Villa Tiberia Hospital / 05 agosto 2020

Linfedema: cos’è, le cause, la diagnosi e il trattamento con la super-microchirurgia

Linfedema: cos’è, le cause, la diagnosi e il trattamento con la super-microchirurgia
Il linfedema è una condizione patologica molto diffusa - si contano circa 40.000 nuovi casi all’anno – ed è causata dall’impossibilità del sistema linfatico di svolgere in maniera ottimale il suo compito di drenaggio dei liquidi interstiziali nel percorso che va dalle estremità, quindi dalle gambe e dalle braccia, al centro del corpo.

Il sistema linfatico, infatti, è un apparato per il drenaggio piuttosto sofisticato. Permette di veicolare liquidi e materiale di scarto dalla periferia, dove si accumulano per varie ragioni fisiologiche, fino agli organi addetti alla depurazione, come fegato, reni, polmoni e linfonodi.

Il linfedema può sembrare, a prima vista, un semplice gonfiore o un edema di una parte del corpo, che compare improvvisamente e regredisce dopo aver mantenuto l’arto sollevato per alcune ore – spiega il Dott. Alessandro Piperno, Chirurgo Ortopedico specializzato nel trattamento delle patologie dei vasi linfatici con la super-microchirurgia presso Villa Tiberia Hospital di Roma -. Tuttavia, è una patologia complessa e ingravescente che, se non trattata in maniera idonea, porta a un aumento permanente delle dimensioni della parte interessata, diminuendo significativamente la qualità di vita del paziente e provocando fastidi, dolori e impotenza funzionale”.

Il linfedema viene diviso in due tipologie, in base alle cause scatenanti. Può essere:
  • primario (o congenito), provocato spesso da canali linfatici o linfonodi non completamente formati;
  • secondario, che si sviluppa nel corso della vita e può insorgere dopo interventi chirurgici, traumi o radioterapia.
Nelle fasi iniziali, si manifesta con sintomi come un edema localizzato e una sensazione di gonfiore agli arti. Fin dai primi segnali, è importante consultare uno specialista, perché per questa patologia la tempistica è fondamentale. Un intervento precoce dà risultati notevolmente migliori rispetto a uno tardivoprosegue il chirurgo -. Questo perché, al di là dell’accumulo di linfa nei tessuti, nelle fasi più avanzate possono nascere delle vere e proprie alterazioni dei tessuti e della cute, che alla lunga tendono a diventare irreversibili e ad associarsi a stati infiammatori o a infezioni batteriche acute come la linfangite”.

Con la comparsa dei primi sintomi, dunque, la visita specialistica è il primo passo per arrivare a una diagnosi di linfedema e definire precocemente un protocollo di trattamento. Durante la visita sono passaggi fondamentali l’anamnesi e l’esame obiettivo.

Grazie all’anamnesi, si ricostruisce la storia clinica del paziente, alla ricerca delle cause dell’insorgenza della patologia, informazioni necessarie sia per la diagnosi sia per un approccio personalizzato al trattamento.
L’esame obiettivo, poi, serve a valutare eventuali asimmetrie nella circonferenza degli arti, superiori o inferiori, e a fornire indicazioni sull’eventuale linfedema. In seguito, il medico può decidere di predisporre ulteriori esami strumentali per un quadro chiaro e completo.

Nonostante la diffusione su larga scala del linfedema, l’informazione su questa patologia è ancora scarsa e le alternative di trattamenti proposti al paziente sono spesso troppo limitate e incomplete.

Oggi l’intervento microchirurgico ha rivoluzionato le possibilità di trattamento del paziente affetto da linfedema.
Tecnicamente, l’intervento consiste nell’identificare le aree colpite dalla patologia (in cui il drenaggio è scarso o interrotto) e creare un sistema di bypass linfo-venoso, mediante dei collegamenti, chiamati anastomosi, tra vasi linfatici e sistema venoso. Nasce così una nuova via di drenaggio della linfa attraverso il torrente venosoapprofondisce il Dott. Piperno -. L’obiettivo è di incrementare il drenaggio del sistema linfatico, che in questi individui è molto ridotto, e il risultato un conseguente miglioramento dei sintomi correlati, dalla riduzione del gonfiore alla diminuzione del senso di pesantezza passando per una minore incidenza di linfangiti. Per fare tutto ciò, utilizziamo una tecnica mininvasiva, che permette di eseguire queste anastomosi attraverso incisioni di circa 2 cm. Ho, infatti, approfondito le tecniche microchirurgiche di trattamento del linfedema e analizzato a fondo i protocolli di trattamento pre e post-operatorio durante la mia esperienza in Giappone, dove ho avuto il privilegio di operare al fianco di uno dei maggiori esperti mondiali del campo, il Prof. Isao Koshima”.

Il decorso post-operatorio è molto leggero, grazie all’intervento mininvasivo. Ad esempio, se viene trattato un arto inferiore, il paziente può deambulare già dopo poche ore. In generale, si riesce a riutilizzare l’arto trattato a pochi giorni dal bypass linfo-venoso.

Il Dott. Alessandro Piperno, con il team di Villa Tiberia Hospital, Ospedale Polispecialistico romano accreditato con il SSN, crea un protocollo personalizzato in base alle esigenze cliniche del paziente, che unisca il trattamento di super-microchirurgia a una terapia decongestionante mirata, al fine di garantire il miglior risultato possibile.
 
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