Clinica Privata Villalba

Una nuova tecnica per la cura dell’alluce rigido: l’innesto di cartilagine sintetica Cartiva

20 marzo 2018
Una nuova tecnica per la cura dell’alluce rigido: l’innesto di cartilagine sintetica Cartiva
L’alluce rigido è una patologia degenerativa, che colpisce in prevalenza gli uomini tra i 30 e i 60 anni di età, caratterizzata dalla progressiva perdita della motilità articolare dell'alluce. Si sviluppa sulla prima articolazione metatarso-falangea del piede con sintomi dolorosi che determinano difficoltà di movimento tale da dover richiedere anche l’intervento chirurgico. Si tratta di una condizione clinica simile all’alluce valgo ma che riconosce cause, conseguenze e soprattutto soluzioni terapeutiche differenti.
Ne abbiamo parlato con il dott. Michele Risi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e Chirurgia del Piede presso Clinica Privata Villalba di Bologna, con al suo attivo oltre 7000 interventi, e che utilizza per la cura dell’alluce rigido una nuova metodica operatoria che prevede l'impiego di un dispositivo di cartilagine sintetica denominato Cartiva.

Dott. Risi, quali sono le cause e come si manifesta l'alluce rigido?

Oltre a quelle di tipo traumatico, come ad esempio microtraumi ripetuti determinati da attività sportiva, questa patologia può essere causata da un precoce invecchiamento delle cartilagini, come l’artrosi dell'articolazione metatarso-falangea dell'alluce, malattie sistemiche (gotta, reumatismi) o infiammatorie (artrite reumatoide), o anche cause secondarie a insuccessi da precedenti interventi, ad esempio per alluce valgo. Questa patologia si presenta con la punta sollevata ed iper-estesa dell’alluce, ed  è caratterizzata dalla comparsa di una tumefazione molto dolorosa che si sviluppa dorsalmente all'articolazione. La rigidità articolare può causare dolore intenso anche nei movimenti più semplici, impedendo il fisiologico movimento dell’alluce verso l’alto.

Come si diagnostica?

La deformità dell’alluce rigido spesso viene confusa con l’alluce valgo per la somiglianza della tumefazione e per la presenza di dolore alla base dell’alluce stesso. E’ indispensabile eseguire un accurato esame clinico ed effettuare le radiografie del piede nelle due proiezioni. In alcuni casi, può essere utile eseguire la TAC o la Risonanza Magnetica.

Quali interventi si possono fare per trattare l'alluce rigido?

Esistono diversi tipi di trattamento chirurgico. La scelta dell'uno o dell'altro va fatta sulla base del grado di gravità della patologia. Nelle forme meno gravi si eseguono interventi con la tecnica percutanea mininvasiva che prevedono l'asportazione di piccole porzioni di osso (osteofiti) del metatarso e della falange. Nei casi di rigidità maggiore si possono realizzare interventi di emiartroplastica (sostituzione di una sola delle due componenti dell'articolazione), oppure di artroplastica (sostituzione di entrambe le componenti usurate). In questi casi l'obiettivo è quello di eliminare il dolore e restituire il movimento dell'articolazione.
In alternativa vengono proposti, sempre nei casi più gravi, interventi di artrodesi che determinano la fusione ossea delle due componenti articolari permettendo la scomparsa del dolore ma impedendo di fatto il movimento dell'articolazione.
 
In che cosa consiste l’intervento di impianto di Cartiva?

L’intervento si esegue nei casi di alluce rigido doloroso (di grado 2-3), è rapido, sicuro e permette un decorso post-operatorio veloce. Viene realizzato attraverso un'anestesia spinale o loco-regionale, mediante un'incisione cutanea di pochi centimetri sul dorso dell'alluce. Per prima cosa si rimuovono i frammenti di osso che limitano il movimento dell'articolazione e la porzione di cartilagine di rivestimento della testa del primo metatarso che risulta usurata. Quindi con apposita strumentazione, si pratica un piccolo foro attraverso il quale viene applicata e incastrata, sulla testa del metatarso, la cartilagine sintetica Cartiva.
La durata dell'operazione non va oltre i 35-40 minuti.

Che cos'è la cartilagine sintetica Cartiva?

Si tratta di un dispositivo medico del diametro di circa 10 millimetri, composto da PVA (alcol polivinilico), progettato per avere proprietà fisiche il più simili possibili a quella della cartilagine danneggiata.  Di facile utilizzo, offre ottimi risultati sia in termini di scomparsa del dolore che di ripristino della mobilità. Inoltre, l’operazione richiede a circa 40% meno tempo rispetto al tradizionale intervento di fusione, efficace per eliminare il dolore, ma che impedisce in maniera permanente il movimento dell’articolazione.

Come avviene il decorso post-operatorio?

Il paziente riprende a camminare con una scarpa apposita, senza stampelle, già dopo alcune ore dall'intervento. Sono previsti esercizi di mobilizzazione attiva e passiva dell’alluce dopo i primi giorni. Le medicazioni si fanno a 7 e 14 giorni dall'intervento, i punti di sutura vanno rimossi dopo tre settimane.

Quali sono i vantaggi dell’intervento con Cartiva?

Rispetto agli altri interventi un più rapido recupero dell'autonomia nel camminare, un buon ripristino del movimento dell'articolazione metatarso-falangea e la possibilità di tornare ad indossare qualsiasi tipo di calzatura. Per quanto concerne il dolore, è vero che anche con altri tipi di intervento, come la stessa artrodesi, si ottiene la sua scomparsa, ma la ripresa del movimento del primo dito fa si che la maggior parte dei pazienti cha a noi si rivolge preferisca questo tipo di soluzione. Il dispositivo innovativo Cartiva permette al paziente di riprendere le proprie attività quotidiane (sport, lavoro, guida) dopo circa 40 giorni dall’intervento.

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