Maria Cecilia Hospital / 23 settembre 2020

Un nuovo approccio non invasivo alla malattia emorroidaria: i metodi dell’equipe di proctologia.

Un nuovo approccio non invasivo alla malattia emorroidaria: i metodi dell’equipe di proctologia.
La emorroidi sono una patologia molto diffusa: colpisce infatti circa il 40% della popolazione adulta italiana

Cosa sono le emorroidi e il loro ruolo

Le emorroidi sono strutture vascolari presenti nel canale anale, agganciate alle sue pareti tramite alcuni legamenti fibrosi. Ciò che spesso non è noto è che le emorroidi hanno un ruolo importante nella dinamica della continenza dei gas. In condizioni di riposo, questi cuscinetti di tessuto vascolare si riempiono di sangue, andando così a gestire i cambiamenti di pressione durante un eventuale sforzo. Facilitano invece l’evacuazione attraverso il drenaggio del sangue al loro interno, proteggendo così la mucosa rettale da traumi. 


Come si manifesta la malattia emorroidaria 

Si parla di malattia emorroidaria quando l’aumento della pressione addominale e sanguigna sulle pareti di queste strutture causa la dilatazione e l’infiammazione e prolasso delle emorroidi, che si manifesta con la sporgenza delle stesse verso l’esterno (prolasso). A seconda del livello di prolasso, si classifica il grado di patologia:
  • I grado: le emorroidi restano all’interno del canale rettale
  • II grado: le emorroidi fuoriescono durante l’evacuazione per poi rientrare spontaneamente
  • III grado: dopo la fuoriuscita, le emorroidi devono essere ricollocate all’interno del canale con manovre digitali da parte del paziente
  • IV grado: le emorroidi fuoriuscite restano all’esterno
I sintomi più comuni di questa patologia sono:
  • sanguinamento in seguito all’evacuazione
  • dolore durante la defecazione
  • prurito anale
  • secrezione perianale, con conseguenti problematiche di igiene o di irritazione della cute

Le cause dell’infiammazione delle emorroidi

Possono esservi diverse condizioni all’origine di questa patologia:
  • familiarità e costituzione: in genere, è più facile che i componenti di una famiglia portino avanti le stesse abitudini di vita, talvolta non positive
  • stitichezza cronica, in cui lo sforzo reiterato e accresciuto va a impattare sulla distensione dei cuscinetti emorroidari causandone il prolasso
  • in misura minore rispetto alla stipsi, anche la diarrea può irritare la mucosa con una ripercussione sulle pareti venose
  • sforzi muscolari frequenti sul lavoro o nella pratica sportiva, con il conseguente aumento della pressione sanguigna e il succedersi costante di traumatismi nella zona interessata
  • sedentarietà o posizione abituale eretta, che mettono alla prova la pressione nelle vene 
  • abitudini defecatorie sbagliate, come il prolungamento del tempo trascorso in bagno
  • gravidanza o altri fattori ormonali (compresi alcuni momenti del ciclo mestruale come ovulazione e mestruazione), che favoriscono l’insorgere di crisi acute
  • alimentazione ricca di cibi con proprietà astringenti, lassative o irritanti (spezie, alcool, cioccolato, alimenti piccanti o fritti, caffè, tè, insaccati, crostacei), che hanno un effetto negativo sull’atto della defecazione

Come si accerta e come si tratta la malattia emorroidaria 

Gli accertamenti relativi alla malattia emorroidaria sono la visita proctologica con accurata anamnesi e l’anoscopia. Se il trattamento tradizionale prevedeva la rimozione delle emorroidi, che rivestono un ruolo fondamentale nella continenza anale e fanno parte di una struttura anatomica estremamente sensibile al dolore, l’evoluzione tecnologica e metodologica consente oggi di agire invece non sulle emorroidi stesse, quanto sul prolasso (causa prima della malattia emorroidaria). L’intervento consiste nell’asportazione del tessuto di mucosa rettale in eccesso che consente la protrusione delle emorroidi verso l’esterno ed è possibile procedere con differenti tecniche:
  • riduzione del prolasso  endoanale, quali il metodo THD o il metodo HPS: sutura longitudinale del canale anale con restringimento, con l’obiettivo di riportare le emorroidi all’interno del canale stesso
  • Intervento di Longo (prolassectomia con suturatrici meccaniche): rimozione di un cilindro di parete rettale sopra il plesso emorroidario, che viene ricucito all’interno del canale anale
Grazie alla conservazione delle emorroidi, queste tecniche permettono il corretto mantenimento della continenza. Inoltre, anche il paziente può beneficiarne in modo immediato: questi interventi agiscono direttamente all’interno del retto, dove la sensibilità al dolore è praticamente assente. Se la patologia viene intercettata a uno stadio non molto avanzato, si può affrontare anche a livello ambulatoriale, con un ricovero di poche ore e un’operazione in anestesia locale. In alternativa, l’intervento si può eseguire in regime di day hospital, con anestesia spinale e dimissione il mattino seguente. Il paziente può riprendere le proprie normali attività quotidiane nel giro di pochi giorni senza alcuna conseguenza particolare.

Dove prendersi cura delle emorroidi

Fanno parte dell'equipe di proctologia di Maria Ceicilia Hospital il Dott. Sergio Agradi e del Dott. Luca Bordoni, proctologi di lunga esperienza focalizzati da anni sulla diagnosi, la cura e il trattamento delle patologie di colon, retto, ano e pavimento pelvico, nonché su tutte le nuove tecnologie del settore che permettono di affrontare il percorso di diagnosi e cura nel modo meno invasivo possibile per il paziente.

Per informazioni e per prenotare una visita proctologica chiama lo 0545.217111 o scrivi utilizzando il form 

Revisionato da: Bordoni Luca, Agradi Sergio