Maria Pia Hospital

Radiologia interventistica: curare le malattie di arterie, fegato, reni e prostata senza taglio chirurgico

01 maggio 2018
 Radiologia interventistica: curare le malattie di arterie, fegato, reni e prostata senza taglio chirurgico
Tecniche mininvasive e farmarci superselettivi concorrono all’applicazione delle terapie a basso trauma psicofisico
 
Proviamo a descrivere cos’è la Radiologia interventistica d’organo e d’apparato.
 
“Se pensiamo alla Radiologia - spiega il Dottor Teodoro Meloni, specialista di Radiologia Diagnostica di Maria Pia Hospital a Torino - le conoscenze dei più si limitano alla disciplina medica il cui obiettivo primario è rappresentato dall’aspetto diagnostico delle patologie. Grazie alla Radiologia interventistica, invece, il discorso si amplia alle possibilità terapeutiche - ad approccio minivasivo - applicate al trattamento delle malattie tramite la guida delle immagini ottenute, ad esempio, con Rx, Ecografia, Tac o Risonanza Magnetica”.
 
Su quali organi è possibile intervenire e quali le patologie affrontate?
 
“Nella maggior parte dei casi, la Radiologia interventistica trova indicazione in patologie del circolo arterioso e venoso. Cioè nella riapertura dei vasi divenuti stenotici (ristretti); o, di contro, nella chiusura delle arterie che producono sanguinamenti anomali o nelle dilatazioni della parete del vaso (aneurismi). Dunque nella correzione delle alterazioni del circolo anche a seguito di malformazioni vascolari. Vi sono poi applicazioni inerenti il drenaggio dei liquidi (ascessi, bile, urina) al trattamento delle fratture vertebrali, ernie discali, alterazioni osteoarticolari”.
 
Parliamo di trattamenti eseguibili in tutte le aree del corpo umano?
 
“Tranne l’ambito cardiaco, di assoluta competenza cardiologica, possiamo intervenire in tutti i distretti anatomici: dalla testa ai piedi. Per applicazioni intendo procedure come l’angiopastica (riapertura del lume del vaso sanguigno tramite palloncini gonfiati all’interno dell’arteria); inserimento di stent tradizionali o medicati; ‘chiusura’ delle arterie colpite da sanguinamento anomalo per mezzo di spirali e colle specifiche; posizionamento di cateteri e protesi, infusione di farmaci”.
 
Altri campi d’applicazione?
 
“Altri campi d’applicazione riguardano gli approfondimenti diagnostici mediante biopie mirate - ecoguidate o Tac guidate -: ovvero il prelievo di campioni di tessuto, quando vi è una lesione sospetta, da consegnare poi all’analisi istologica. Conseguentemente la Radiologia interventistica si occupa dei trattamenti di alcune forme neoplastiche - vedi, a titolo d’esempio, gli epatocarcinomi primitivi del fegato o i tumori del rene -, oppure delle metastasi prodotte da tumori originanti altrove, ad esempio a livello gastroenterico (colon)”.
 
Come si aggredisce il carcinoma del fegato?
 
“Due le soluzioni praticabili: la puntura diretta della lesione per mezzo di aghi ad emissione di calore (radiofrequenza o microonde) in grado di bruciare le cellule malate; l’infusione Superselettiva - attraverso il letto arterioso -, di sostanze capaci di uccidere la neoplasia. Tutte e due le metodiche valgono in situazioni di elevata fragilità del paziente - se il quadro clinico complessivo sconsiglia l’approccio tradizionale - e laddove la lesione sia ancora di dimensioni tali da poter essere affrontata in modo minivasivo. Entrambe richiedono solo un’anestesia locale e un ricovero in regime di day hospital con risultati post-operatori ben tollerati dal paziente”.
 
Interventi risolutivi da ripetere nel tempo?
 
“La variabile è dettata dal tipo di lesione e dalle sue caratteristiche. Nel tumore primitivo del fegato, se individuato precocemente, vi è un oggettivo aumento della sopravvivenza. A volte, però, si deve re-intervenire. Nell’insieme parliamo di procedure intraprese sia a fini palliativi - finalizzati all’esclusivo miglioramento della qualità della vita -; sia curativi e sia complementari ad altre terapie”.
 
Controindicazioni assolute?
 
“Ogni paziente va valutato a sè. La mininvasività è un fattore favorente; molto raro trovare pazienti per i quali l’intervento è precluso”.
 
Complicanze?
 
“Come tutti gli interventi sono possibili complicazioni più o meno gravi.
Ogni procedura comporta tassi specifici di morbi-mortalità”.
 
Abbiamo detto del tumore del fegato: ulteriori indicazioni al trattamento?
 
“Negli ultimi anni si sta sviluppando una tecnica dedicata alla risoluzione dell’ipertrofia prostatica benigna (aumento di volume non per cause tumorali). Le piccole arterie che portano nutrimento alla ghiandola vengono sigillate. L’esito è paragonabile alla metodica classica uro-chirurgica. Non si asporta più il tessuto prostatico ma si fa in modo che la ghiandola si atrofizzi minimizzando, di riflesso, le ripercussioni sulla funzionalità dell’organo sessuale maschile. Allo stesso modo - sempre per via percutanea, partendo dall’arteria femorale e praticando soltanto l’anestesia locale - possiamo bloccare - ricorrendo a microspirali in metallo - le arterie emorroidarie nelle situazioni in cui la malattia (le fastidiosissime emorroidi) appaia ancora allo stadio iniziale. Il problema si elimina evitando il dolore del post-intervento tipico della chirurgia convenzionale. Pure in queste circostanze la degenza ospedaliera è al di sotto delle 48 ore. Altra recente introduzione è l’occlusione delle piccole arterie di articolazioni e tendini in casi selezionati di dolore cronico per patologia infiammatoria o degenerativa osteoarticolare”.

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