Maria Cecilia Hospital

La scoliosi a esordio precoce

04 marzo 2020
La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che compare, nella maggior parte dei casi, dopo i 10 anni di età. Talvolta però può manifestarsi anche in età più precoce con il rischio di condurre a quadri clinici anche molto gravi. In questi casi si parla di scoliosi a esordio precoce. 

Risponde alle domande più comuni su questa patologia il Dott. Francesco Lolli, specialista in Ortopedia e nel Trattamento delle deformità della colonna a Maria Cecilia Hospital di Cotignola (RA).

Cosa si intende esattamente per scoliosi a esordio precoce?
Si intende una scoliosi superiore ai 10° Cobb (scala di misurazione della deviazione scoliotica) che compare prima dei dieci anni di età. Si riconoscono diverse forme: idiopatiche cioè senza una causa nota; congenite cioè conseguenti a difetti vertebrali presenti alla nascita, come ad esempio un’emivertebra; neuromuscolari (es. paralisi cerebrale infantile, distrofia muscolare) e sindromiche (es. sindrome di Marfan, neurofibromatosi, ecc...).
Ad eccezione delle forme idiopatiche del primo anno di vita, che presentano - in caso di curve lievi/moderate- una spiccata tendenza alla risoluzione spontanea, le scoliosi a esordio precoce sono altamente evolutive, soprattutto se associate ad altre patologie.

Quali sono i segnali che devono allarmare i genitori? 
La comparsa di asimmetrie nei fianchi e nelle spalle o di un gibbo costale, devono far sospettare la presenza di una scoliosi. In questi casi è  necessario eseguire una visita specialistica, alla quale seguiranno gli eventuali accertamenti del caso.

Quali conseguenze può avere sulla crescita del bambino?
Oltre a determinare una deformità della colonna vertebrale talvolta molto severa, la scoliosi a esordio precoce può comportare una compromissione della funzionalità respiratoria. Infatti, è proprio nei primi anni di vita che avviene lo sviluppo dei polmoni. Più precoce è la comparsa della scoliosi, maggiore è il danno respiratorio che può provocare. Talvolta, anche impostando un trattamento adeguato, il danno si rivela irreversibile.

Quali accertamenti devono essere fatti?
La valutazione di un paziente affetto da scoliosi a esordio precoce non deve limitarsi al solo studio radiologico della colonna: oltre all’inquadramento delle numerose comorbidità tipiche di ogni singola sindrome, è necessaria l’esecuzione di RM spinale (per verificare l’incidenza di patologie come la siringomielia o Arnold Chiari), ecocardiogramma ed ecografia addominale (per appurare la presenza di malformazioni cardiache e renali, soprattutto nelle forme congenite) ed eventualmente TC torace, per valutarne la deformità. 

Come intervenire? 
Una diagnosi precoce è fondamentale per impostare il trattamento più adeguato. Infatti, più precoce è l’età di insorgenza, più grave è la scoliosi al momento della diagnosi e maggiore è il rischio di un aggravamento nel corso del tempo. Il trattamento si basa inizialmente sull’applicazione di busti e gessi, che riescono però a correggere o contenere la deformità solo in caso di curve lievi/moderate. In caso di scoliosi evolutive è possibile ricorrere a sistema allungabili, quali VEPTR e Growing Rod, che, una volta impiantati, permettono di tenere sotto controllo la deformità fino alla maturità scheletrica ma senza bloccare la crescita del piccolo paziente. Fra questi, esistono sistemi magnetici , che, una volta impiantati, possono essere allungati a livello ambulatoriale, senza dover ulteriormente ricorrere alla chirurgia. Di ultima generazione è infine la tecnica del tethering: mediante l’impianto per via mini toracotomica di un sistema costituito da viti ed una corda, si ottiene una correzione graduale della scoliosi nel tempo, evitando la perdita di mobilità tipica degli interventi eseguiti per via posteriore.   

 
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