Scoliosi

La scoliosi è la deviazione laterale, sul piano frontale, e permanente della colonna vertebrale e quindi della schiena, associata alla rotazione dei corpi vertebrali.
 
Colpisce in modo particolare la popolazione di sesso femminile, con un rapporto 7:1 rispetto a quella maschile. Non solo: le donne hanno più probabilità di soffrirne in modo serio. Si parla della scoliosi, una deformità della colonna vertebrale che interessa il 3% circa delle persone. Diversamente da come si possa pensare non è causata da posture errate mantenute per tanto tempo, ma è generalmente il risultato di una malformazione dei corpi vertebrali.

La colonna vertebrale, nota anche come spina dorsale o rachide, ha diverse, importantissime funzioni: sostenere l’intero corpo umano nei suoi movimenti opponendosi alla forza di gravità, ammortizzare eventuali traumi e proteggere sistema nervoso centrale e midollo spinale.
Essa è costituita da 33 o 34 vertebre, in base alla fusione o meno delle vertebre coccigee: dall’alto verso il basso, si contano 7 vertebre cervicali, 12 vertebre dorsali o toraciche, 5 vertebre lombari, 5 vertebre sacrali, 4 o 5 vertebre coccigee.
La vertebra è composta nella parte anteriore dal corpo vertebrale e nella parte posteriore da archi neurali: questi definiscono la cavità del forame intervertebrale attraverso cui passa il midollo spinale.
Ogni vertebra è connessa l’una all’altra grazie a un disco intervertebrale, che ammortizza la pressione durante il movimento.

La colonna vertebrale continua a svilupparsi fino ai 18 anni d’età: se lo fa in modo sano, non cambiano le sue proporzioni, sia nelle proprie componenti sia rispetto al resto del corpo. Sempre considerandola in assenza di patologie, osservata di fronte, la spina dorsale appare diritta, mentre sul fianco assume la tipica forma a due curvature: una convessità posteriore (cifosi) all’altezza di torace e coccige e una convessità anteriore (lordosi) a livello di zona cervicale e lombare. Questa particolare conformazione consente alla colonna vertebrale di essere al contempo solida ed elastica.

Quindi che cos’è la scoliosi? Si tratta della deviazione laterale e permanente della colonna vertebrale e quindi della schiena, in genere associata alla rotazione dei corpi vertebrali, alla deformazione dei dischi intervertebrali e all’accorciamento di muscoli e legamenti nella zona interessata. La rotazione dei corpi vertebrali è la caratteristica distintiva della scoliosi: se essa non sussiste, allora l’anomalia può essere semplicemente causata da una postura scorretta e si parla di paramorfismo.

Quali sono le tipologie di scoliosi

Come molti termini del campo medico, anche questo deriva dall’antico greco: “scoliosi” ha come significato “incurvamento”. Lo stesso Ippocrate classificò le deformazioni e le anomalie della colonna vertebrale e studiò anche alcuni dispositivi per intervenire: uno su tutti, il letto di trazione. Esistono quindi vari tipi di scoliosi, a seconda della tipologia di rotazione e della localizzazione.

Per distinguerli, si deve misurare langolo di Cobb, ovvero il grado di curvatura della spina dorsale.
Se in genere si identifica una scoliosi quando l’angolo di Cobb supera i 10°, tale limite non è risolutivo: anche angolazioni inferiori possono essere motivo di attenzione.

Si definisce curva primaria quella con angolazione più ampia e con più rotazione dei corpi vertebrali, mentre la curva di compenso è quella che si forma affinché la testa riprenda la propria posizione nei confronti del bacino.

Nelle scoliosi con una curva primaria si parla di scoliosi destro-convessa quando la curvatura è rivolta verso destra, mentre la scoliosi sinistro-convessa presenta una curva rivolta a sinistra.
Sia la scoliosi destra convessa che la scoliosi sinistra convessa possono andare a caratterizzare diversi tratti della colonna vertebrale.
 

Scoliosi dorsale

La scoliosi dorsale è certamente quella che si presenta con maggiore frequenza e generalmente coinvolge 6 vertebre con il tipico gibbo costale, ovvero la cosiddetta “gobba”. La curvatura può manifestarsi sia verso destra che verso sinistra, dando quindi luogo a scoliosi dorsale destro convessa oppure a scoliosi dorsale sinistro convessa.
 

Scoliosi lombare

La scoliosi lombare presenta una deviazione della colonna vertebrale con rotazione delle vertebre lombari, con il caratteristico gibbo lombare. Se ne distinguono due sottotipi, in base alla direzione della curvatura: scoliosi lombare destro convessa e scoliosi lombare sinistro convessa, in assoluto la più comune. È caratterizzata da fianchi asimmetrici e rotazione del bacino, con la tipica “curva a C”.
 

Scoliosi dorso-lombare

La curva, molto ampia, coinvolge sia la zona dorsale della schiena sia quella lombare. Anche in questo caso, possono manifestarsi scoliosi dorso-lombare destro convessa oppure scoliosi dorso-lombare sinistro convessa.


Scoliosi cervicale

La scoliosi cervico-dorsale è la forma più rara di questa deformazione. Al contrario di quanto accade per la scoliosi lombare, la scoliosi cervicale sinistro convessa è quella meno frequente.
Se nella colonna vertebrale sono invece presenti due curve dall’angolazione quasi equivalente, si parla di scoliosi a doppia curva primaria. Possono svilupparsi scoliosi toracica e toraco-lombare, dorsale e lombare, a doppia curva toracica.
Si parla invece di scoliosi combinata quando convivono scoliosi dorsale e lombare, con 2 curvature principali “a S”.

La scoliosi risulta idiopatica, ovvero priva di una causa precisa, in una percentuale piuttosto alta di casi: circa l’80%. Essa può svilupparsi in ogni fase della crescita, ma in particolare durante l’adolescenza.

Studi recenti sembrano sostenere l’ipotesi che questo tipo di scoliosi abbia una base genetica e, anche se non si trasmette come patologia ereditaria, il figlio di una madre scoliotica ha probabilità 10 volte superiori di svilupparla a sua volta rispetto al figlio di una madre sana.
Del resto, non è un caso che la scoliosi idiopatica si manifesti in genere in queste fasi: 2-3 anni (scoliosi infantile), 5-8 anni (scoliosi giovanile), 11-13 anni (scoliosi adolescenziale).
Trattandosi del risultato di uno squilibrio tra lo sviluppo dello scheletro e quello dei muscoli, essa insorge nei momenti della vita in cui la maturazione ossea è rilevante (picchi di crescita).

Tra i falsi miti riguardanti la scoliosi idiopatica, che è una patologia progressiva e tende e a non guarire spontaneamente, c’è la cattiva influenza della postura, che non ha invece alcun tipo di ruolo nel suo sviluppo. Altrettanto importante è sottolineare che lo sport non incide in alcun modo sulla sua evoluzione e non può quindi essere considerato un trattamento adeguato.

La restante percentuale di casi comprende scoliosi congenita, quindi già presente fin dalla nascita del paziente, oppure acquisita. Questa deformazione può essere infatti il risultato di alcuni eventi specifici: la scoliosi può avere fra le cause traumi del rachide, infezioni, artrite o anche tumori e patologie complesse come neurofibromatosi, spina bifida, sindrome di Marfan, distrofia muscolare di Duchenne, paralisi cerebrale infantile, ecc. Le scoliosi derivanti da queste cause sono le più serie, con un elevato rischio di aggravamento.

La scoliosi si manifesta con sintomi che variano da paziente a paziente.
Data la centralità della colonna vertebrale, i sintomi della scoliosi vanno a coinvolgere diversi distretti del corpo. In genere, si manifestano:
 
  • Curvatura della colonna vista di fronte.
  • Differenza di posizionamento delle spalle, correlata alla maggiore prominenza di una scapola rispetto all’altra.
  • Posizione della testa non centrale rispetto al bacino.
  • Sollevamento e prominenza di un’anca.
  • Differente altezza delle costole e prominenza in posizione china.
  • Irregolarità dei fianchi.
  • Variazione nella consistenza e nel colore della cute in corrispondenza della spina dorsale.
  • Inclinazione del corpo su un lato.

Nella maggior parte dei casi e soprattutto in fase iniziale, la scoliosi non causa dolori, tanto che ci si rende conto del problema solo in base a cambiamenti estetici.
Ma con il passare del tempo le sue implicazioni si fanno più gravose e diventa più facile riconoscere la scoliosi con caratteristici sintomi e dolori allo stesso tempo.

In realtà, questi ultimi sono il risultato di un’azione indiretta, in particolare del danno alle articolazioni, ai legamenti e ai dischi intervertebrali. La scoliosi può quindi causare dolori e contratture muscolari, mal di schiena, sciatalgia, stanchezza cronica.

La tipologia di segnale d’allarme può variare anche a seconda della localizzazione. Ad esempio, una scoliosi lombare sinistro convessa può dare sintomi come dolore che tende a peggiorare, difficoltà nella deambulazione, problemi respiratori, mentre una scoliosi lombare destro convessa provoca fra i sintomi un tenace mal di schiena.

È indispensabile che la diagnosi avvenga tempestivamente: la deformazione della spina dorsale si evolve più o meno velocemente in base alla fase di sviluppo che vive il paziente.
La valutazione deve infatti prima di tutto identificare il rischio di peggioramento a seconda di diversi fattori: età, predisposizione, classificazione.

Per diagnosticare la scoliosi è necessaria una visita specialistica, che deve tenere conto di tutti questi fattori. Durante la visita si valuta la posizione del paziente in ortostatismo, ovvero in posizione eretta, e in seguito tramite un test di flessione, durante il quale dovrà piegarsi in avanti.
La comparsa di una deformità sul dorso dal lato della convessità, il tipico gibbo da scoliosi, può comportare la necessità di un approfondimento tramite esami strumentali.

Fra questi, prima di tutto una radiografia della colonna vertebrale può essere molto utile a determinarne lo stato e a rilevarne difetti o anomalie, nonché a stabilire con esattezza la misura dell’angolo di Cobb.
Per approfondire ulteriormente la situazione, lo specialista potrebbe richiedere una TC o una risonanza magnetica, così da determinare le cause all’origine della scoliosi.

Le indicazioni di trattamento dipendono dalla valutazione che è stata effettuata, così come del contesto in cui si trova a vivere il paziente e della qualità di vita che gli si può offrire. Il primo obiettivo è la prevenzione di un eventuale peggioramento della scoliosi, unito alla prevenzione e al trattamento di dolori, problemi cardiaci e disfunzioni respiratorie.


Scoliosi e trattamento fisioterapico

In genere, la prima opzione per affrontare la scoliosi idiopatica è il trattamento fisioterapico, che si svolge individualmente con la guida di un fisioterapista specializzato. Il programma stabilito prevede inoltre anche alcuni esercizi che il paziente potrà eseguire in autonomia a casa.

La fisioterapia per scoliosi può avere come obiettivi la rieducazione posturale, la coscientizzazione della respirazione, l’autocorrezione, il controllo della propriocezione (ovvero della percezione del proprio corpo), la correzione dell’assetto sul piano sagittale. In combinazione con gli esercizi, il paziente può indossare un corsetto rigido o semirigido, che limita la scoliosi nel suo percorso progressivo.
L’utilizzo di questo strumento, costruito e personalizzato da un tecnico ortopedico, è sempre basato sulle indicazioni del medico, che ne stabilirà i termini sulla base delle esigenze del singolo paziente.

Se però la diagnosi ha rivelato un alto livello di rischio evolutivo e la patologia è congenita o secondaria, ci si deve affidare al chirurgo ortopedico vertebrale per la valutazione di un’operazione per trattare la scoliosi.


L’operazione per la scoliosi

Gli interventi per la scoliosi possono essere eseguiti anche in età molto precoce, fin dai 2 anni per i pazienti che manifestino una deformazione particolarmente aggressiva. Il fine di un’operazione alla colonna vertebrale per la scoliosi è quello di fermare il peggioramento della curvatura, andando a correggere la deformazione e la rotazione dei corpi vertebrali.

In questi casi, è indicata l’artrodesi vertebrale dorsale, in particolare per via posteriore, quindi con un’incisione nella zona centrale della schiena. Con questa procedura chirurgica, da eseguire in anestesia totale, è possibile fondere le ossa della colonna vertebrale, impedendone il movimento.
L’operazione prevede l’utilizzo di impianti in titanio o acciaio, ma sono disponibili anche impianti non metallici.

Per saldare ulteriormente la fusione, il chirurgo può anche ricorrere a un innesto osseo, prelevato da un osso del paziente o di un donatore oppure di origine sintetica. È possibile eseguirla a cielo aperto, ma è stato studiato anche un intervento per la scoliosi mininvasivo, con incisioni più piccole e tempi ridotti, che permette al paziente di tornare a camminare nel giro di pochi giorni e lasciare l’ospedale dopo una settimana.
È da sottolineare che, quando si tratta di interventi per la scoliosi, il rischio più temuto è il danno neurologico.

Fra le tecniche di trattamento che riducono questo rischio sono da citare:
  • HALO traction, che aiuta anche a migliorare la respirazione ed è indicata soprattutto per i pazienti con vaste e rigide curvature. I tempi di ospedalizzazione sono però piuttosto lunghi;
  • trazione interna temporanea, da eseguire in due parti: prima si applica una barra per la trazione della curva, che in seguito verrà rimossa, e con il secondo intervento si effettua l’artrodesi vertebrale;
  • Growing Rod Magnetico, l’opzione più innovativa, in cui la barra temporanea è magnetica e corregge gradualmente la scoliosi.
Nei casi più gravi, l’uso del corsetto può rivelarsi opportuno anche a seguito dell’intervento chirurgico per scoliosi.
 
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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