2020 - Lecce

Una storia semplice

Racconto scritto da: Lucia D. - Paziente dell' Ospedale Santa Maria 

Racconto una storia fatta di molte righe che parla di una donna di cinquantasette anni, sposata, madre di due “bambini” ormai grandi e che, come lavoro, fa l’insegnante.

Quella donna sono io.

Una donna come tante, con tanti progetti, idee per la testa, soprattutto con lo sguardo rivolto al futuro dei suoi “bambini”.

Per loro la scuola, la piscina, le feste di compleanno e poi crescono… ecco che arriva la maturità.
Quindi l’università per Chiara e infine la laurea in tecniche di radiologia medica.
Questa sarà la laurea che mi stravolgerà la vita.

Sono stata sempre una donna attenta, per me e per le persone a me vicine. Non ho mai trascurato di fare i controlli che il medico mi indicava, compresa la mammografia.

Ecco, LA MAMMOGRAFIA!!

L’ultima l’avevo fatta nel 2012… un po’ troppo indietro…vero! Ma ogni volta mi ritornava sempre la stessa risposta: “Seno troppo denso. Non si vede niente”.

E allora se non si vede niente, se non c’è alcun responso sicuro, certo, affidabile…perché farla? Sono stanca!
E così sino al giorno in cui Chiara iniziò a lavorare in senologia. Così fino al 2 novembre 2018.
Insisteva perché mi sottoponessi ad una mammografia con tomosintesi. Per tutta risposta sorridevo, ero scettica, non ritenevo fosse necessaria perché mi sentivo benissimo, con tutte le forze ed energie con me.
Alla fine ho ceduto, l’ho accontentata. Mi sono recata a Bari dove Chiara lavorava. Ricordo che a scuola c’era il ponte di Ogni Santi… ero così contenta, potevo trascorrere qualche giorno in più con la mia “bambina”, fare un giro per i negozi della città.

Ma prima, prima c’era la mammografia in 3D.

Una stellina…una stellina di quattro millimetri in un solo istante ebbe il potere, la sottile capacità di cancellare il sorriso, ogni programma, ogni singolo progetto. E pensare che all’ecografia che seguì la mammografia, a stento si intravedeva e con fatica si individuava il margine.

Se non avessi ascoltato mia figlia!

Quel pomeriggio Bari era lavata da una pioggia incessante.

Piangevo pure io.

Così da un giorno all’altro mi ritrovai in un vortice fatto di risonanze magnetiche, biopsia, referti, intervento.
Ho fatto l’intervento all’Ospedale Santa Maria di Bari. Qui ho incontrato competenze, eccellenze e ho incontrato ANGELI.

Dico GRAZIE perché GRAZIE è l’unica parola. E dirò sempre GRAZIE ai miei ANGELI finché avrò vita.

Me la sono “cavata” con una quadrantectomia e venticinque sedute di radioterapia e in più la terapia ormonale per cinque anni. Ammesso che ci arrivo ai cinque anni.

Ricordo che quando mi sono svegliata dall’anestesia, in camera, con una vistosa fascia sul seno e il tubicino del drenaggio che fuoriusciva da sotto le bende e anche dopo, quando facevo la radioterapia, mi sono chiesta più volte: “ma sono io ?? IO, IO, PROPRIO IO???....si, sono io”

IO che sono stata tuttavia fortunata rispetto a tante altre donne, IO che voglio ancora guardare lontano, IO che non voglio essere messa sotto scacco da una stellina di quattro millimetri, IO che lo vado raccontando a tutti perché lo voglio guardare in faccia, IO che lo chiamo bastardo di un cancro.

IO, CHE HO DATO LA VITA A CHIARA E CHIARA MI HA RICAMBIATO LA CORTESIA CON UNA MAMMOGRAFIA IN 3D.

Una donna di nome Lucia
 

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