Villa Lucia Hospital / 12 ottobre 2021

Obesità infantile: come intervenire sull'alimentazione

Obesità infantile: come intervenire sull'alimentazione
Secondo uno studio curato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Imperial College di Londra, pubblicato su The Lancet, nel mondo il numero di bambini, bambine e adolescenti obesi è passato dagli 11 milioni del 1975 ai 123 milioni del 2016, a cui aggiungere 213 milioni di ragazzi e ragazze sempre tra i 5 e i 19 anni in sovrappeso.
A contribuire a questo aumento esponenziale il benessere sociale, la sedentarietà e il passaggio a un’alimentazione con prevalenza di prodotti industriali. La pandemia da Covid-19, poi, ha aggravato una situazione già allarmante, portando a un incremento di almeno il 30% dei disturbi alimentari, tra cui l’obesità.
Abbiamo parlato di come affrontare la problematica con il Dottor Alberto Calabrese, biologo nutrizionista, responsabile del Servizio di Nutrizione Clinica di Villa Lucia Hospital, a Conversano.

Come capire se il bambino è in sovrappeso o obeso

Generalmente i bambini, fino alla fase adolescenziale, vengono controllati spesso dal pediatra o dal medico di famiglia, che informano subito i genitori di un eventuale eccesso di peso e danno indicazioni a riguardo. La famiglia stessa, nel caso noti una situazione sospetta, deve rivolgersi al pediatra o al medico affinché effettui una valutazione.
Negli adulti, per verificare uno stato di sovrappeso o di obesità, si utilizza l’indice di massa corporeo, calcolato grazie ai dati di peso e statura. Se l’indice è superiore a 25, il soggetto è considerato in sovrappeso, se supera i 30 obeso. Nei bambini e in età adolescenziale il calcolo del rapporto tra altezza peso non è lineare, in quanto con i picchi di crescita dello sviluppo può variare di molto. La diagnosi è, quindi, più complessa, e per la valutazione si utilizzano le curve dei centili, costruite prendendo un campione rappresentativo di bambini della stessa età. Se un dato, considerando anche la massa corporea, supera l’85° percentile, è già indice di sovrappeso. Al di sopra del 97° si parla di obesità.

Cosa fare in caso di obesità infantile o sovrappeso

Rivolgendosi al pediatra o al medico di famiglia, saranno queste figure a indirizzare eventualmente i piccoli pazienti verso un nutrizionista, se necessario.
Solitamente, per i bambini fino a 13/14 anni, non si stilano veri e propri protocolli dietetici, in quanto lo sviluppo può cambiare la situazione di settimana in settimana. Si tende, piuttosto, a consigliare linee guida alimentari e comportamentali per ridurre al minimo i fattori che incidono sul tasso di obesità.


Abitudini e comportamento

Negli ultimi decenni, le abitudini alimentari sono cambiate drasticamente. Oggi la maggior parte dei cibi portati in tavola è molto processata, industriale, ricca di zuccheri, conservanti, edulcoranti, esaltatori di sapidità che non sono salutari. Inoltre è aumentata la sedentarietà, sia negli adulti che nei bambini, complice anche l’uso smodato di device come PC, tablet e smartphone.
La prima indicazione, dunque, è quello di rendere la giornata del bambino meno sedentaria possibile, con sport e attività di famiglia che favoriscano un movimento costante e regolare. Il bambino non deve passare troppo tempo fermo o seduto.

Alimentazione: linee guida da seguire

La seconda indicazione del nutrizionista riguarda il controllo dell’alimentazione, fondamentale per evitare che il bambino sviluppi patologie severe come il diabete infantile o un’obesità che renda impossibile svolgere le normali attività quotidiane. Inoltre, è accertata la correlazione tra l’obesità infantile e quella patologica in età adulta.

Le linee guida comprendono indicazioni semplici da mettere in pratica.

  • La colazione. Fare una colazione equilibrata è un’abitudine ottima da non perdere in età adulta. Si può puntare su latte totalmente scremato (per passare a quello vegetale nei bambini di 7, 8, 9 o 10 anni), crusca d’avena, gallette di riso, frutta e, in generale, cibi non processati né troppo ricchi di zucchero.
  • La merenda. Imparare a gestire la merenda fuori casa non è facile. Le classiche “merendine” andrebbero evitate, ma è possibile raggiungere un compromesso. Se un giorno si porta a scuola una merendina, per lo spuntino del pomeriggio e il giorno dopo meglio limitare l’assunzione di cibi processati e optare per uno yogurt magro (a cui aggiungere frutta fresca), un frutto, frutta secca come mandorle e noci.
  • Il pranzo. Se il bambino pranza alla mensa scolastica, generalmente potrà usufruire di un menu sano ed equilibrato. Il pranzo può essere composto da un piatto di pasta con un condimento non elaborato, senza pane, e a seguire da un secondo come carne bianca (una o 2 volte a settimana) o pesce (3 o 4 volte a settimana), limitando formaggi e uova. I legumi vanno inseriti nella dieta almeno 3 volte a settimana (evitando l’associazione con pasta e pane e preferendo quella con secondo e verdure). Le verdure, importanti per l’apporto di fibra, vanno inserite sia nel menu del pranzo che in quello della cena, alternando quelle crude alle cotte, per variare.
  • La cena. A cena meglio evitare la pasta, e accompagnare con una fetta di pane, magari ricco di fibre e proteine vegetali come quello di segale, un secondo e un contorno tra le opzioni elencate per il pranzo.
  •  I “trucchi”. I più piccoli non capiscono l’importanza della nutrizione, quindi le famiglie devono imparare a essere creative nel menu, creando piatti unici, insalatone o ricette accattivanti per servire le verdure.
  • Gli sgarri. Sgarri come dolci o cibo da fast food (nonostante facciano parte della socialità dei giovani) andrebbero evitati il più possibile. Meglio limitarli a una volta a settimana, il sabato o la domenica.
Seguendo i consigli personalizzati del nutrizionista e le sue indicazioni, complice anche lo sviluppo, obesità e sovrappeso generalmente hanno ottime probabilità di essere ridotti.
 
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Revisione medica a cura di: Calabrese Alberto
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