Tumore prostata

Il tumore alla prostata è una delle patologie più diffuse fra gli uomini. È importante conoscerne i sintomi, i fattori di rischio e i metodi di intervento.
 

All’interno della popolazione maschile è sicuramente una delle patologie più frequenti, tanto che rappresenta il 20% circa dei carcinomi diagnosticati agli uomini. Il tumore alla prostata, colpisce la ghiandola incaricata di produrre il liquido seminale.

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Questa patologia  può interessare circa un uomo su 8 in Italia, ma al contempo è attualmente fra le neoplasie con le maggiori possibilità di sopravvivenza: si stima che a 5 anni dalla diagnosi l’88% dei soggetti resti in vita, un numero destinato a crescere ulteriormente grazie all’evoluzione della ricerca e alla sensibilizzazione alla prevenzione. È quindi opportuno conoscere le caratteristiche del tumore alla prostata, i suoi sintomi e le possibili cause.

Tumore alla Prostata

Le cause del tumore alla prostata non sono ancora chiare, ma sono stati rilevati alcuni fattori di rischio da tenere sotto controllo:

  • Avanzare dell’età, in quanto il tumore alla prostata colpisce gli uomini dopo i 45 anni e ancora di più dopo i 65, arrivando a una percentuale del 70% dopo gli 80 anni
  • Familiarità, poiché soggetti i cui parenti stretti (padri, fratelli) soffrono di questa patologia hanno un rischio doppio di svilupparla
  • Predisposizione genetica: pare infatti che alcuni geni alla base del tumore alla prostata siano implicati anche nella formazione di tumori al seno e alle ovaie
  • Altri disturbi della prostata, come la prostatite, che secondo alcuni studi fanno crescere le probabilità dello sviluppo di una neoplasia
  • Alto livello di testosterone, legato all’aumento delle cellule prostatiche, o dell’ormone IGF1, che incentiva la crescita delle cellule
  • Stile di vita, che può incidere sulla formazione di questo tumore come di ogni altra patologia. Problemi di peso, alimentazione ricca di grassi e zuccheri e povera di fibre, poca attività fisica sono tutti elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio

Molto spesso i sintomi del tumore alla prostata non si presentano con tempestività e non è facile riconoscerli. Nelle prime fasi, si associa al tumore una prostata ingrossata: questo aumento di dimensione provoca una compressione dell’uretra, che attraversa la prostata per portare l’urina dalla vescica verso l’esterno. L’urina non ha quindi modo di transitare regolarmente e si verifica un’alterazione del suo flusso. Nelle fasi seguenti, il paziente può sperimentare questi sintomi:
  • Frequente bisogno di urinare
  • Difficoltà e dolore nell’urinare
  • Sangue nelle urine o nello sperma
  • Sensazione di mancato svuotamento della vescica
  • Comparsa di sangue nello sperma o nell’urina
  • Disfunzione erettile
  • Dolore pelvico
Se ha già coinvolto altri distretti, il tumore alla prostata può dare mal di schiena, febbre, brividi. Secondo le statistiche, la percentuale di casi rilevati dopo la diffusione del cancro arriva al 30%, proprio a causa della sintomatologia non sempre identificabile: i sintomi urinari ad esempio compaiono solo nelle fasi più avanzate della malattia e possono indicare anche la presenza di patologie diverse dal tumore, come l’ipertrofia prostatica benigna. È quindi molto importante che la diagnosi sia eseguita da un medico specialista che prenda in considerazione diversi fattori prima di decidere come procedere. Ecco perché è essenziale mettere in atto un programma di prevenzione: la diagnosi precoce resta infatti il miglior alleato nel trattamento delle neoplasie, compreso il tumore alla prostata.

Non è importante solo guardare i sintomi, ma anche quello che è l’indicatore più diretto della presenza di problemi alla prostata. Il PSA (acronimo inglese che si traduce con Antigene Prostatico Specifico) è una proteina che viene prodotta dalla prostata con l’obiettivo di mantenere fluido il liquido seminale in seguito all’eiaculazione. Essendo sintetizzata esclusivamente dalle cellule di questa ghiandola, può costituire un marker delle patologie che la coinvolgono. È infatti quantificabile il suo livello di presenza nel sangue, che in condizioni normali è compreso fra 0 e 4 nanogrammi per millilitro di sangue. Se i valori risultano elevati, potrebbe trattarsi di un primo segnale dello sviluppo di tumore alla prostata. Ma non è scontato, poiché un alto dosaggio di PSA potrebbe anche essere collegato a un’infiammazione benigna della ghiandola o una iperplasia benigna, così come a fattori non legati alla prostata: insufficienza renale, conseguenze di esami diagnostici specifici (ecografia transrettale, citoscopia, colonscopia e biopsia), attività sessuale, traumatismi derivati dall’uso di moto o bicicletta, uso di farmaci per contrastare la calvizie e l’ipertrofia prostatica. Perfino le stagioni, l’etnia di appartenenza e il peso possono influire sul livello di PSA. Quindi non è detto che il singolo risultato dell’esame con valore superiore a 4 ng/ml debba essere legato al tumore alla prostata, il cui sviluppo è accertato solo nel 20% dei casi in cui i valori di PSA sono compresi fra 4 e 10 ng/ml. Allo stesso tempo, valori bassi di PSA non possono sempre tradursi in un’esclusione della patologia. La presenza di un tumore alla prostata è comunque più probabile se i valori di PSA risultano superiore a 10 ng/ml. Non solo il PSA totale può rendersi utile, ma anche alcuni derivati:
  • PSA velocity che rappresenta il tasso di aumento del PSA nel tempo
  • la crescita del PSA density, cioè il rapporto tra la concentrazione di PSA e il volume  della prostata
  • la diminuzione del PSA ratio, ovvero il rapporto tra PSA libero e totale, che risulta il più utilizzato in relazione al PSA totale. Se infatti il rapporto risulta inferiore al 10% e soprattutto al 7%, sembra che le probabilità di rilevare un tumore siano superiori all’80%. Se i valori sono superiori al 25%, la probabilità è invece bassa
Questi derivati, la cui utilità è tuttora da chiarire, è spesso relativa soprattutto a valori di PSA compresi tra 4 e 10 ng/ml. Per approfondire la situazione, si devono quindi abbinare all’esame del livello di PSA ulteriori esami di accertamento.  

L’efficacia dell’analisi del PSA come test di screening non mette d’accordo la comunità scientifica, mentre la sua utilità nel tenere sotto controllo i casi già trattati è assodata. In ogni caso, dovrebbero sottoporsi all’esame del dosaggio di PSA tutti i soggetti di sesso maschile oltre i 45 anni d’età, con una cadenza di almeno tre-quattro anni.

Negli uomini più giovani è indicato solo se sussiste un sospetto diagnostico oppure se i familiari più stretti hanno sofferto o soffrono di tumore alla prostata. Anche i soggetti più anziani, in particolare se hanno più di 70 anni e altre patologie in corso, devono fare attenzione nel sottoporsi all’esame del livello di PSA: l’eventuale diagnosi di tumore non ne modificherebbe l’aspettativa di vita e ne peggiorerebbe invece la qualità. Fra gli esami di accertamento specifici per una diagnosi di tumore alla prostata vi sono:
  • Esplorazione rettale con palpazione della ghiandola, che consente al medico di rilevare al tatto la presenza di noduli
  • Ecografia transrettale
  • PET (tomografia a emissione di positroni) o TAC (tomografia assiale computerizzata)
  • Risonanza magnetica multiparametrica (RM mp), il metodo avanzato più efficace per la valutazione della prostata. Come illustra il suo nome, è un esame non invasivo che consente di valutare la prostata tramite diversi parametri con un elevatissimo dettaglio diagnostico
  • Biopsia

La biopsia è l'unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico, e consiste nel prelievo del tessuto prostatico tramite l’utilizzo di una sonda rettale. Il tessuto viene analizzato in laboratorio e classificato secondo lo score di Gleason, una gradazione che permette di determinare la somiglianza del tessuto a quello di una prostata in salute:
  • Grado Gleason da 1 a 6: i tessuti non presentano differenze marcate e il rischio è basso
  • Grado Gleason 7: il rischio è medio
  • Grado Gleason da 8 fino a 10: il rischio è alto
Prima di un’eventuale biopsia, che resta una tecnica invasiva, è vantaggioso sottoporre il paziente a risonanza magnetica multiparametrica della prostata, fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a biopsia e per ridurre l’eccesso di diagnosi e dei trattamenti. La RM mp è utile anche dopo una biopsia negativa dopo la quale resta però il sospetto diagnostico: può infatti identificare un eventuale tumore alla prostata e la sua estensione, facilitando lo studio del trattamento giusto. Anche dopo le cure, di qualsiasi natura, la RM mp può contribuire al rilevamento di eventuali recidive.

È inoltre in atto un’ulteriore evoluzione della relazione particolarmente preziosa fra RM mp e biopsia. In caso di sospetta neoplasia, il medico può unire le immagini date dalla risonanza magnetica prostatica multiparametrica a quelle prodotte dall’ecografia endorettale, per poi procedere con la biopsia prostatica fusion o biopsia di fusione. L’accoppiamento delle immagini mette in luce le aree in cui si sospettano processi tumorali in corso, rendendo così possibili prelievi di tessuto mirati. Questa procedura permette di diminuire il numero dei prelievi, anche nel corso del tempo, con le relative complicanze, e facilita la messa a punto del trattamento chirurgico specifico.

La biopsia permette infine di determinare in quale fase si trovi il tumore alla prostata a seconda del coinvolgimento dei linfonodi e della presenza di metastasi. Molti tumori si rivelano infatti poco aggressivi, rimangono confinati alla prostata e presentano un decorso piuttosto lento. Ciò significa che i pazienti possono essere in grado di convivere col tumore per anni senza sottoporsi a specifici trattamenti e senza subire conseguenze negative per la loro salute. Inoltre, quando necessarie, le opzioni terapeutiche sono molteplici e piuttosto efficaci. Purtroppo, accanto alle forme a crescita molto lenta, esistono anche carcinomi prostatici, più aggressivi, con tendenza a metastatizzare. Per carcinoma prostatico si intende una forma di tumore maligno, le cui cellule si staccano per diffondersi in altre aree dell’organismo, anche molto distanti, e danno origine a metastasi.
 

Se si tratta di una forma particolarmente aggressiva, stanchezza molto forte, malessere generale e perdita di peso possono essere sintomi di un’espansione del carcinoma prostatico oltre la ghiandola stessa. I sintomi possono variare a seconda delle parti del corpo attaccate dalle metastasi del tumore alla prostata:
  • Linfonodi, che possono risultare gonfi e duri
  • Ossa, con dolore ed eventuali fratture dovute all’indebolimento, fino alla compressione del midollo spinale se le metastasi si trovano vicino alla spina dorsale
  • Fegato, con dolore all’addome, ittero, prurito, accumulo di liquido nell’addome
  • Polmoni, con sintomi che possono comprendere tosse, respiro corto, sangue nell’espettorato, infezioni, versamento pleurico

La scelta del trattamento dipende dal livello di rischio rilevato: se risulta basso, spesso il medico opta per un controllo vigile, ovvero monitoraggio continuo. È la scelta più frequente nel caso si tratti di soggetti anziani o con tumori asintomatici e di piccole dimensioni. In genere, sono però più diffusi i seguenti tipi di trattamento:
  • Terapia ormonale, che prevede la somministrazione di farmaci anti-androgeni. In genere, è il primo trattamento nel tumore alla prostata con metastasi, anche a distanza
  • Radioterapia a fasci esterni, in un ciclo che può durare alcune settimane a seconda della tipologia di tumore. In alcuni casi è seguita da terapia ormonale adiuvante, un metodo che aumenta l’aspettativa di vita del paziente
  • Chemioterapia , necessaria soprattutto quando l’ormonoterapia non è più efficace, riduce le dimensioni del tumore, allevia dolori e sintomi e tiene sotto controllo la condizione
  • Intervento chirurgico

È opportuno operare la prostata se il tumore è sì in una fase avanzata, ma ancora limitato alla sola ghiandola. L’intervento chirurgico tipico è la prostatectomia, ovvero la rimozione totale o parziale della prostata e delle vescicole seminali. Possono però presentarsi anche alcuni problemi dopo l’intervento alla prostata, in particolare legati alla sessualità o alla continenza urinaria.

Nel caso in cui anche dopo l’operazione siano rimaste nell’area cellule tumorali, l’intervento può essere seguito da radioterapia o ormonoterapia. L’evoluzione medico-scientifica e tecnologica ha messo a punto nel corso del tempo tecniche chirurgiche mininvasive che riducono gli effetti collaterali e portano diversi benefici.

Con il robot da Vinci è possibile perfezionare ulteriormente i risultati che già si ottengono con la laparoscopia. Tramite comandi manuali, il chirurgo può intervenire seduto a una console utilizzando braccia robotizzate. Oltre all’altissimo livello di precisione, sono numerosi i vantaggi per il paziente:
  • la conservazione dei tessuti sani e delle funzionalità degli organi è ancora più estesa
  • diminuisce la perdita di sangue
  • la ripresa è più veloce

Le azioni da intraprendere dipendono dalle caratteristiche della persona, soprattutto se il paziente è obeso, molto sovrappeso oppure con casi di tumore alla prostata in famiglia. È sempre importante mantenere uno stile di vita sano, a maggior ragione in presenza di uno o più di questi fattori di rischio:
  • Seguire una dieta corretta, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali ed evitare cibi molto zuccherati, fritti, ricchi di grassi saturi. Da limitare anche il consumo di caffè e di pane, così come di soia e derivati: la soia contiene infatti fitoestrogeni, simili agli ormoni femminili, la cui assunzione potrebbe causare alterazioni alla prostata
  • Praticare una regola attività fisica, che aiuta a mantenere il peso forma e influisce positivamente sul benessere psicofisico nella sua totalità
Dopo i 45 anni, 40 se presenti casi di famigliarità, un paziente di sesso maschile dovrebbe sottoporsi annualmente a una visita urologica, in centri specializzati e con tecnologie all’avanguardia come le strutture GVM Care & Research: è il primo passo per un corretto programma di prevenzione.
 
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