Scoliosi

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale, che causa cambiamenti di forma e di posizione nello spazio non solo della colonna, ma anche del torace, del tronco e degli organi ivi contenuti. È il segno di una patologia complessa a causa ancora sconosciuta e multifattoriale.
 
Il rischio di comparsa o peggioramento della scoliosi è più elevato in età evolutiva, in particolare in corrispondenza dei cosiddetti picchi di crescita che si verificano in tre momenti della crescita di un individuo: a 24-36 mesi (scoliosi infantili), a 5-8 anni (scoliosi giovanili) e 11-13 anni (scoliosi dell’adolescente).
 

All’origine di questa deformità possono esserci diversi fattori predisponenti, come ereditarietà, malattie genetiche, alterazioni neuromuscolari, ecc. Tuttavia, nella maggioranza dei pazienti non è possibile individuare in modo certo una causa, ma diversi fattori predisponenti: è quello che succede nel caso della scoliosi idiopatica dell’adolescente, che generalmente insorge nel periodo della pubertà e costituisce la più comune forma di scoliosi (l’80% dei casi). Sono scoliosi in genere più facilmente trattabili in modo conservativo attraverso rieducazione posturale e uso di corsetti su calco e il rischio di necessità di chirurgia vertebrale è solo del 0,1-0,3%.

I casi rimanenti (circa il 20% delle diagnosi) comprendono scoliosi congenite, (presenti già alla nascita, spesso su base malformativa vertebrale) oppure scoliosi secondarie, comprese tra segni o sintomi di malattie rare o sindromi complesse quali sindromi malformative complesse, neurofibromatosi, sindrome di Marfan, distrofia muscolare di Duchenne, spina bifida, paralisi cerebrale infantile, tumori, omocistinuria, atrofia muscolare spinale, ecc.). Sono le scoliosi più gravi, ad alto rischio di precoce peggioramento e a prognosi chirurgica.
 

La scoliosi si manifesta come una deformità tridimensionale della colonna vertebrale, in cui si possono evidenziare tre caratteristiche:
  • la cosiddetta «curva a S», cioè una curvatura della colonna visibile sul piano frontale;
  • una deformità sul piano laterale (con accentuazione o riduzione delle curve fisiologiche come dorso piatto e cifosi lombare) altamente correlata ad un maggior rischio di evoluzione della scoliosi;
  • una rotazione del corpo vertebrale sul piano trasverso, che causa il caratteristico gibbo, un segno clinico che può essere valutato e misurato quando il paziente è in flessione anteriore (piegato in avanti), molto attendibile per valutare l’evoluzione della scoliosi nel tempo.

La valutazione della scoliosi deve tener conto di tre fattori chiave: il tempo, in particolare l’età di comparsa (il rischio è maggiore durante i picchi di crescita), la familiarità (per cui è importante riferire al medico se in passato ci sono stati altri casi in famiglia) e le caratteristiche cliniche del paziente (sesso, fase di sviluppo puberale, presenza di dorso piatto, gibbo, asimmetrie, lassità legamentosa, ipotonotrofismo muscolare, impaccio motorio, ecc.). In tutti questi casi, è importante rivolgersi al pediatra che, dopo una valutazione preliminare, può indirizzare i pazienti allo specialista fisiatra.

La diagnosi di scoliosi è su base anamnestica, clinica e strumentale ed è finalizzata soprattutto all’identificazione del rischio di peggioramento presente, tenendo conto del peso dei molteplici fattori predisponenti presenti in rapporto all’età. Una scoliosi di 20° Cobb a 20 anni o a 11 anni avrà un rischio evolutivo molto diverso soprattutto se associata ad altri fattori quali dorso piatto, lassità legamentosa, ecc.

La valutazione clinica è completata dall’indagine radiografica, che consente di stabilire in modo preciso il cosiddetto angolo di Cobb, una misura che esprime il grado di curvatura della colonna vertebrale e quindi l’entità della deformità causata dalla scoliosi. Generalmente si parla di scoliosi quando l’angolo di Cobb è superiore ai 10°; questa misurazione, però, non è di per sé diagnostica e anche angoli di Cobb inferiori ai 10° devono essere valutati e controllati nel tempo con attenzione in funzione della condizione clinica e età di ciascun paziente.

Fondamentale è il momento in cui avviene la diagnosi: a seconda del periodo di sviluppo in cui si trova il paziente, la deformazione della colonna potrà seguire un’evoluzione più o meno rapida. L’approccio più vincente è quindi quello che unisce la valutazione clinica e radiografica al monitoraggio del paziente nel tempo.
 

Le indicazioni terapeutiche per il trattamento della scoliosi devono sempre essere definite tenendo conto della valutazione clinica e strumentale, ma anche dello specifico paziente, della sua famiglia e del contesto di vita in cui si trovano.
 
Una volta accertata la diagnosi di scoliosi, il fisiatra può indirizzare il paziente verso diversi percorsi terapeutici, non esclusivi o alternativi, ma sinergici, il cui obiettivo complessivo è quello di prevenire il peggioramento e mantenere la scoliosi a fine crescita sotto i 30° di Cobb: questo è particolarmente importante per garantire la migliore qualità di vita al paziente anche da adulto. Altri obiettivi del trattamento riabilitativo sono:
  • prevenire e trattare le disfunzioni respiratorie;
  • prevenire e trattare il dolore vertebrale;
  • migliorare l’aspetto estetico della deformità.

Il primo passo è il trattamento riabilitativo personalizzato, che può comprendere esercizi di rieducazione posturale, di coscientizzazione della respirazione, di apprendimento dell’autocorrezione, di stabilizzazione, di controllo propriocettivo o di correzione dell’assetto sul piano sagittale. Il trattamento riabilitativo sarà individuale con il fisioterapista esperto, in genere 1 volta alla settimana associando esercizi da eseguire a domicilio quotidianamente in autotrattamento, secondo un programma stilato dal fisioterapista e periodicamente rivalutato.

Un altro importante strumento terapeutico è il corsetto (rigido o semirigido), che permette di contenere la progressione della scoliosi e deve essere sempre abbinato al trattamento riabilitativo. Tempi di uso, tipo e caratteristiche del corsetto verranno indicati e prescritti dal medico, personalizzandoli secondo i bisogni e le caratteristiche del paziente. La costruzione del corsetto sarà affidata a un tecnico ortopedico esperto.

Se la scoliosi presenta un elevato rischio evolutivo, il paziente va indirizzato al chirurgo ortopedico vertebrale che valuterà per l’eventuale intervento chirurgico: questo trattamento è necessario solo in una minima percentuale di casi nelle forme  idiopatiche dell’adolescenza, mentre nelle scoliosi congenite o secondarie il rischio è molto elevato.
 
Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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