San Pier Damiano Hospital / 23 aprile 2021

L’iperplasia prostatica benigna: quando rivolgersi all’urologo

L’iperplasia prostatica benigna: quando rivolgersi all’urologo
Con l’avanzare dell’età, aumenta negli uomini il rischio di sviluppare patologie urologiche. Fra queste una delle più diffuse è l’ipertrofia prostatica benigna, o adenoma prostatico, che costituisce l’ingrossamento non canceroso della prostata. Se questa patologia colpisce il 70% degli uomini dopo i 50 anni d’età, la percentuale sale fino all’80% nei pazienti over 80. Innanzitutto bisogna tenere conto di un fatto: se la prostata di un uomo in giovane età è delle dimensioni di una noce, nel corso degli anni aumentano le sue dimensioni, talvolta fino a raggiungere quelle di una palla da tennis. Questo ingrossamento determina uno schiacciamento graduale dell’uretra e di conseguenza si verifica un’ostruzione urinaria, ovvero un blocco del flusso di urina. Se la condizione viene trascurata, possono svilupparsi ulteriori problematiche: ecco perché è importante, soprattutto dopo i 50 anni, sottoporsi a regolari visite di prevenzione e consultare un urologo.

Perché e come si manifesta l’iperplasia prostatica benigna

Le cause esatte non sono note, ma questa patologia è sempre più diffusa nei soggetti di sesso maschile over 50, proprio a causa del progressivo ingrossarsi della ghiandola con l’età. Fra i primissimi sintomi c’è la difficoltà nell’urinare o la sensazione di non averlo fatto completamente. Dato che la vescica non è mai del tutto vuota, lo stimolo alla minzione è più frequente e anche più urgente, spesso durante la notte. Il volume e la forza del flusso urinario possono diminuire di molto e si può verificare gocciolamento alla fine dell’atto. Se la vescica si sovradistende, è possibile anche identificare sangue nelle urine, a causa della rottura delle piccole vene interne alla vescica e all’uretra nel caso ci si sforzi di urinare. 

Le possibili conseguenze di un adenoma prostatico

Durante la minzione, se in presenza di un adenoma prostatico, è possibile che la vescica non si svuoti del tutto: possono quindi insorgere infezioni delle vie urinarie e calcolosi vescicale. Se poi l’ostruzione si prolunga, la vescica potrebbe indebolirsi e distendersi in eccesso, provocando un’incontinenza da iperafflusso.  Anche i reni possono  risentire di questa situazione: la ritenzione di urina può far aumentare la pressione nella vescica e far sforzare maggiormente i reni nella gestione del flusso. Un’ulteriore complicanza può verificarsi: la ritenzione urinaria, ovvero il blocco della minzione, che causa un senso di pienezza della vescica e un forte dolore all’addome. La ritenzione urinaria può essere favorita da immobilità, esposizione al freddo, ritardo prolungato della minzione, assunzione di alcuni farmaci o di sostanze stupefacenti. Considerato il fondamentale ruolo della prostata nella produzione di liquido seminale, possono infine manifestarsi anche problemi nell’erezione e nel suo mantenimento.


Come diagnosticare e trattare l’iperplasia prostatica benigna 

Spesso è sufficiente la palpazione della prostata tramite esplorazione rettale ad accertarne l’ingrossamento. In genere si prescrive l’analisi delle urine per verificare l’assenza di sanguinamento o di infezione e l’analisi del sangue per valutare il livello di PSA, che può essere alto anche in caso di iperplasia prostatica benigna. In alcuni casi, si possono eseguire anche una uroflussometria per misurare velocità e flusso di urina e una risonanza magnetica multiparametrica, che offre l’immagine più completa e precisa della morfologia della prostata. Una volta diagnosticata la patologia, nelle fasi iniziali il primo trattamento è quello farmacologico, con l’obiettivo di rilassare i muscoli della prostata e della vescica e facilitare quindi il flusso urinario. Se i farmaci non risultano efficaci, è possibile procedere con un intervento chirurgico. Negli ultimi anni sono state approntate tecniche innovative, per consentire al paziente di tornare alla propria vita quotidiana il prima possibile. 

Il trattamento con il laser

L’utilizzo di due tipologie di laser è particolarmente utile nella resezione prostatica, per la quale esistono tre metodi: enucleazione (asportazione in blocco), vaporizzazione e vapoenucleazione (una combinazione delle prime due). Per l’enucleazione di adenomi prostatici è possibile utilizzare il laser a olmio oppure, per un’efficacia ancora più elevata, il laser al tullio, che garantisce un’altissima precisione nell’incisione e una coagulazione veloce del tessuto. Sempre con il laser al tullio, si può anche praticare una vaporizzazione con un’alta quantità di energia indirizzata al tessuto prostatico ostruente. La fibra laser non entra in contatto con il tessuto, a vantaggio della coagulazione e quindi della ripresa del paziente. Con la vapoenucleazione si eseguono piccole enucleazioni di tessuto prostatico, in modo da far poi evacuare dal lume della vescica i tasselli stessi di tessuto. Con questi metodi si riducono quasi della metà i tempi di cateterizzazione e di ospedalizzazione, il sanguinamento post-intervento è molto ridotto (anche per i soggetti cardiopatici che assumono anticoagulanti) e i rischi di infezione sono notevolmente minori. Presso realtà altamente specializzate come l’Unità di Urologia di San Pier Damiano Hospital a Faenza è possibile beneficiare di queste tecniche d’avanguardia.
 
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Revisione medica a cura di: Saltutti Carlo
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