Maria Pia Hospital

Tecnica micropercutanea per polverizzare i calcoli renali

19 aprile 2019
I calcoli sono quei fastidiosi “sassolini” che tendono a formarsi nei reni e nell’uretere, condotto che collega i reni alla vescica. Sono un disturbo molto diffuso, si stima siano 100 mila i casi di calcolosi all’anno in Italia, dato evidenziato nel 33°Congresso dell’Associazione Europea di Urologia. Si stima anche che gli uomini ne siano affetti in misura maggiore rispetto alle donne. Questa patologia, in fase acuta, quindi nel caso di della temuta colica renale, può essere molto dolorosa. Oggi però ci sono nuove metodiche all’avanguardia che risolvono efficacemente questo problema, ne abbiamo parlato con il Dottor Mauro Mari Responsabile di urologia al Maria Pia Hospital di Torino.

Che cos’è la calcolosi renale?

La calcolosi renale è una complicanza che può presentarsi per predisposizione soggettiva o per fattori quali: obesità, alimentazione non equilibrata, scarsa idratazione, infezioni, o semplicemente perché un soggetto elimina in eccesso sostanze come il calcio o l’acido urico oppure ha in misura minore, nell’organismo, sostanze chimiche come i citrati o il magnesio che ne evitano la formazione.
 
Altre cause possono essere le malformazioni delle vie urinarie che non consentono ai reni di scaricare adeguatamente l’urina che ristagna e può dare origine ai calcoli.
 
Quali sono i sintomi?

I sintomi sono le coliche, dolori molto acuti in corrispondenza della regione lombare, dal lato del rene interessato, che si irradia fino alla faccia anteriore della coscia e agli organi genitali. Nel corso di una colica, possono essere presenti anche altri sintomi generali come ematuria (sangue nelle urine), febbre, perché il calcolo blocca le vie urinarie ostacolando il deflusso meccanico dell’urina che provoca infezione. 
 
Come si diagnostica?

Si diagnostica con l’ecografia, esame di base che ci consente di vedere sia la presenza dei calcoli sia, eventualmente, la dilatazione del rene. Nella pianificazione della decisione terapeutica, molto spesso, si esegue una TAC che ci permette di valutare molto bene la sede, le dimensioni e le caratteristiche del calcolo.

Una novità è la Tecnica micropercutanea, in che cosa consiste?

E’ una procedura innovativa e all’avanguardia. E’ una metodologia che consente tramite l’energia laser, laser ad Olmio, di polverizzare i calcoli all’interno del rene. Si possono trattare calcoli renali anche in anestesia locale, l’intervento infatti non è doloroso, l’unico fastidio che il paziente avverte è la puntura dell’ago ma con un’anestesia locale sparisce anche quello. Una volta entrati con l’ago nel rene il soggetto non avverte più alcun dolore.

I calcoli devono avere determinate caratteristiche, ovvero devono essere di 1-2 cm e facilmente “aggredibili” per via percutanea. Al calcolo si accede attraverso il fianco del paziente (il quale non avverte alcun dolore) con un piccolo buchino, dove entra un ago che, su guida ecografica, viene fatto entrare dentro il rene. Viene posizionato uno stent interno, detto doppio J, che consente di far scaricare, attraverso il catetere e la vescica, l’acqua che l’operatore immette con lo strumento che possiamo chiamare “forchetta esterna a tre canali”. Nel primo canale viene fatta passare la fibra ottica della telecamera, nel secondo viene fatta passare l’acqua per irrigare e per lavare, nel terzo passa la fibra laser. L’operatore manovra questo strumento fino a entrare nel rene, fa uscire dall’ago la fibra laser e polverizza il calcolo.

Nel caso il calcolo fosse di dimensioni più grandi di quanto accertato con l’ecografia, o ci fossero complicanze, una volta addormentato il paziente, dallo stesso buchino da cui siamo entrati, utilizzando un ago di diametro maggiore, si entra nel rene e si polverizza il calcolo. E’ uno strumento versatile, che ci consente, senza cambiare strategia, ma solo con una piccola variazione, di portare a termine l’intervento.

Qual è il vantaggio di questa tecnica?

Il paziente non deve subire un’anestesia totale, corre meno rischi da un punto di vista infettivo rispetto alla procedura endoscopica, che ormai viene definita retrograda, cioè passare dall’uretra e risalire verso il rene, percorso inverso rispetto al flusso dell’urina che può favorire l’insorgenza di infezioni. Il recupero è rapidissimo, il giorno stesso al massimo il giorno dopo il paziente può lasciare l’ospedale, pertanto anche il rapporto costi/ benefici è vantaggioso.

Si devono fare follow up molto brevi, il primo è dopo 7/10 giorni dall’intervento, se tutto procede in maniera regolare, viene rimosso lo stent interno e il paziente può condurre una vita quasi da subito regolare. 

Alcuni suggerimenti per evitare recidive?

Per evitare che si riformino, l’imperativo per tutti, non solo per chi è stato affetto da calcolosi, è bere molta acqua: dai 2 ai 2,5 litri al giorno per diluire le urine e favorire l’eliminazione degli iniziali aggregati calcifici prima che arrivino a dimensioni tali da prendere il nome di calcolo. Uno stile di vita sano ed una dieta equilibrata riducendo il consumo di sale.

Per prenotare un consulto o ricevere maggiori informazioni chiama il Maria Pia Hospital allo 011 8967111  o scrivici 
 

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