Ospedale San Carlo di Nancy

Più precisione nello studio della prostata con la risonanza magnetica multiparametrica

04 marzo 2020
La Risonanza Magnetica (RM) multiparametrica della prostata è un esame diagnostico di ultima
generazione indirizzato agli uomini per lo studio della ghiandola prostatica, che consente di valutare in maniera approfondita e dettagliata quest’organo in circa 20 minuti.
Come funziona e a chi è rivolta principalmente lo spiega Valerio Forte, radiologo dell’Ospedale San Carlo di
Nancy di Roma
, presso cui la Risonanza Magnetica della prostata è stata inserita in uno specifico percorso multidisciplinare di radiologia e urologia.

Come funziona la Risonanza Magnetica multiparametrica della prostata?
L’esame è molto semplice: il paziente viene disteso su un lettino all’interno della Risonanza Magnetica dove la macchina con una serie di scansioni formerà le immagini necessarie al radiologo per valutare lo stato della prostata.
L’esame, che in totale dura circa 20 minuti, è chiamato Risonanza Magnetica multiparametrica proprio perché si usano vari parametri, diversi l’uno dall’altro, per analizzare l’organo e l’unione di queste informazioni riesce a dare un quadro completo, ad esempio se è presente un’infiammazione o una patologia tumorale. È un esame inoltre poco invasivo (prevede il posizionamento dell’agocanula per la somministrazione del mezzo di contrasto) e non fastidioso perché a differenza dell’ecografia non è necessario inserire una sonda nel retto del paziente.
Per i pazienti che inoltre soffrono di claustrofobia è possibile il posizionamento con la testa leggermente fuori dal macchinario, in modo tale da rendere l’esecuzione dell’esame possibile e più confortevole.

A chi è rivolta l’RM multiparametrica della prostata?
La Risonanza Magnetica multiparametrica è esame versatile che consente di studiare la ghiandola prostatica per quella fascia di popolazione maschile che va dai 45 anni in su. In base alle considerazioni dello specialista urologo, questo esame offre un valido aiuto in molti campi come ad esempio l’inquadramento di un paziente con alti valori di PSA da diverso tempo o la valutazione pre-operatoria.

Un valido aiuto per la biopsia di fusione
La RM multiparamentrica, inoltre, viene accoppiata all’ecografia per eseguire la biopsia di fusione (biopsia prostatica fusion) nei casi di sospetta neoplasia. La biopsia di fusione è così chiamata perchè fonde le immagini ricavate dall'ecografia endorettale a quelle della risonanza magnetica multiparamentrica, consentendo di ottenere risultati sensibilmente più precisi e meno traumatici. Si esegue con la stessa procedura della tecnica tradizionale, ma sfruttando immagini “potenziate” in cui sono state integrate le aree bersaglio (le aree con tumore significativo) evidenziate dalla risonanza magnetica multiparametrica.

 
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