazione antinfiammatoria, associata a una regolare attività fisica, favorisce il rilascio di endorfine con funzione analgesica naturale, contribuendo alla riduzione del dolore pelvico cronico.
La deposizione di calcio a livello osseo, invece, è associata a una diminuzione dei livelli circolanti di estrogeni.
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Revisione medica a cura di: Dott.ssa Paola Genovese

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